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Le sfide dell'intelligenza artificiale e della concorrenza asiatica

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L’industria dell’automotive è attraversata, come molti altri settori, dalla sempre più massiccia presenza dell’intelligenza artificiale e della virtualizzazione dei processi produttivi. Una grande opportunità per innovare e distinguersi, senza però dimenticare il rischio di rimanere schiacciati dai colossi asiatici e dalle grandi aziende tech. Per discutere di questi argomenti abbiamo invitato Piero Misani, Cto della Pirelli, Pierpaolo Antonioli, Ceo di Dumarey (azienda attiva nello sviluppo e nella produzione di sistemi di propulsione) e Bruno Vianello, presidente e fondatore di Texa (leader mondiale di strumenti di diagnostica), in un panel moderato dal giornalista di Quattroruote Alessio Lana.

Le sfide dell'intelligenza artificiale e della concorrenza asiatica

Il valore dell’intelligenza artificiale

“La Formula 1 ci insegna molto in questo settore”, ha spiegato Misani, parlando del ruolo della tecnologia e dell'AI nei processi industriali della Pirelli. “Con l’intelligenza artificiale e la virtualizzazione ci muoviamo molto più velocemente, possiamo sviluppare un prodotto senza doverlo costruire, lasciando la prototipazione solo alla fase finale. Anche i prodotti che sviluppiamo per le strade nascono prima di tutto virtualmente”. Un ruolo, quello dell’innovazione, che permette anche di lavorare per una maggiore sostenibilità: “La tecnologia permette di eliminare i trade-off, i compromessi fra sicurezza e sostenibilità”, ha aggiunto Misani. “Faccio un esempio: un pneumatico che dura tanto è sostenibile, ma alla fine non sarà molto sicuro; e al contrario, la sicurezza va spesso a scapito della durabilità. Con il nostro ‘virtual compounder’ creiamo mescole utilizzando la AI generativa e i dati che arrivano da anni di sviluppo e di laboratorio. Un’applicazione che vediamo anche nel Cyber Tyre, il nostro pneumatico connesso".

Le sfide dell'intelligenza artificiale e della concorrenza asiatica

La sostenibilità in un mondo di regole

Come si concilia la spinta propulsiva dell’innovazione con un mercato comunitario con tante regole stringenti, in particolare sulla sostenibilità? “L’innovazione dev’essere innanzitutto fruibile dai clienti”, è stata la riflessioni di Antonioli di Dumarey. “L’innovazione ha un costo, è vero, ma è anche capace di dare risposte a quello che chiedono clienti e normative. Penso all’economia circolare, oggi uno degli elementi più importanti nello sviluppo dei propulsori, e non solo termici, e che aiuta a recuperare e riutilizzare parti non deteriorate. È una risposta dal punto di vista della sostenibilità, sia ambientale che dei costi. Senza dimenticare anche i carburanti alternativi, che ci permettono di ridurre le emissioni e di non essere dipendenti”.

Le sfide dell'intelligenza artificiale e della concorrenza asiatica

La sfida dell’Asia

In questa discussione c'era anche un “convitato di pietra”, ossia i colossi asiatici, contro il cui predominio sembra esserci poco da fare. “Difficile uscire vincitori da questa sfida, almeno in questo momento”, ha osservato Vianello di Texa, azienda leader nella strumentazione per la diagnostica. “Siamo come il contadino che si sveglia e trova aperta la porta della stalla. Dobbiamo inventarci qualcosa di nuovo. Compriamo sempre tante cose dalla Cina, forse avremmo dovuto comprare i loro politici, che sono stati più lungimiranti dei nostri. Mentre loro compravano miniere e produttori di terre rare, i nostri boh, chissà cosa stavano facendo. Serve che facciamo qualcosa di nuovo, non certo andare in Cina a insegnare come si fanno le cose, come hanno fatto i tedeschi. Quello che ci manca è riconoscerci come Europa, fare sistema, metterci insieme e creare sistemi di collaborazione, cosa che fino a oggi è stata fatta solo in maniera saltuaria”, ha concluso Antonioli. “Di sicuro, non si vince con i dazi. Serve localizzare di più, e non solo la produzione, ma anche la ricerca e sviluppo, magari in percentuale di quanto una casa vende in Europa. Serve un grosso sforzo anche da parte dei governi e della politica, perché le Case da sole non ce la possono certo fare”.

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