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Lutto nell'auto
Addio a Sandro Munari, il Drago dei rally: l’uomo che conquistò il Monte Carlo nella notte del Turini

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Ciao, drago. Anzi, Drago, perché così, con la D maiuscola, ce n’è stato e ce ne sarà soltanto uno, Sandro Munari. Sei partito, a 85 anni e dopo una malattia abbastanza lunga, per l’ultima prova speciale, quella dalla quale non si fa più ritorno al parco assistenza.

E lo hai fatto proprio nei giorni in cui tutti parlano di te, perché sono passati 54 anni da quella leggendaria notte del Turini, quando con la tua piccola Lancia Fulvia 1.6 HF sbaragliasti tutto lo squadrone delle Alpine-Renault, esaltando l’orgoglio di una schiera di italiani appassionati di rally, aprendo il poker delle tue quattro vittorie al Rally di Monte Carlo.

Una perla preziosa, nel tuo palmarès infinito, di unico campione del mondo rally che non si poteva chiamare così, ché nel 1977 quella che vincesti era ancora la Coppa FIA Piloti (il primo titolo iridato sarebbe stato assegnato due anni dopo al tuo amico-rivale Björn Waldegård). Ma non importa, perché per noi saresti sempre stato tu il primo, vero campione del mondo, unico italiano fino all’arrivo di Miki Biasion (e da allora, purtroppo, nient’altro).

Addio a Sandro Munari, il Drago dei rally: l’uomo che conquistò il Monte Carlo nella notte del Turini

Carriera straordinaria

Con le quattro ruote, Sandro, hai vinto tutto. Due titoli italiani rally, uno europeo (1973), sette gare valide per il Mondiale, quattro Rally di Monte Carlo (facendo grande la Lancia Stratos), ma anche la Targa Florio 1972, con la Ferrari 312 PB divisa con un altro mito italiano, Arturo Merzario, e il Tour de France Automobile, con la Stratos, sempre affiancato dall’inseparabile Mario Mannucci.

Sei stato in cima al mondo, senza che questo cambiasse in alcun modo il tuo essere schivo, modesto, riservato: più bravo al volante che con le parole, al contrario di tanti campioni di oggi. Ci hai fatto esaltare negli anni dell’epopea italiana dei rally, all’insegna prima della Lancia, poi della Fiat, poi ancora della Lancia.

Un’epoca eroica, quando le corse su strada erano ancora fatica, sudore, resistenza, notti in bianco, e non sfide al decimo di secondo. Quando, come hai raccontato, “il rally non era una gara di regolarità, né un raduno, ma una marcia al limite delle possibilità fisiche e meccaniche su strade tracciate quando l’automobile apparteneva ancora alla fantasia”. Di tutto questo, non ti ringrazieremo mai abbastanza.

Addio a Sandro Munari, il Drago dei rally: l’uomo che conquistò il Monte Carlo nella notte del Turini

I ricordi

Degli anni più belli hai affidato la memoria a un libro, scritto nel 1981 con Cesare De Agostini, oggi praticamente introvabile e intitolato, guarda un po’, “La coda del Drago”. Un flusso di ricordi che inizia proprio da lì: “Mi chiamavano Drago”, scrivevi, “fu un secondo nome con il quale mi avevano ribattezzato, in un giorno senza data tra gli anni ’60 e ’70, proprio il periodo in cui i rally cominciavano a mettere radici in Italia e a creare i loro personaggi…”.

Poesia pura, ma quel soprannome non te l’ha più tolto nessuno, Drago. Uomo della notte, che di notte ha costruito tante delle sue vittorie, che “ha dovuto vivere a ore rovesciate”, che, per sua ammissione, è di natura uno “fondamentalmente solo”.

Gli aneddoti

Ce ne sono decine, raccontati in quel libro. Di quel Monte Carlo 1972, Munari, che con la Fulvia si era trovato in testa dopo il ritiro dell’Alpine di Jean-Pierre Nicolas per la rottura del cambio, scriveva: “Mancano quattro o cinque ore alla fine della gara…”.

La dimensione umana delle corse: altro che freddi campioni. Chi sta al volante vive attimi di puro terrore. Per la paura di perdere una gara ormai quasi vinta. Per la paura e basta.

E invece l’hai fatto. Prima con la Fulvia, poi con la Ferrari. Con la quale trionfasti, battendo l’Alfa Romeo 33 di Nanni Galli ed Helmut Marko (proprio lui, l’eminenza grigia di oggi della Red Bull Racing). Per poi dire, alla fine: “Il 70–80% del merito della vittoria va a Merzario”.

I grandi campioni si riconoscono anche da questo. Grazie, Drago.

Il cordoglio di Lancia

Lancia ha diffuso una nota in cui ha espresso "profondo cordoglio per la scomparsa di Sandro Munari. Con lui se ne va non solo uno dei più grandi interpreti della storia dei rally, ma una figura che ha contribuito in modo determinante a costruire il mito sportivo di Lancia nel mondo. Al volante delle nostre vetture, dalla Fulvia HF alla Stratos, Sandro Munari ha incarnato talento, coraggio, visione e spirito di innovazione, lasciando un segno indelebile nel motorsport internazionale".

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