È un'occasione impegnata, un incontro di lavoro tra addetti, ma abbiamo voluto concedere comunque, a noi stessi e ai nostri ospiti al Quattroruote Day 2017, un momento dedicato alla creatività, alla riflessione, alla musica, all'arte. Al bello. E lo abbiamo potuto fare grazie alla, sempre cortese e gradita, collaborazione di un vecchio amico di Quattroruote.
Flavio Manzoni: una lezione di stile al Quattroruote Day 2017
Flavio Manzoni, oltre a essere il responsabile del design della Ferrari, è anche un musicista di tutto rispetto, e le sue parole sull'equilibrio formale delle vetture del Cavallino sono arrivate all'improvviso, al termine di una lunghissima, affascinante parabola partita da Pinuccio Sciola e dalle sue sculture di pietre sonore. Sono arrivate all'improvviso. Come fanno le illuminazioni.
"Padronanza tecnica ed espressione poetica": è questa la sintesi, secondo Manzoni, che anima l'opera d'arte. Sia essa musicale, architettonica - il chief designer di Maranello ricorda sempre con passione il suo percorso pre-automobilistico - o su quattro ruote.
Il rapporto col passato. "Quando facciamo una Ferrari dobbiamo interiorizzare tutti gli elementi tecnici e conferire una veste organica all'oggetto, che sia in grado di integrare formalmente tutti quegli elementi in un progetto coerente". Una visione che è anche commistione di idee e sogni d'infanzia: "Da piccolo vedevo illustrazioni di auto volanti. Poi, quando sono diventato car designer, imperava lo stile rétro. Ma la verità è che ai grandi designer degli anni 60 non importava proprio niente del passato".
La citazione (critica) e la serendipity. "L'uso della citazione", spiega l'architetto, "è ancora possibile: il muso de LaFerrari si ispira sì, a quello della shark nose, la monoposto di F.1 del 1961, ma dobbiamo incorporare e interpretare la storia solo come spunto per la ricerca stilistica". E l'ultimo caposaldo della creazione? "L'intuizione, la serendipity, l'ispirazione, che dev'essere la più ampia possibile: quando è nata LaFerrari ero attratto dalle sculture di Anish Kapoor e dalla geometria a quattro dimensioni di Riemann. Se la forma si concepisce come qualcosa di integrale, il rapporto con il contenuto diventa molto più premiante e stimolante".
Manzoni riflette appassionato mentre scorrono le immagini della FXX, massima espressione prestazionale del Cavallino. E poi si tuffa, con lo stesso trasporto, sugli ottantotto tasti, spaziando da Keith Jarrett a un'improvvisazione sul più classico dei twelve-bar blues. E delineando ancora, così, forse senza nemmeno volerlo, il suo profilo personale, professionale e artistico. Altissimo.
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