Il boom di immatricolazioni di auto elettriche è un fuoco di paglia: esaurita l’onda lunga degli incentivi, il mercato retrocederà le elettriche al 5%, afferma Andrea Cardinali a Quattroruote.it commentando i dati di novembre. Non solo: secondo il direttore generale dell’Unrae, la politica ha creato uno stato di sospensione sulla possibile riforma del phase-out – su cui potrebbe arrivare una decisione il prossimo 10 dicembre – che, in maniera del tutto ingiustificata, coinvolge ormai anche i clienti.
Partiamo dal mercato. Grazie agli incentivi, le elettriche raggiungono una quota del 12% e, insieme alle Phev, sfiorano il 20%, un dato quasi europeo…
Mica tanto. Il 12% di quota Bev è poco più della metà rispetto agli altri 30 Paesi europei. E, comunque, al di là delle immatricolazioni che arriveranno nei prossimi mesi grazie agli incentivi, questa iniziativa non si rivelerà un volano. «Sono abbastanza convinto che, se non accadrà qualcosa di imprevedibile, finito il fuoco di paglia si tornerà al 5%, che è la quota naturale dell’elettrico in Italia nelle condizioni attuali».
Secondo lei il mercato si aspetta l’arrivo, prima o poi, di altri incentivi?
«Io non credo, ma ne ho già sentito parlare. Nessuno, in Italia, sa mai per certo se la stagione degli incentivi è davvero finita. E questo al mercato fa male».
Sullo sfondo resta una possibile iniziativa europea orientata alle flotte aziendali. È un’ipotesi possibile?
«Intanto, è da escludere l’utilizzo della leva fiscale, perché Bruxelles non ha competenza sul fisco, che resta materia nazionale. Quindi, o l’Unione stanzia fondi europei per sostenere il rinnovo del parco, come chiede l’associazione europea dei costruttori, oppure ne uscirà l'ennesima raccomandazione o prescrizione, con la quale però non si andrà molto lontano».
Ed è possibile che l’Unione stanzi fondi per l’auto?
«Tutto è possibile, e sarebbe auspicabile. Ma la stessa auto ha prezzi diversi da un Paese all’altro, per ovvie ragioni, e trovo un po' naïf l’idea di uno schema di incentivazione unificato in un settore dove a livello europeo non c'è nulla di omogeneo. Tutto è diverso: aliquote IVA, costi di messa su strada, accise, bollo, tariffe di ricarica, fisco aziendale, tassazione del fringe benefit. Dovendo uniformare qualcosa, io comincerei dalle regole che disciplinano l'automobile, prima degli incentivi. Al massimo posso immaginare fondi europei ai quali attingere per finanziare schemi nazionali, che rispettino alcuni paletti standard: per esempio un tetto alle emissioni dei modelli incentivati».
Il 10 dicembre la Commissione europea dovrebbe esprimersi definitivamente sul phase-out e sul 2035. Che cosa possiamo aspettarci?
«Sinceramente, non lo so. Qualche bozza a quest'ora sarebbe dovuta già circolare, e invece ancora nessuna indiscrezione. Comincio a temere l’ennesimo rinvio».
Potrebbe davvero cambiare qualcosa?
«Rispondo da lettore di giornali. Nel momento in cui il Partito Popolare Europeo si spende per rinviare il 2035, derogare al divieto per plug-in e range extender, consentire l'utilizzo di carburanti “carbon neutral”, e in cui lo stesso fanno i governi tedesco e italiano, che hanno un certo peso politico e industriale, è lecito presumere che la presidente della Commissione faccia una proposta in quella direzione».
Torniamo un attimo al mercato. Vi sono due dati interessanti: la quota di autoimmatricolazioni, che è arrivata a sfiorare il 14%, e l’arretramento del noleggio a lungo termine captive. Come vanno letti questi due dati?
«Li analizzeremo in dettaglio prossimamente. Per ora posso dire che negli ultimi due giorni del mese il mercato è tornato in pareggio, ma la percentuale di elettriche si è diluita di circa 2 punti: quindi su quelle auto non c’è stata nessuna spinta. Al tempo stesso, la quota di mercato delle nostre associate è scesa di 5 punti, gliela dico così. Comunque, a novembre 2019, prima del Covid, le autoimmatricolazioni pesavano il 19,2%
Si sa qualcosa sulla composizione dei quasi 50 mila voucher finora validati, ossia abbinati a un contratto d’acquisto?
«Nessuna indicazione è arrivata finora dal Ministero dell’Ambiente, credo che attendano la validazione di tutti i voucher per avere dati definitivi. Sappiamo che certamente una parte delle 15 mila elettriche immatricolate a novembre è stata incentivata. E se immaginassimo che si tratta di tutto il volume aggiuntivo rispetto al dato di novembre 2024, sarebbero quasi 9 mila unità. Dunque, possiamo ipotizzare che nei prossimi mesi ne saranno targate altre 45 mila. Sarà importante conoscere tutti i dettagli appena possibile. In questo momento, però, come operatori abbiamo gli occhi puntati sulla Commissione Europea e sull’annuncio della prossima settimana. Uno stato di sospensione che coinvolge anche i nostri clienti».
Anche loro aspettano le decisioni della Commissione europea?
«Per noi è un tema vitale, perché l’industria fa programmi di investimento decennali. Anche le aziende acquirenti hanno bisogno di pianificazione, sì, ma con un orizzonte normalmente più corto. Per il consumatore che compra oggi una macchina, invece, in realtà non cambia nulla: il phase-out al 2035, se mantenuto, riguarderà solo le nuove immatricolazioni, non la circolazione o la compravendita dell’usato. E fra 10 anni il valore residuo di una vettura acquistata oggi sarebbe comunque bassissimo per qualsiasi motorizzazione. Però, a furia di parlarne, si è creato questo equivoco per cui anche l'uomo della strada – che magari non sa molto del prossimo 10 dicembre – si è ancorato mentalmente al bando delle auto endotermiche. La narrazione dell’Europa cattiva, che vuole toglierci il rombo del motore, è stata cavalcata mediaticamente da certa propaganda, generando un'incertezza aggiuntiva, ingiustificata e nefasta».
Sì, ma forse tra le persone c'è il timore che quello che si decide in Europa poi impatti sulle decisioni delle amministrazioni locali in termini di circolazione...
«Mischiando il riscaldamento globale con la qualità dell’aria urbana, due questioni completamente diverse. Però, sì, c'è tanta confusione. E nella confusione, come sempre, qualcuno prospera».
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