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Industria e Finanza

Stephan Winkelmann
Audi Sport e il nuovo corso delle RS sostenibili

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Stephan Winkelmann da un anno è al vertice di Audi Sport, dopo gli undici trascorsi alla guida della Lamborghini. Lo abbiamo incontrato in Oman, in occasione della presentazione delle RS3 Sedan e RS3 Sportback.

Che cosa s'è portato a Ingolstadt, da Sant'Agata Bolognese?

Molto, ovviamente, a cominciare dall'aver imparato a gestire un'azienda a 360 gradi: dallo sviluppo alla produzione, dagli acquisti alle vendite, alla qualità. Posso dire che abbiamo costruito molto in termini di valore, soprattutto per la marca. Che viene sempre prima del singolo modello. Ed è quel che voglio replicare qui in Audi Sport.

Con quale strategia?

Stiamo lavorando su due linee guida: da un lato il prodotto, dall'altro l'evoluzione della marca. Partiamo dal prodotto: per prima cosa abbiamo selezionato i segmenti che vogliamo coprire. E abbiamo deciso di puntare sull'esclusività: non tutte le Audi avranno una versione RS, ma quelle che l'avranno devono disporre di elementi unici. Come il motore a cinque cilindri della RS3, per esempio. Inoltre, stiamo lavorando per avere una famiglia che ci assicuri una migliore copertura delle tre grandi regioni del mondo (Asia, America, Europa): è un dato di fatto che al momento siamo molto eurocentrici. Dobbiamo cambiare prospettiva, senza per questo abbandonare i miti, come le Avant: non c'è solo il mercato, storia e tradizione sono fattori importanti. Dopo di che, dobbiamo puntare a coniugare sostenibilità e sportività: dobbiamo entrare nell'era dell'elettrificazione con prodotti credibili, avendo peraltro ben chiaro che non si può prendere per paragone l'ultima generazione di motori a combustione. Ma il passaggio è inevitabile: la legislazione ci chiede di abbassare le emissioni, e non abbiamo la fortuna di essere così piccoli da poterci chiamare fuori (chi vende meno di 10 mila vetture l'anno non è soggetto alla riduzione delle emissioni medie di CO2 fissata dalla Ue, ndr). Dunque trovare delle risposte è un impegno prioritario per il futuro: il mondo cambia, prima nella legislazione e poi nella testa dei clienti.

Del resto, già oggi il mondo delle competizioni vive di ibrido: vedremo presto delle e-tron firmate Audi Sport?

È la decisione che dobbiamo prendere a breve, diciamo nei prossimi dodici mesi. Ma attenzione: non penso a un ibrido capace semplicemente di dare più boost, che non ha senso se dobbiamo parlare di sostenibilità. Ibrida, elettrica: dobbiamo decidere che direzione prendere, con quali vetture  e con quali investimenti. E anche se oggi il quadro è relativamente chiaro, non sono scelte che si possono fare a cuor leggero, perché quel che decidi oggi lo vedi fra quattro anni. E in quest'intervallo la tecnologia delle batterie cambierà tantissimo. Insomma, non dobbiamo prendere oggi strade che possano risultare vincolanti un domani.

Parlando del marchio, la ragione del passaggio dal nome storico, Quattro, ad Audi Sport?

Perché il rombo rosso di Audi Sport, con tutto il patrimonio costruito nelle competizioni, ci rende più riconoscibili. Per altro verso, trovo che la denominazione Quattro ormai fosse poco consona alle vetture che vogliamo lanciare. Anche se la trazione integrale resta un elemento fondamentale per la sportività come l'intendiamo noi. Che vuol dire performance, ma anche sicurezza e portabilità nell'utilizzo quotidiano.

Quali sono oggi i numeri di Audi Sport?

Nel 2016 abbiamo venduto 20.171 vetture. Ma il nostro  obiettivo non è tanto crescere nei volumi in assoluto, quanto presidiare i segmenti giusti, e in quelli conquistare spazio. A cominciare dalle Suv.

Vero che il mercato va in quella direzione, ma non crede che vetture dal peso elevato e dal baricentro alto siano un po' la negazione della sportività?

I limiti ci sono, non lo nego, ma ci sono vari modi di intendere la sportività. Tant'è che pure la Casa da cui provengo, la Lamborghini, ha preso questa strada.

Rispetto alla BMW vi manca un'icona qual è la M3, un modello attorno alla quale costruire l'immagine di marca...

Non la vedo così: per me, per esempio, la RS6 è un'icona vera e propria. E non dimentichiamo la R8, che quand'è nata ha spostato la percezione non solo di Audi Sport, ma dell'intera Audi verso l'idea del prodotto premium sportivo

Nel frattempo Audi ha ridimensionato i programmi sportivi, abbandonando il mondiale Endurance. Crede che questo peserà sull'immagine del vostro marchio?

Siamo usciti dal WEC ma stiamo facendo molto nelle corse clienti, con la R8 GT3. A fine anno debutta la RS3 LMS, a breve al Salone di New York presenteremo un'altra vettura per le gare clienti. Continuiamo con il DTM e siamo entrati nel Rallycross, che ha un format molto vicino al livello di attenzione tipico dei giovani d'oggi, tanta emozione concentrata in pochi minuti. E poi è stato deciso di investire nella Formula E, che ha un bel potenziale.

Per finire, che cosa le manca dell'Italia, di Sant'Agata?

Soprattutto le persone: ho avuto la fortuna di lavorare con una squadra straordinaria, costruita nel tempo. Ma oggi è tempo di pensare alla nuova sfida che ho davanti. Che è diversa, ma non meno ambiziosa.

Da Salalah (Oman), Massimo Nascimbene

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