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Unrae, Pietrantonio: se la guerra continuerà i prezzi delle auto potrebbero aumentare

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A marzo le immatricolazioni sono aumentate per il quarto mese consecutivo. E nel primo trimestre 2026 l’incremento ha raggiunto il 9,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Insomma, per il momento la crisi energetica provocata dalla guerra nel Golfo Persico non sembra avere impattato sul mercato dell’auto. Il presidente dell’Unrae, Roberto Pietrantonio, però avverte: se la guerra continuerà, gli effetti sull’economia potrebbero essere catastrofici. E impattare anche sui prezzi delle auto.

Il primo trimestre è andato molto bene in termini di immatricolazioni…
Il mercato è cresciuto anche a marzo ed è una buona notizia. Chiaramente siamo ancora sotto il 2019, però per la prima volta vediamo stringersi la forbice con gli anni pre-Covid. E non lo definirei un rimbalzo, piuttosto una sorta di normalizzazione incompleta. Se poi andiamo a vedere i canali, è interessante vedere il +18% dei privati. È un ottimo segnale perché vuol dire che la crescita è in gran parte “sana”, oltre all’effetto ancora attivo degli incentivi sulle BEV.

Apparentemente il mercato non sembra avere risentito della guerra in Iran e nel Golfo Persico. O ancora non possiamo dirlo?
Ancora non si può dire, visto che le immatricolazioni scontano una certa inerzia rispetto ai contratti, ossia sono in buona parte il risultato di ordini effettuati nelle settimane e nei mesi precedenti. L’impatto della guerra – su tutta l’economia, non solo sul mercato dell’auto – si vedrà nelle settimane e nei mesi a venire. Se il conflitto durerà, gli effetti potrebbero essere potenzialmente catastrofici sull’intera economia, visto che la crisi energetica pesa sulla produzione, sui trasporti e, quindi, sui prezzi al consumo e, in definitiva, sul reddito disponibile delle famiglie e sugli investimenti delle imprese. Osservo, peraltro, che l'aumento dei prezzi carburanti è stato affrontato con misure emergenziali, intervenendo sulle accise, ma senza un piano strutturale. Dobbiamo solo sperare che le vie della diplomazia trovino una soluzione per far terminare questa guerra e, quindi, placare la crisi energetica, altrimenti le conseguenze saranno pesanti. E non solo per il mercato dell’auto.

C'è il rischio che i prezzi delle auto nuove aumentino a breve termine?
Non credo che accadrà nel breve termine, però se gli effetti della guerra dovessero protrarsi nel tempo c'è un forte rischio che aumentino i costi delle materie prime, dell’energia e della logistica e, quindi, di tutti i beni di consumo. Credo che nessun settore economico e produttivo possa ritenersi immune da questo rischio. Ovviamente spero che non accada perché sarebbe l'ennesimo fattore esogeno che le Case – e poi a valle i clienti - sarebbero costrette a subire.

C'è stato un effetto della guerra negli ingressi negli autosaloni? E sugli ordini, qual è Il sentiment? Unrae non ha i numeri, ma il polso qual è?
Non abbiamo i dati degli ordini, quindi non possiamo dire nulla. Posso solo dire che a inizio marzo temevamo un rallentamento delle immatricolazioni e invece… In generale ho la sensazione che i consumatori siano ormai consapevoli del fatto che non arriveranno incentivi nel 2026 e che, quindi, abbiano iniziato a guardarsi attorno, grazie anche a un'offerta mediamente più competitiva provocata dalla pressione dei newcomer. I consumatori stanno riacquistando fiducia, speriamo che la guerra non gliela faccia perdere.

Dopo un primo trimestre particolarmente brillante, cambiano le previsioni dell’Unrae sul 2026?
Oggi è difficile fare previsioni proprio a causa della variabile geopolitica. È chiaro che l’inflazione e la fiducia dei consumatori dipenderanno da quello che accadrà. Nell'ultima previsione davamo un mercato leggermente in crescita rispetto al 2025. La speranza è che le indicazioni del primo trimestre continuino. Però non le nascondo il timore di tutti gli operatori. Credo che non potrebbe essere diversamente in questo momento.

Tornando al mercato, Il noleggio a breve termine corre per il terzo mese consecutivo, con una crescita del 50% nel trimestre. Il rent a car “is the new chilometri zero” come dice qualcuno?
Non lo definirei il “new chilometri zero”. Però è vero che la crescita, all’interno del canale, è trainata dalle cosiddette “altre società”, ossia gli operatori diversi dai principali. Non so oggi esattamente dire cosa si nasconda, ammesso che si nasconda qualcosa, dietro questo dato. Potrebbe esserci qualche operazione straordinaria, diciamo così, ma in questo momento non è possibile dirlo. Peraltro, non è una novità che vi siano dei sottocanali, nel canale noleggio, anche a lungo termine, utilizzati occasionalmente per operazioni straordinarie sul mix di prodotto, sulle emissioni e in generale sui volumi.

A proposito di emissioni, prosegue l'onda lunga degli incentivi sulle elettriche. E le plug-in sono di nuovo sopra il 9%...
Sulle alimentazioni l'ibrido è la vera architettura dominante. I consumatori vogliono accessibilità e semplicità. E l’ibrido è la via di mezzo a cui in periodi come questo la maggior parte dei consumatori ricorre. Bev e Phev crescono, ma non siamo arrivati a crescite strutturali. Nel caso delle Bev la crescita dipende ancora dagli incentivi. Il fatto che un solo modello consuntivi un terzo delle immatricolazioni elettriche di marzo lo dimostra chiaramente. Quando l’onda lunga degli incentivi si esaurirà potrà esserci una forte instabilità. Le plug-in hybrid sono certamente spinte dalla normativa di fringe benefit, questo dato dimostra quanto le aziende possano reagire velocemente in relazione a regolamentazioni.

A proposito di regolamentazione, la delega fiscale scadrà ad agosto. C’è da aspettarsi qualcosa oppure in un contesto politico e geopolitico completamente cambiato la finestra della riforma fiscale dell’auto può dirsi definitivamente chiusa? E che cosa pensa della clamorosa decisione del comune di Roma di “tassare” le auto elettriche che entrano nelle Ztl?
Il tema della fiscalità dell’auto aziendale è diventato un tormentone. Il dialogo con il governo continua e stiamo cercando con le altre associazioni di settore di convergere su una proposta ragionevole, con tanto di valutazione di impatto economico, da sottoporre a un tavolo interministeriale. Considerando che mancano quattro mesi alla scadenza della delega fiscale, questa è probabilmente l'ultima occasione. Poi speriamo che le istituzioni abbiano ben presente il fatto che in gioco c’è anche la competitività delle aziende italiane, sottoposte a un carico fiscale completamente diverso dalle aziende concorrenti degli altri Paesi Ue. Questo aspetto dovrebbe essere tenuto in seria considerazione.

E sulla decisione del comune di Roma?
Dovrebbe esservi coerenza tra politiche locali e politiche nazionali. In un paese come l'Italia, in cui la quota di auto elettriche è ancora molto bassa rispetto all'Europa e in cui, dunque, è fondamentale che la domanda si allinei al resto del continente, non è auspicabile che nella città più importante del Paese si prendano decisioni divergenti rispetto alle politiche nazionali. Se il governo centrale incentiva le elettriche e, attraverso i fringe benefit, le stesse elettriche e le plug-in, sarebbe auspicabile che le decisioni degli enti locali fossero coerenti con questa linea. Diversamente si confondono ancora una volta i consumatori e chi utilizza l'auto per lavorare, ossia professionisti e imprese.

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