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Industria e Finanza

Guerra in Iran
Quali saranno gli effetti sull’export delle auto cinesi in Europa?

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L’escalation militare in Medio Oriente ha già determinato ripercussioni sui trasporti marittimi: le rinnovate minacce della milizia yemenita degli Houthi hanno aumentato i timori sul passaggio delle grandi navi cargo lungo il corridoio del Mar Rosso e spinto al rialzo sia i noli marittimi sulle rotte tra Europa e Asia, sia le polizze assicurative per i carichi.

La domanda, come si suol dire, sorge spontanea: la crisi avrà un impatto anche sulle esportazioni di veicoli cinesi in Europa? Abbiamo chiesto un parere a Gianluca Di Loreto (foto sotto), Partner e responsabile italiano automotive della società di consulenza Bain & Company.

“L’export cinese verso l’Europa è intrinsecamente sensibile alla dinamica dei costi logistici e alla stabilità delle rotte marittime. Un aumento prolungato dei noli o eventuali congestioni potrebbero comprimere i margini e rallentare temporaneamente i flussi”, afferma il consulente aziendale, sottolineando però un aspetto che Quattroruote ha più volte messo in luce negli ultimi mesi: “Va considerato che i player cinesi hanno mostrato elevata velocità di adattamento, anche attraverso strategie di localizzazione produttiva e assemblaggio nei mercati di destinazione”.

Quali saranno gli effetti sull’export delle auto cinesi in Europa?

La parola d'ordine è diversificazione

“In uno scenario di maggiore volatilità globale – prosegue Di Loreto – saranno avvantaggiati gli operatori capaci di bilanciare export e footprint industriale locale, riducendo la dipendenza da singoli corridoi logistici”.

Ma è oggi possibile individuare chi potrà uscire vincitore o sconfitto da una partita tanto imprevedibile? “Più che di vincitori e vinti, in questa fase è corretto parlare di diverso grado di esposizione al rischio”, risponde il partner di Bain. Di sicuro, “risultano strutturalmente più resilienti i gruppi con supply chain diversificate e regionalizzate, elevata flessibilità produttiva e solidità finanziaria tale da assorbire pressioni temporanee sui margini. Sono invece più vulnerabili gli operatori con forte dipendenza da singole regioni e con strutture di costo meno elastiche”.

“Il messaggio, coerente con quanto già visto nel contesto dei dazi, è chiaro: per l’automotive la resilienza della supply chain è ormai una leva strategica, non più solo operativa”, prosegue Di Loreto. “Investire in flessibilità, visibilità end-to-end e ridondanza selettiva rappresenta oggi una priorità competitiva”.

Quali saranno gli effetti sull’export delle auto cinesi in Europa?

Cosa devono aspettarsi i consumatori?

Tutto ciò vale per l’impatto lato offerta, ma quali saranno le conseguenze sulla domanda? Ci saranno effetti sui prezzi delle auto o sui tempi di consegna?

Sul primo punto, Di Loreto esprime non poca cautela: “Nel breve termine è difficile parlare di un aumento generalizzato dei listini. L’automotive lavora su pianificazioni prezzo plurimensili e opera in un contesto di forte pressione competitiva, che rende complessa una revisione immediata verso l’alto. Anche perché negli ultimi mesi l’eccesso di offerta rispetto alla domanda (in Europa come in Cina) ha portato semmai a un crollo dei prezzi netti, ossia a un aumento degli sconti”.

Questo vale per l’immediato, ma nel lungo termine lo scenario potrebbe cambiare. “Se la volatilità energetica dovesse tradursi in un incremento strutturale dei costi industriali e logistici – energia per gli impianti, trasporto marittimo, componentistica – è realistico attendersi un progressivo trasferimento a valle di parte di questi extra-costi, da leggersi più come ‘minore calo’ che come effettivo aumento dei prezzi”, avverte il consulente. In altre parole, è possibile che i costruttori frenino l’attuale propensione a lanciare frequenti campagne promozionali per sostenere le vendite.

Quanto ai tempi di consegna, la situazione è per fortuna migliore, anche perché il mondo dell’auto ha ormai appreso la lezione della pandemia. Tuttavia, anche in questo caso non sono da escludere ripercussioni nel lungo periodo: “Dopo le criticità legate a semiconduttori e componentistica, il settore ha investito significativamente in resilienza e presidio della catena di fornitura. Oggi le supply chain sono più monitorate e, in molti casi, strutturalmente più robuste. Nel breve non si intravedono impatti diffusi sui lead time. Tuttavia, qualora la volatilità si riflettesse sui flussi logistici globali – ad esempio tramite rallentamenti o congestioni su specifiche rotte – potrebbero emergere tensioni puntuali”.

In ogni caso, per Di Loreto, “è prematuro parlare di effetti sistemici. Molto dipenderà dall’evoluzione del quadro macroeconomico e dalla capacità dei costruttori di attivare leve di mitigazione già predisposte negli ultimi anni”. In altre parole, le variabili in gioco sono molteplici e di sicuro ai piani alti delle Case automobilistiche si spera, come tutti, in una rapida risoluzione della crisi.

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