Uno choc economico per l’Italia nord-occidentale: ecco cosa potrebbero rappresentare le chiusure programmate di cinque anni del Traforo del Monte Bianco per manutenzione. Senza lo snodo tra Italia e Francia, secondo le stime della Confindustria, il rischio è che si generino perdite fino a 11 miliardi di euro al 2054. Scenario grigio anche se la chiusura fosse di cinque mesi l’anno per 30 anni: il danno ammonterebbe a 7,8 miliardi di euro.
Parliamo infatti di un’infrastruttura strategica per la Valle d’Aosta e per il Nord-Ovest, considerando l’export verso la Francia e l’import di merci francesi tramite i TIR, e i flussi turistici (bus e auto) provenienti dalla stessa nazione transalpina e dalla Svizzera.
Soluzioni insoddisfacenti
L’alternativa del Frejus e quella del Gran San Bernardo non compensano lo stop al Monte Bianco, spiega Confindustria, generando maggiori costi logistici con allungamento dei tempi, che si traducono in riduzione di competitività per imprese e operatori turistici.
Un precedente significativo
Nel 2019, ultimo anno pre-pandemico senza chiusure, si sono registrati 1,96 milioni di transiti (fra 1,3 milioni di veicoli leggeri e 649 mila mezzi pesanti): con la chiusura 1999-2002, a seguito dell’incendio nel tunnel, il PIL regionale ha registrato uno scostamento del -5,1% rispetto alla dinamica nazionale, conclude Confindustria.
L’associazione propone di costruire una seconda canna, che permetterebbe di effettuare interventi di manutenzione senza interruzioni e di incrementare significativamente i livelli di sicurezza.
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