La sera di Monterey ha un suo odore: benzina 100 ottani, champagne e asfalto appena pulito. Al Monterey Jet Center, Motorlux ha acceso il primo grande brindisi della Car Week. L’ex McCall – tre anni fa passato nelle mani di Hagerty – non ha perso il vizio di mescolare ali e ruote, turbo e turbofan. All’ingresso, la luce calda del tramonto si rifletteva sulle fusoliere di due Phenom 300 freschi di consegna e sulle pance lucide delle supercar in passerella. In platea, signore con abiti lunghi e sandali gioiello, uomini in giacca leggera e sguardo da collezionista. Qui si viene per farsi vedere, certo, ma soprattutto per vedere.
Quest’anno l’Italia si è presentata in grande stile. Alfa Romeo con la 33 Stradale, rossa come si deve, centro esatto di ogni conversazione. Eccentrica con due colpi di scena su base Lamborghini Diablo: la Titano, muscoli e carbonio, e una coupé giallo acido con cerchi e interni bianchi, fotografia di un eccesso che a Monterey è pura grammatica. E poi Kimera, con le sue creature che reinventano la leggenda, portando il gusto del restomod artigianale sulle strade dell’élite.
C’era Shelby, con la storia di 60 anni di Mustang compressa in lamiera e cromature. E c’era Mercedes, con un angolo dedicato a Bruno Sacco: linee tese, proporzioni perfette, la firma del designer che ha portato la Stella nel futuro. In mezzo, un florilegio di Ferrari F40, Porsche da 200 miglia orarie, Jaguar, RUF e one-off dal pedigree raro.
Motorlux è un salotto a cielo aperto. Sotto gli hangar, le auto dialogano con jet privati ed elicotteri come se fosse normale trovarli nello stesso garage. Intorno, corner gourmet dove chef stellati servono finger food su porcellane sottili, e cantine californiane versano Chardonnay e Pinot Noir senza badare alle etichette stappate. In certi momenti il profumo di tartufo e quello di kerosene sembravano sfidarsi, fondendosi in un aroma che esiste solo qui. Il brusio di fondo è un misto di affari, amicizie, e di quell’inglese infarcito di termini italiani che qui funziona sempre: passione, velocità, design. E per i soci di Supercar Owners Circle, la comunità più esclusiva al mondo di proprietari di hypercar, c’era una lounge privata: ingresso solo su invito, e per farne parte non basta averne una… bisogna possederne diverse e poi serve saperle usare.
A fare da colonna sonora, la voce dell’asta Broad Arrow: all’interno di un hangar, i primi lotti sfilano davanti a un pubblico che alterna paddle e calice, pronto a contendersi Shelby prototipi, Bugatti Chiron e Ferrari con meno chilometri di un’auto demo. Ma i veri colpi di scena si giocano anche fuori: gente che si ritrova dopo un anno, progetti che nascono su un tovagliolo, inviti che valgono più di un assegno.
Motorlux resta questo: l’abbrivio della Monterey Car Week, il primo capitolo dopo il tramonto di una settimana in cui ogni sera sembra l’ultima e ogni macchina sembra la più importante del mondo. Un luogo in cui puoi passare da una Mustang del ’65 a un jet da otto posti in meno di dieci passi. Dove il lusso non è un orpello, ma il carburante stesso della festa, e dove anche un passo distratto può farti inciampare in una storia da raccontare. …Tra poche ore, al sorgere del sole, la scena si sposterà altrove. Ma stanotte, chi c’era, sa di aver visto Monterey nella sua forma più pura: luci basse, riflessi alti, motori e jet. E una promessa sottintesa: il meglio deve ancora arrivare.
COMMENTI([NUM]) NESSUN COMMENTO
Per eventuali chiarimenti la preghiamo di contattarci all'indirizzo web@edidomus.it