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BMW M2 CS Racing Cup
Duelli, gioie e fatiche di un non professionista a Misano

BMW M2 CS Racing Cup
Duelli, gioie e fatiche di un non professionista a Misano
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Il giornalismo, si sa, è fatica, sacrificio, abnegazione, privazioni. Ma ci sono rari momenti, in questa vita di sofferenza, dove anche il disilluso cronista deve ammettere che tutto sommato insistere in questo vituperato mestiere è sempre meglio che lavorare. L’epifania mi è balenata nel suo abbacinante bagliore quando l’altro giorno mi sono trovato schierato sulla griglia di partenza di Misano per la seconda tappa della M2 CS Racing Cup (la prima si era svolta a Monza). La BMW Italia, in un impeto di generosità mista a incoscienza, ha infatti offerto a Quattroruote – quale naturale estensione dello speciale per i 50 anni della divisione M che abbiamo declinato sui vari canali a marchio Q – l’inopinata occasione di scendere in gara in uno dei campionati più eccitanti del panorama motoristico. Ora, il problema di queste occasioni è sempre quello: l’avventizio pilota (avventizio fino a un certo punto, sia chiaro: per correre in queste categorie c’è bisogno di una licenza senior, che si ottiene dopo un bel po’ di gare e/o dopo un esame Csai pratico e teorico) non ha alcun modo di conoscere la vettura che deve portare in pista in mezzo ai professionisti (siamo alla seconda stagione, la prima l’ha vinta Gustavo Sandrucci, veterano dei monomarca) prima di palesarsi animato delle migliori intenzioni sul campo di gara. In altre parole, uno lascia le rarefatte atmosfere di Rozzano, infila nel borsone tuta e casco e si presenta ai box mezz’ora prima delle prove libere, dopo aver superato con nonchalance il dissimulato scetticismo dei cerberi all’ingresso dell’autodromo Marco Simoncelli, palesemente poco convinti che un distinto signore di mezza età corra davvero nella M2 Cup. Laconico briefing con l’ingegnere di pista, che consiste essenzialmente nel “ci sarebbero dei setting da modificare, ma tu non toccare nulla che è meglio. Vai e divertiti” e ti ritrovi nella pit lane che stai ancora infilandoti i guanti. Via con le libere, sperando di riuscirci a capire qualcosa nei 30 minuti successivi. Le macchine iscritte sono 14, ma una manca.

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Capisco appena scaldate le gomme che la M2 non è affatto facile non dico da portare al massimo, ché ho sufficiente consapevolezza dei miei limiti, ma almeno da far andare dignitosamente veloce. Potentissima grazie al tremila TwinPower turbo della CS stradale portato a 450 CV, è un’auto da corsa che mantiene quasi inalterate l’impostazione e le caratteristiche della CS di serie: questo significa che nonostante la cura dimagrante i chili ci sono e si sentono. Non tanto nelle performance pure, che sono impressionanti, quanto nei trasferimenti di carico. La macchina, per dare il suo meglio, ha bisogno di un guidatore gentile e pulito che la faccia scorrere e che non la forzi troppo. Ecco, quello non sono io: come mi disse un istruttore Porsche a Willow Springs, lo stile rallystico in circuito sarà pure divertente, ma il cronometro esige altro. Stacco troppo tardi e apro troppo presto, indulgendo in una guida brusca che sbilancia l’assetto e che mi fa perdere decimi in ogni curva. Sento spesso entrare l’Abs in frenata e il Dsc in uscita, segno che l’elettronica sta cercando disperatamente di ovviare ai miei errori: la sicurezza è garantita, il crono ne soffre. Chiudo le libere a 1’49”583: dietro di me si piazzano altri due piloti, ma sono distante anni luce dal centro dello schieramento, che è il mio obiettivo. Lascio il volante al mio co-equipier, che al contrario di me è un pilota vero: Luca Salvadori corre da sempre in moto, ogni tanto per puro gusto dell’adrenalina si concede qualche scorribanda sulle quattro ruote e racconta la sua vita da rider su YouTube. L’1’46” che pianta dopo qualche giro (anche per lui è la prima volta sulla M2) mi fa capire con drammatica eloquenza quanto io sia lento.  

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Qualifiche alle 8.40 di mattina. Praticamente, la sveglia non mi arriva dal caffè, ma dalla prima curva. L’ingegnere di pista mi suggerisce di non frenare col sinistro, cosa a cui sono abituato da anni, ma col destro: guardando la telemetria ha notato che troppo spesso ho entrambi i piedi premuti, sia pur impercettibilmente, e questo scompone la macchina. Ci provo, ma le terminazioni nervose e le giunture da 58enne si rifiutano di assecondare le intenzioni. Adesso l’elettronica interviene di rado, ma il movimento del piede risente dell'età: rallento correttamente l’auto, evito di “portare dentro” la frenata, ma poi sono lento a riaprire. La M2 scorre meglio, però il risultato rimane impietoso: nonostante le gomme fresche, ho l’ultimo tempo in griglia, il tredicesimo. Salvadori è nono, per dire. 

Nelle lunghe ore che mi separano da gara 1 cerco di capire come migliorare. E decido che in così poco tempo non ha senso rivoluzionare il proprio stile di guida. Umberto Delle Piane, il deus ex machina della CS Racing Cup, rassegnato mi consiglia di spostare indietro il sedile: “Così puoi frenare col sinistro senza incombere sul pedale. Devi dare tempo alla macchina di trovare l’assetto più equilibrato”. Eseguo e mi presento in griglia in splendida solitudine: essendo i concorrenti in numero dispari, accanto a me non ho nessuno. La prospettiva è di 30 minuti più un giro solinghi, ma con grande sorpresa del pubblico, del team, dell’emisfero occidentale, parto a cannone: brucio quello davanti a me nel rolling start e alla Quercia mi esibisco in una staccata alla Ricciardo che mi fa recuperare un’altra posizione. Finisco in coda a un trenino di tre. Alla del Rio i due davanti si disturbano e all’ingresso del rettifilo esco più veloce. Arriviamo in tre affiancati alla Quercia, ma io ho la traiettoria interna migliore: staccata alla morte e guadagno due altre posizioni. Ma Stefanin non molla: mi ripassa al Tramonto, cerco l’incrocio in uscita, credo di essere passato, ma quello mi sbuca da sinistra dove non me l’aspettavo. Chapeau. Continuiamo così fino alla fine sul piede dell’1’49”-1’50”: lui apre prima, ma io nelle staccate mi faccio sotto, il duello è bello e veloce. A due giri dal termine succede l’imprevisto. Sto per sferrare l’attacco quando, all’uscita del Carro, vediamo una M2 parcheggiata a bordo pista. Rallentiamo tutti senza saper bene che cosa è accaduto e di colpo viene esposta bandiera rossa. Caos totale: penso – come altri – di dover tornare in pit lane per la ripartenza, ma i commissari ci fanno uscire dalla pista. La gara finisce così, senza bandiera a scacchi. A vincere è Zanasi. Io sarei ottavo, ma la classifica viene congelata al giro precedente: nono, quindi. Non becco né i premi che spettano ai primi (10 mila euro al vincitore, 5 mila per il secondo e 3 mila per il terzo) né il Trofeo Hankook (la marca degli pneumatici) riservato ai piloti non professionisti con miglior piazzamento nelle due gare né tantomeno posso ambire per evidenti ragioni a essere il miglior pilota under 25 a cui a fine stagione verrà data la possibilità di svolgere un test con la BMW M4 GT3: per me, comunque, è un risultato eccellente. Ah, Salvadori in gara 2 è arrivato quinto: alla fine, l’inusitata coppia ha tenuto in alto i colori di BMW Italia… 

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