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Rally di Sardegna 2023
La terra dove le auto volano

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Le auto possono volare? La risposta è sì. Perché al Rally Italia di Sardegna (qui trovate i risultati), i campioni del WRC non conoscono la forza di gravità; o meglio, insieme al tempo è soltanto un altro avversario da sfidare. Ovviamente, con l'acceleratore a tavoletta. Vetture da corsa che sembrano ottovolanti: danzano e giocano nelle speciali, con dislivelli repentini che sembrano montagne russe. Salti lunghi quasi 50 metri e alti 2, affrontati a più di 170 km/h, sono all’ordine del giorno. Beh, sì, le auto possono volare.

Una gara di durata. Mai come quest’anno la Sardegna ha riservato degli incredibili colpi di scena, con la classifica generale risolta solo nelle ultime battute. Il merito, o la colpa, va ai frequenti temporali che hanno caratterizzato il weekend e mescolato le carte in tavola. Un esempio di come il rally sia a tutti gli effetti uno sport diverso rispetto alla pista: i piloti si trovano ad affrontare condizioni uniche, con le strade e il meteo in continua evoluzione. Infatti, qui, non ci si gioca il primo posto solo col cronometro, perché il rally è una gara di durata che mette a dura prova la concentrazione dei piloti e del team, obbligati a trovare il giusto setup - o compromesso - e, al contempo, ad andare forte.

La chiave della Sardegna. Appositamente abbiamo parlato di compromessi, perché nel motorhome Toyota Gazoo Racing, il team principal Jari-Matti Latvala ci ha spiegato l'essenza del Rally di Sardegna: "Si tratta di una gara impegnativa, ci sono strade strettissime con rocce ai lati che devi evitare quando tagli la traiettoria in curva, per evitare danni o forature. Senza dimenticare l’aderenza precaria, l’alta velocità e i continui saliscendi delle prove speciali. Identificare il giusto setup qui è difficile, devi trovare il corretto compromesso: un assetto morbido che garantisca trazione e grip, e che non ne sacrifichi la stabilità negli atterraggi dei frequenti salti.

La terra dove le auto volano

Una coreografia al parco assistenza. Sempre a casa Toyota abbiamo potuto osservare la coreografia del lavoro dei meccanici al parco assistenza. In poco più di 40 minuti le auto vengono letteralmente ricostruite: freni e sospensioni, le parti sicuramente più sollecitate di un rally, vengono sostituiti in pochi istanti. Check-up completo anche per motore, carrozzeria, abitacolo e componente ibrida, il tutto eseguito allo scoccare del secondo finale, per evitare penalità (i commissari sono particolarmente intransigenti). Miracoli e abilità dei meccanici che operano con precisione, come dei chirurghi della meccanica, non meno dei funambolici pit stop della Formula 1.

Gomme da mondiale. Sempre con il Toyota Gazoo Racing, abbiamo fatto un approfondimento sui pneumatici della Pirelli, fornitore unico del WRC. Per ogni gara sono previste coperture specifiche a seconda delle caratteristiche della prova del campionato: stradale, off-road o da neve. Con un focus sulla gomma da sterrato, i tecnici ci hanno spiegato che il battistrada prevede tre diverse sezioni: i tasselli della parte interna che danno grip e velocità, mentre quelli dell’esterna devono favorire la fuoriuscita dei detriti alle alte velocità. Infine, quelli centrali devono sopportare le grandi esplosioni di coppia dei motori ibridi 1.6 turbo delle WRC1, in grado di toccare i 530 cavalli con il boost di potenza della parte elettrica. Inoltre, sono previste due diverse mescole: una più morbida (la star del weekend sardo), che ha temperature d’esercizio di circa 60 gradi ed è quindi adatta rally bagnati e "freddi"; oppure, la mescola più dura, che lavora tra i 100 e 110 gradi.

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