Non trova soluzione lo stallo su Pirelli. Anzi, la tensione tra i soci di riferimento resta alta e rischia di aumentare dopo l’ultima proposta avanzata da Sinochem per provare a sbloccare la partita chiave del Cyber Tyre.
Il gruppo cinese ha infatti messo sul tavolo l’ipotesi di uno scorporo delle attività legate ai pneumatici intelligenti, proposta che è stata immediatamente respinta da Camfin.
La proposta cinese
China National Tire & Rubber Corporation (Cnrc), la controllata di Sinochem che detiene circa il 34% di Pirelli, ha dichiarato di aver presentato «una soluzione strutturata e sostenuta da solide motivazioni, basata su strumenti societari tipici e di ampio utilizzo, in linea con le migliori prassi internazionali».
L’obiettivo, secondo Cnrc, sarebbe quello di risolvere sia il quadro di governance di Pirelli sia le eventuali criticità connesse ai requisiti regolamentari statunitensi.
I dettagli dell’operazione non sono stati resi pubblici ma, secondo diverse ricostruzioni, la proposta ruoterebbe attorno allo scorporo delle attività legate al Cyber Tyre, con particolare riferimento al mercato statunitense, e alla creazione di una nuova società nella quale i cinesi non avrebbero alcuna influenza operativa.
Una soluzione che, nelle intenzioni di Sinochem, consentirebbe di superare le restrizioni che Washington si prepara a introdurre sui dispositivi connessi sviluppati da società con legami con la Cina.
Cnrc ha quindi auspicato che «questa proposta costruttiva possa essere valutata in modo neutrale, con un reale spirito di cooperazione», ribadendo il proprio sostegno a «ogni processo di valutazione istituzionale, trasparente e fondato su fatti».
Il gruppo ha inoltre sottolineato «la piena disponibilità a condurre discussioni in buona fede con tutte le parti interessate», con l’obiettivo di individuare soluzioni «coerenti con un approccio di mercato e sostenibili, nell’interesse di Pirelli, dei suoi azionisti, dei dipendenti e dello sviluppo industriale di lungo periodo in ogni mercato internazionale».
La bocciatura italiana
La risposta di Camfin, secondo azionista del gruppo con oltre il 25% del capitale, è stata però netta. Per la holding italiana, la soluzione proposta da Sinochem «sarebbe pregiudizievole per il modello di business di Pirelli e per lo sviluppo tecnologico della società».
Inoltre, secondo Camfin, lo scorporo del Cyber Tyre non consentirebbe comunque a Pirelli di essere pienamente in linea con la normativa statunitense sui veicoli connessi.
La holding italiana rivendica di aver avanzato «una proposta nell’interesse di tutti gli stakeholder e della società», che avrebbe permesso a Pirelli di «allinearsi con certezza alla normativa Usa», ribadendo al tempo stesso la disponibilità a discutere soluzioni «nell’interesse della società, del mercato e di tutti gli stakeholder».
Resta però il fatto che l’impasse non è stata superata, mentre il fattore tempo pesa sempre di più: le nuove normative americane entreranno in vigore il 17 marzo, lasciando a Pirelli margini sempre più ristretti per trovare una soluzione condivisa.
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