L’escalation militare nel Golfo Persico sta determinando un crollo dei mercati finanziari e una rinnovata corsa ai cosiddetti “beni rifugio”, come l’oro. Ci sono, eventualmente, delle alternative al “metallo giallo”? Una è rappresentata dalle auto d’epoca, prodotti che negli ultimi anni hanno raggiunto quotazioni multimilionarie grazie non solo a grandi collezionisti, ma anche all’interesse di fondi d’investimento specializzati.
Ora, con la nuova crisi mediorientale, anche i veicoli storici possono rappresentare un buon modo per proteggersi dal crollo dei principali strumenti finanziari.
Ne è convinto Stefano Petricca, amministratore delegato della società di asset management Petricca & co Capital Ltd (London):
“Sia le classic cars che le instant classics, nell’ambito dei cosiddetti beni rifugio, rappresentano un’alternativa reale e valida rispetto agli investimenti tradizionali, proprio e in particolare rispetto alle mutate condizioni geo e macroeconomiche che stiamo vivendo ora”.
Le auto d'epoca valgono come l'oro e forse di più
Il motivo è molto semplice. “Come i metalli preziosi quali oro e argento, la cui corsa al rialzo è iniziata anni fa, le auto d’epoca hanno il potenziale per agire come una ‘riserva di valore’, ossia un bene il cui valore aumenta nel tempo e protegge sia dall’inflazione sia dal deprezzamento del tasso di cambio”, afferma Petricca, evidenziando un ulteriore aspetto:
“In tempi di guerra si aggiunge il fattore globale della scarsità (dalle materie prime alla produzione). E una coda della scarsità è un altro fattore ancora più importante e di solito meno evidenziato: il fattore dell’unicità”.
Petricca entra ancor più nel dettaglio, sottolineando che “nell’ambito delle commodities l’oro e l’argento sono riproducibili”, mentre “le opere d’arte e le auto, considerate vere e proprie ‘art in motion’, sono assolutamente uniche”.
E questo spiega i record di valutazione raggiunti da alcune vetture d’epoca. L’asset manager ricorda che “un modello di Mercedes-Benz 300 SLR Uhlenhaut Coupé (foto sopra, ndr) è stato battuto in asta per 142 milioni di dollari”, mentre una Ferrari LM 1964 “ha bloccato il martelletto dell’aggiudicazione a 37 milioni”.
Esemplari del genere – conclude Petricca – “possono ormai contendere valore ai ‘cugini’ dei capolavori delle arti figurative, da Picasso a Basquiat”.
COMMENTI([NUM]) NESSUN COMMENTO
Per eventuali chiarimenti la preghiamo di contattarci all'indirizzo web@edidomus.it
