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Pirelli
L'Italia della P Lunga - FOTO GALLERY

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Da che esiste l'automobile, esiste la Pirelli. C'è sempre stata. Anzi, c'era già da prima, se consideriamo che la progenitrice Patent Motorwagen di Karl Benz è datata 1886; mentre Giovanni Battista Pirelli avvia la produzione della “G.B. Pirelli & C.” nel 1873. Niente autovetture, per il momento, ma cinghie di trasmissione, valvole e isolanti per gli apparecchi e le macchine industriali, per la navigazione a vapore e le ferrovie. Presto l'azienda entra nella vita quotidiana delle persone ampliando la gamma produttiva ai beni di consumo come giocattoli, palle da gioco, impermeabili e merceria. Il primo pneumatico nasce nel 1894 per i velocipedi. Per le auto, bisogna aspettare l'Ercole del 1901, che inventa un sistema di aggancio dello pneumatico al cerchio. Attenta alla comunicazione e alla cultura d'impresa fin dagli inizi, la fama della Pirelli si diffonde anche attraverso due brillanti trovate pubblicitarie. La prima è la vittoria di Scipione Borghese e del giornalista Luigi Barzini del raid "Pechino-Parigi" del 1907. La Itala gommata Ercole supera 17.000 km di fango, polvere e strade impervie suscitando grande eco. Dello stesso anno è l'apparizione della "P lunga" nel marchio Pneumatici (o Pneu) Pirelli nelle prime campagne pubblicitarie d'artista. Pare che il segno grafico sia stato ispirato dalla firma dello stesso Giovanni Battista Pirelli, mentre un'altra versione la vede nascere a New York nel 1908. Un altro fortunato logo, la Stella Bianca, contraddistingue nel primo dopoguerra il nuovo Superflex, il primo pneumatico sportivo a battistrada rinforzato, in grado di evitare strappi in velocità.

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È una crescita esponenziale, quella dell'azienda milanese. Brucia le tappe: dopo aver saturato il primo stabilimento di via Ponte Seveso (l'attuale via Fabio Filzi), già nel 1909 entrano in funzione i reparti produttivi alla Bicocca, allora nelle campagne a nord est della città. La P lunga era già diventata multinazionale con le aperture degli stabilimenti presso Barcellona nel 1902 e, successivamente, a Southampton nel '13 e in Argentina nel '16. Nello stesso anno in Italia nel 1916 diventa operativo l'impianto di Vercurago (Lecco), al quale seguiranno gli stabilimenti per le gomme Manresa in Spagna (1924), a Burton-on-Trent in Inghilterra (1928) e la prima fabbrica in Brasile (1929). Dopo l'esordio a Piazza Affari nel 1922, Pirelli & C. è quotata a Wall Street nel '29: è la prima società italiana ad apparire sul listino Usa. L'internazionalizzazione dell'azienda proseguirà nel 1960 con gli stabilimenti di Izmit (Turchia) e di Patrasso (Grecia), insieme ad altre fabbriche in Argentina e Gran Bretagna. Nel 1963 Pirelli acquisisce in Germania la Veith Gummiwerke, poi Veith Pirelli AG. Sempre durante gli anni Sessanta sono avviate le attività a Settimo Torinese, a Villafranca Tirrena e a Carlisle, nel Regno Unito. È inaugurata la pista di prova a Vizzola Ticino, tuttora utilizzata. Negli anni Ottanta, dopo aver fallito un tentativo di fusione con Dunlop, Pirelli acquisisce la tedesca Metzeler, specializzata negli pneumatici per moto. Negli anni Novanta tenterà di acquisire anche Continental, ma senza risultato. Nel 2015 l’azionista storico Camfin, ChemChina e Lti lanciano un’Opa su Pirelli attraverso Marco Polo Industrial per l'uscita da Piazza Affari e la riorganizzazione della società. Separate le attività nei pneumatici industrial, Pirelli torna in Borsa il 4 ottobre 2017 come "Pure Consumer Tyre company", focalizzata cioè sui pneumatici per auto, moto e cicli a elevato livello tecnologico, con 18 stabilimenti in 12 Paesi del mondo.

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L'evoluzione tecnologica è stata il presupposto dell'espansione internazionale dell'azienda. Dopo il successo del Superflex Stella Bianca, Pirelli imprime la svolta nel 1953 con il Cinturato, così popolare da entrare nel linguaggio comune. Si tratta di un nuovo pneumatico dalla robusta cintura di tessuto radiale tra carcassa e battistrada che garantisce più sicurezza, prestazioni e durata. Dopo aver introdotto i "ribassati" negli anni Sessanta, Pirelli si adegua alle prestazioni sempre maggiori delle auto sportive con il P Zero del 1984, nato nei rally e destinato alle prime supercar. Parallelamente, al crescente segmento del fuoristrada è dedicato il Pirelli Scorpion, la cui versione evoluta costituisce ancora oggi la linea premium per i SUV. L'azienda sviluppa anche una gamma completa per le moto, come i Diablo per strada e pista, gli Scorpion offroad e gli Angel per il turismo sportivo. Anche per chi produce gomme, la sfida di oggi è costituita dall'ecosostenibilità e dalla mobilità elettrificata. Pirelli la sta affrontando con il pacchetto di tecnologie Elect, che prevede bassa resistenza al rotolamento, grip immediato e riduzione del rumore. Uno sguardo al futuro con il sistema Pirelli Cyber Tyre, lo pneumatico per l'auto sempre più interconnessa all'interfaccia digitale. Il sensore in ogni gomma (ma è ancora corretto chiamarla così, oggi, data la sua complessità costruttiva?) fornisce a vettura e conducente la "carta d'identità" e il grado di usura, grazie a un software integrato nell'auto.

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Il Motorsport è stato fondamentale nella ricerca e sviluppo dei nuovi prodotti, fin dalla prima vittoria alla sfiancante Targa Florio del 1913. L'evoluzione tecnologica porta ai Superflex Cord Stella Bianca, con cui l’Alfa Romeo vince il titolo mondiale nel 1925. L'azienda è presente già dalla prima edizione (1950) del campionato di Formula 1, di cui oggi è fornitore unico. Già alla fine dei Quaranta, lo Stelvio è montato di serie sulle Fiat Topolino e si impone nelle corse con Alberto Ascari e le sue auto gommate Pirelli. Vent'anni più tardi, Pirelli coglie la popolarità crescente dei rally dotando le Fiat 124 Sport e le Lancia Fulvia HF con il Cinturato CN36. Poi arrivano le Lancia Stratos calzate dal P7 super ribassato e le Delta S4, così potenti che nel 1986 il gommista si deve "inventare" la P Zero, ancora oggi protagonista nel motorsport e sulle supercar. Oltre alla F1, oggi anche il WRC e le principali GT Series corrono su pneumatici pirelli. Sempre a proposito di sport, ma più silenzioso, dal 2017 Pirelli è sponsor del team Emirates New Zealand nell'America's Cup di vela. La regata proseguita con Luna Rossa ha portato alla vittoria nella Prada Cup del 2021.

Pirelli e Milano, un legame inestricabile. Oltre a dare lavoro a generazioni di meneghini, l'azienda entra nella vita pubblica della città già il Capodanno del 1883 quando, all'apertura della stagione, per la prima volta il Teatro alla Scala è illuminato elettricamente da 2.880 lampade a incandescenza, alimentate da cavi di gomma Pirelli. Dopo essersi insediata alla Bicocca, che viene rapidamente inglobata dallo sviluppo centrifugo della città, nel 1960 l'azienda sfrutta il terreno dello stabilimento originario per costruirvi e inaugurare il nuovo centro direzionale progettato dall'architetto Gio Ponti. Il grattacielo Pirelli, per i milanesi semplicemente "il Pirellone", muove il profilo della città nella modernità e diventa simbolo del boom economica. Dopo la cessione alla Regione Lombardia nel 1978, la seconda metà degli anni Ottanta vede l'avvio del Progetto Bicocca, affidato all’architetto Vittorio Gregotti per riconvertire l’area da quartiere produttivo a quartiere di servizi. Nell'era del Terziario avanzato, Pirelli esplora le possibilità offerte dal mercato immobiliare residenziale, muta l'identità dell'area in cui spiccano centri direzionali, il Teatro degli Arcimboldi e l'HangarBicocca, che con i suoi 15.000 mq è tra gli spazi espositivi più grandi d’Europa e ogni anno presenta importanti mostre di artisti contemporanei italiani e internazionali.

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Dici Pirelli, pensi al Calendario. È inevitabile: pubblicato per la prima volta nel 1964 da un'idea della consociata britannica, "The Cal" è diventato un oggetto di culto, uno status da esibire sul luogo di lavoro. Negli ultimi 48 anni ha scandito il tempo offrendo una lettura del costume attraverso lo sguardo di 37 fotografi celebri, che hanno ritratto le donne più belle del mondo. L'edizione 2022 è stata affidata a Bryan Adams. In realtà, dal dopoguerra Pirelli è sempre stata sensibile alla cultura (non soltanto d'impresa) e alle forme di comunicazione innovative. Nel 1947 a Milano inizia l'attività del Centro Culturale Pirelli e nello stesso periodo Piero Pirelli e il nipote Giovanni, figlio di Alberto, diventano soci effettivi del Piccolo Teatro di Milano fin dalla fondazione. Nel 1948 e fino al '72 è pubblicata la famosa "Pirelli. Rivista d’informazione e di tecnica ", rivolta al grande pubblico e che coniuga cultura umanistica e tecnico-scientifica. Tra le sue firme Dino Buzzati (di cui oggi ricorre il 50° della scomparsa), Camilla Cederna, Gillo Dorfles, Umberto Eco, Carlo Emilio Gadda, Eugenio Montale, Umberto Saba, Leonardo Sciascia, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti e Umberto Veronesi. La rivista è illustrata da artisti del calibro di Renato Guttuso, Ugo Mulas, Enzo Sellerio, Fulvio Roiter, Alessandro Mendini e Riccardo Manzi. E come dimenticare la forza della pubblicità Pirelli, con campagne come quella che ha visto l'atleta Carl Lewis e poi il calciatore Ronaldo protagonista della frase "Power is nothing without control”, la potenza è nulla senza controllo: una frase così felice da diventare d'uso comune. Oggi la storia culturale e aziendale della grande azienda milanese è ripercorribile visitando la sede della Fondazione Pirelli, fondata nel 2008 con sede alla Bicocca. L'Archivio Storico conserva e promuove i 150 anni di patrimonio culturale del gruppo attraverso 3,5 chilometri lineari di documenti, fotografie, audiovisivi, e bozzetti, oltre alla biblioteca tecnico-scientifica di circa 16.000 volumi. Qualcosa di cui tenere conto quando si pensa a cosa rappresenta tuttora il Made in Italy nel mondo.

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