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Story Moving

StoryMoving: uno spazio per raccontare com’è cambiata l’Italia a quattro ruote e la sua lunga storia d’amore con le “piccole". Dalla 500 alla mobilità di domani, attraverso le utilitarie che hanno fatto grande la storia di Torino. Memoria, orgoglio e futuro

Curiosità

Miti storici
Fiat 500 “Topolino”, la prima utilitaria: perché è nata e come ha cambiato l’Italia

SFOGLIA LA GALLERY

La prima Fiat 500 nasce nel 1936. Ribattezzata al volo Topolino, per quel musino un po’ così e i fanaloni che sembrano le orecchie, appunto, di Mickey Mouse, arriva in un’Italia che ha bisogno di muoversi, ma soprattutto di sentirsi moderna. Lo Stivale è ancora largamente agricolo, le strade asfaltate se non sono proprio fantascienza, miraggi sì. E l’automobile è un bene per pochi(ssimi). L’idea che guida i progettisti torinesi è chiara: creare una macchina semplice, robusta, economica, capace di portare la motorizzazione a quattro ruote fuori dalle chiacchiere dei salotti. Tanto per contestualizzare: stiamo parlando di un parco circolante di poco più di 260.000 auto. Che vuol dire una ogni 160 persone.

Fiat 500 “Topolino”, la prima utilitaria: perché è nata e come ha cambiato l’Italia

Un'Italia tra telefoni bianchi e autarchia

Il periodo storico è quello del consenso, delle adunate e della radio, accesa davanti al divano. Per chi ce l’ha (la radio o il divano). Per le strade si fischiettano le canzoni del Trio Lescano, al cinema arrivano i “telefoni bianchi” (così si chiamavano allora le commedie leggere), mentre le parole si italianizzano: il bar diventa ‘mescita’, ‘autorimessa’ al posto di garage e ‘diporto’ invece di sport. E poi, al suo solito, D’Annunzio ci mette lo zampino, e s’inventa una parola nuova. Questa volta la sua creatività finisce in un ‘tramezzino’, per non dire sandwich. Insomma è un’Italia che cammina, a passo romano, ma cammina.

Fiat 500 “Topolino”, la prima utilitaria: perché è nata e come ha cambiato l’Italia

Il prezzo della libertà su quattro ruote

La Topolino, quando arriva negli autosaloni, costa 8.900 lire. Lo stipendio medio di un operaio è di 500 lire al mese, il pane costa poco più di una lira al chilo, un caffè al bar, ops, alla mescita, meno di una lira. Insomma, non è ancora un’auto per tutti, ma è la prima che renda l’idea della macchina, almeno possibile. Da sapere: la 500 è tra le auto più piccole al mondo prodotte in grande serie. È lei a inaugurare la tradizione italiana del "piccolo è bello".

Fiat 500 “Topolino”, la prima utilitaria: perché è nata e come ha cambiato l’Italia

Evoluzione tecnica e modelli: 500, 500 B e 500 C

Tre le serie (500, 500 B e 500 C), sfornata fino al 1955, arriva a oltre 519.000 esemplari prodotti. Ma più che i numeri, interessano le date. Perché la Topolino è una vera macchina del tempo, anzi, dei tempi: capace com’è di attraversare guerra e dopoguerra, traghettando gli ‘e vinceremo!’ sconfitti agli euforici figli del boom. Il motore, che rimane un quattro cilindri raffreddato ad acqua, è affidabile più che brillante. Nato con le valvole laterali (e di 569 cm³), si evolve e guadagna quelle in testa (dalla B in poi). La velocità massima è di 85 km/h (arriverà a 95 con B e C), più che sufficienti visto che il vero limite è comunque la strada, non il tachimetro.

Fiat 500 “Topolino”, la prima utilitaria: perché è nata e come ha cambiato l’Italia

Dalla Giardiniera al riscaldamento di serie

Dalla serie B, alla Topolino spunta la coda, nel senso che oltre che berlinetta, dal 1948 diventa anche Giardiniera. Cosa non da poco, perché finalmente i posti a sedere raddoppiano e lo spazio di carico per le masserizie aumenta. La C introduce altre novità, due su tutte: la testata in alluminio e il riscaldamento, che funge anche da sbrinatore, di serie. Una prima assoluta in casa Fiat.

L'eredità della Fiat 500 Topolino

Morale, la Topolino non promette ancora libertà per tutti, ma introduce l’idea di autonomia per molti. Ed è forse questo il suo vero lascito. Aver cambiato la testa agli italiani che, con lei, hanno cominciato a pensare (o sognare) di essere tutti automobilisti.

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