Volevamo che fosse esclusiva come un restomod, ma che ci si potesse andare in giro tutti i giorni; volevo che strizzasse l’occhio al mondo che amo, quello delle competizioni cross country, e che richiamasse qualcosa dei buggy della Dakar»: Eugenio Amos parla così della sua Tuono.
Nel 2021 fu presentata a un ristrettissimo gruppo di amici per poi restare «di gran lunga il progetto più ambizioso che abbiamo mai sviluppato», parola del suo designer (e socio di Automobili Amos) Carlo Borromeo.
Previsioni: Intervista Eugenio Amos
Dopo il successo ottenuto con la Futurista, la Tuono fu l’idea di Automobili Amos per provare a crescere sfruttando il trend in voga ai tempi, l’elettrificazione; provando però a reinterpretarla con lo stesso spirito che elevò la Futurista da “Delta rivisitata” a mito del “Si può fare!”. Il “Levati” (comando dei lampeggianti) piazzato sulla razza destra della Futurista, in fondo, era rappresentativo del montepremi culturale che quella visione incarnava. E che gli OEM dimostravano (e dimostrano) di non riuscire più a intercettare.
«Se l’avessimo presentata nel 2021», spiega Amos, «la produzione avrebbe visto la luce “tra ieri e la settimana prossima”. Se all’epoca l’idea di un’auto elettrica del genere era al limite, oggi dico: grazie a Dio non l’abbiamo fatta. In quel periodo sembrava che tutti gli investimenti automotive andassero verso quella direzione. C’erano la Taycan, l’avvento dei costruttori cinesi; persino Ferrari e Lamborghini ne parlavano (e oggi solo la Luce è confermata, ndr). Sembrava la scelta ovvia per riproporre il linguaggio della Futurista, ma da un altro punto di vista».
La verità? Eravamo nel pieno della spinta verso l’elettrificazione: Rimac, Pininfarina, Aspark, Lotus… Poi si è rotto l’incantesimo tra opportunità elettrica e auto da sogno.
«Non so spiegare la ragione esatta», racconta Amos, «ma penso che c’entrino l’infrastruttura e la promessa non mantenuta di tempi di ricarica davvero fruibili. Inoltre, la tendenza occidentale di dettare il buon costume etico non tiene conto che siamo pochi milioni rispetto a miliardi di persone nel mondo, che vanno in altre direzioni. Ancora: nel settore premium, l’utente cerca coinvolgimento ed emozione che l’elettrico non dà; non può ridursi tutto allo 0‑100 o alla velocità massima.
Le macchine particolari devono parlare a chi le compra, non solo a chi le vende. Nonostante io odi le SUV e le EV, nella Tuono c’è coerenza: perché qualcosa del genere non esisteva né per design né per offerta tecnica. Volevamo passare dall’essere piccoli garagisti a veri costruttori di auto, seguendo paradigmi industriali per essere “compliant” e farne magari un migliaio di unità.
È una macchina “bastarda”, ed è questo che mi piace: non se ne vedono in giro. Che cosa ci sarà nel futuro di Automobili Amos? Forse, dopo anni di semi‑inattività, siamo arrivati a una risposta…».
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