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Milano
Sulla Cassanese un autovelox fuorilegge

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Sulla Cassanese un autovelox fuorilegge
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Un tipo di intervento, quello alle spalle, che nel calcio sarebbe da espulsione diretta. Questa volta, però, a sventolare il cartellino rosso non è un arbitro, ma un giudice di pace di Milano. Il destinatario è la Città Metropolitana: l’autovelox installato al chilometro 6 della Cassanese, nel territorio comunale di Pioltello, verso Milano, è “invisibile” e, quindi, non in linea con le disposizioni ministeriali, da sempre valide ma raramente osservate sulle strade italiane. L’impianto in questione, montato sul fianco di un cavalcavia di attraversamento della Cassanese, a una cinquantina di metri dall’imbocco della galleria (chilometro 6,240 in direzione Milano, mentre in direzione Brescia c’è un altro velox al km 6,260), effettua le riprese da tergo, immortalando il lunotto di chiunque sfori i 70 km all’ora imposti. Una riduzione di velocità di 40 km/h (sulla strada il limite è 110 km/h) che si trova, ma non si vede, all’inizio della dolce discesa che porta al tunnel di Pioltello dove, con una modifica fatta col new jersey, da tempo, le corsie passano da due a una. Un’anomalia vera, per una strada rifatta da poco, attrezzata e apparentemente sicura; l’autovelox acceso esattamente lì non è uno strumento di sicurezza, ma una sorta di dazio...

Nessuna nuova regola. Dall’inizio del 2015, quando è stato attivato, il rilevatore ha provocato un’ecatombe di contravvenzioni. Molti, invano, hanno protestato, denunciando la proditorietà del “trappolone”. Ora, il giudice di pace si è così espresso, dando ragione all’automobilista (che era “sfrecciato” sotto il dispositivo a 76 km). Nell’esposto al giudice si evidenziava come questo apparecchio non sia percepibile, in quanto posto in posizione verticale alle spalle del conducente e che non si distingua nemmeno dal grigio della parete del cavalcavia. Circostanze che, assieme ad altre valutazioni, hanno convinto il magistrato. Codice della strada e circolari ministeriali alla mano, non basta infatti un generico cartello preventivo per assolvere all’obbligo di informazione a garanzia del cittadino (più volte ribadito anche dalla Cassazione): l’apparecchio deve essere chiaramente individuabile. L’ex-Provincia dovrà, perciò, farsi carico delle spese legali (circa 200 euro) e rimborsare al ricorrente le imposte di bollo e rischia di riceve tante contestazioni quante multe automatiche fa il dispositivo. Che cosa è successo, allora, rispetto alle migliaia di contravvenzioni fatte in precedenza? Niente: il decreto ministeriale (Minniti, di quest’estate) ha solo ribadito come devono essere installati e segnalati gli apparecchi, come e ogni quanto vanno controllati (e tarati) per verificarne il corretto funzionamento. In più, ha introdotto il reato di abuso di ufficio per gli amministratori che vengono a meno di queste regole, da sempre valide ma normalmente disattese.

COMMENTI

  • Ciao Mario Pelagatti, mi è successo la stessa cosa. Ho avuto modo di visionare il tuo ricorso e mi sembrava ben fatto. Ora però non riesco a visualizzarlo. Potresti re-inviarmelo? Grazie mille
  • Gentile Mario, ci fa sapere come è andata con il suo ricorso. Ho il terribile dubio di aver commesso la stessa infrazione, anche se non mi è ancora stata notificata e vorrei sapere l'esito suo. Ha fatto tutto da solo o si è rivolto ad un avvocato?
  • Gentile Sergio M, "lex injusta non est lex"! A parte i classici, la legge deve essere comprensibile e applicabile. In molti casi i limiti di velocita´ sono assurdi! Saluti. R.P.Ffm.
  • La legge è legge. Resta il dubbio sull'utilità in generale di dispositivi ampiamente preannunciati.
  • Reato di abuso che finirà, come al solito, con la prescrizione o la condizionale ma senza interdizione dai pubblici uffici.