La nostra rassegna "Le grandi interviste", con cui vi riproponiamo gli esclusivi colloqui che i nostri giornalisti hanno avuto negli scorsi anni con personaggi di spicco del mondo dell'auto, prosegue con un argentino entrato nella storia dell'automobilismo tricolore, Horacio Pagani. Nato a Casilda, una piccola località dell'Argentina, nel 1955, negli anni 70 Pagani studia Belle arti all'università di La Plata. Poi avvia un'officina per la trasformazione di veicoli e realizza una monoposto di Formula 2. Nei primi anni 80 lascia tutto e viene, con la moglie, in Italia, dove riparte da zero: fa il saldatore, poi l'operaio alla Lamborghini, dove inizia a progettare. Nel 1991 fonda la Modena Design; del '99 è la sua prima auto, la Zonda C12. Nel 2017 Emilio Deleidi è andato a San Cesario sul Panaro, dove ha sede la Pagani, per intervistare il fondatore: di seguito potete trovare il testo integrale del colloquio.
La Confartigianato di Vicenza gli ha conferito, di recente, il titolo di "maestro artigiano": che ha accettato volentieri, a differenza di altri onori, perché Horacio Pagani si riconosce in pieno in questa definizione. Quella, cioè, di un uomo che, con le sue mani, forgia gioielli. A San Cesario sul Panaro, nel cuore della Motor valley.
Come si sopravvive producendo a mano poche decine di auto l'anno, tra colossi che ormai ne sfornano milioni?
Bisogna cercare di fare qualcosa che abbia una sua unicità, indipendentemente dal fatto che se ne realizzino 40 o 40 mila. Qualcosa che abbia un suo carattere, un'identità. La Ferrari produce più di 8 mila macchine l'anno, realizzando enormi profitti; la Porsche ne fabbrica molte di più e ottiene grandi utili. Perciò, questo è ancora un mercato che funziona. Noi ci limitiamo a poche vetture ogni anno, ma che sono come vestiti tagliati su misura. Abbiamo un grande rispetto per i nostri clienti e cerchiamo di fare in modo che tornino a comprare le nostre auto, dando loro sempre il massimo. In un certo senso, siamo i loro dipendenti.
Come descriverebbe il tipico acquirente di una Pagani?
Il nostro è naturalmente un cliente ricco, perché deve potersi permettere di acquistare una vettura che costa due milioni di euro. Però, nell'80% dei casi è una persona che è partita dal basso e ha compiuto un percorso. Da lui, si può imparare molto. Ha le idee molto chiare e rispetta il nostro lavoro, dandoci il tempo necessario per produrre la macchina. Del resto, se oggi ordini una Pagani, la devi aspettare tre anni: sono tutte costruite a mano e ognuna richiede cinque mesi di lavorazione. Perciò, abbiamo clienti molto pazienti, che costituiscono il nostro patrimonio più grande. In genere, sono proprietari di altre auto costose che, però, non comprano solo per farsi vedere. Anzi, spesso usano poco la loro Pagani; ma la amano, ne vivono la nascita, visitano la fabbrica. Alla fine, queste sono tutte macchine inutili: se compri una Panda, puoi fare esattamente le stesse cose. Però sono inutili anche certi quadri o alcune sculture: eppure, c'è gente disposta a pagare tantissimo, per averle. In fondo, è sempre un discorso relativo alla bellezza...
Il mondo dell'auto sta cambiando in profondità: vedremo mai una Pagani ibrida? O con un sistema di guida semiautonoma?
Mentre progettavamo la Huayra, abbiamo valutato anche quanto potesse risultare interessante per la clientela un sistema di propulsione ibrido: bisogna tenere presente che, grazie al rapporto che abbiamo con la Daimler e, in particolare, con l'AMG, possiamo aprire tutti i loro cassetti e accedere a più di un secolo di storia e di tecnologia dell'automobile. Abbiamo già festeggiato vent'anni di collaborazione con la Mercedes; all'AMG, 75 persone lavorano soltanto per i nostri progetti. Inoltre, abbiamo ottimi rapporti con la Bosch, con la quale lavoriamo allo sviluppo di nuove soluzioni per la sicurezza. Per esempio, l'Esp di ultima generazione è stato provato prima sulla Pagani che su altre auto. Ciò ci rende aperti a tutte le soluzioni. Però, cerchiamo anche di evitare di fare della demagogia: dal punto di vista ambientale, dipende tutto da come si produce l'elettricità. Se continueremo a ottenere l'energia dal carbone e dal petrolio, la diffusione delle auto elettriche si tradurrebbe in un disastro. Poi, queste macchine sono ancora pesanti e presentano il grande problema dello smaltimento delle batterie al litio: insomma, c'è ancora molto da lavorare.Quanto alla guida autonoma, credo che difficilmente la vedremo su una Pagani: ha senso, però, per la macchina con cui si va in ufficio tutti i giorni. Sulla quale, mentre sei in coda, puoi dedicarti ad altro.
Ci sono Suv della Maserati e, presto, della Lamborghini; si parla anche di Ferrari. Ha mai pensato a questo genere di vetture?
Tanta gente, effettivamente, ci chiede una sport utility, ma realizzarla con le tecnologie e le conoscenze di cui disponiamo, che non sono infinite, è difficile. E mi chiedo anche se i clienti sarebbero disposti a spendere due milioni di euro per una Suv: forse no. Ma non escludo mai niente a priori: tutto costituisce una sfida.
A che punto è il suo museo?
È già una realtà, anche se piccola: si può visitare insieme con la fabbrica ed è vicino
al Museo Enzo Ferrari. Sono uno dei promotori del progetto Motor valley: dobbiamo fare come i tedeschi che, se sei a Stoccarda
per visitare il Museo Porsche, ti suggeriscono di andare a vedere anche quello della Mercedes e viceversa. Qui abbiamo la Ferrari, la Lamborghini, la Ducati; anche Dallara sta realizzando il suo museo. È una bella occasione per fare un weekend, vedere auto magnifiche e, poi, magari comprare l'aceto balsamico, il parmigiano...
Quando vedremo il prossima nuovo modello di Horacio Pagani?
In marzo, abbiamo presentato la Huayra Roadster; nel 2019, lanceremo la Roadster BC, dedicata, come la precedente Coupé BC, a Benny Caiola, il mio primo cliente. E poi, nel 2020... faremo altre cose.
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