Curiosità

Suicide doors
Quelle curiose portiere dal fascino vintage - FOTO GALLERY

Suicide doors
Quelle curiose portiere dal fascino vintage - FOTO GALLERY
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Belle e appariscenti, ma non sempre pratiche: le portiere a vento, incernierate posteriormente, hanno avuto un largo impiego nel mondo dell’auto nella prima metà del secolo scorso.

Le origini. Agli albori della motorizzazione, infatti, lo status symbol era ancora la carrozza trainata dai cavalli, che adottava sportelli così incardinati. Motivo per cui si scelse questa soluzione anche sulle automobili dell’epoca, progressivamente abbandonata nel secondo dopoguerra anche per motivi di sicurezza: in tempi in cui l’uso delle cinture non era obbligatorio, infatti, c’era il rischio che la portiera si aprisse improvvisamente per le forze d’aria, facendo scivolare dall’auto il passeggero.

Vari nomi. Un aspetto, quello appena descritto, che ha reso noti questi sportelli soprattutto come “suicide doors”, ovvero “porte suicidio”. Sono però conosciuti anche come “coach doors” (“porte carrozza”) e portiere a vento (aprendole in marcia andrebbero nella stessa direzione del flusso d’aria). Se poi si facesse riferimento a un sistema di accesso all’abitacolo che prevede, davanti, portiere tradizionali e, al posteriore, sportelli incernierati sul retro, si potrebbe parlare di una configurazione ad ante d’armadio.   

Il ritorno. Superati i problemi di sicurezza, la soluzione delle porte incardinate dietro è stata ripresa da diversi costruttori, come è possibile constatare nella nostra galleria di immagini, dove troverete qualche celebre esempio del passato e alcuni modelli attualmente in commercio, tra cui le Rolls-Royce e la nuova Fiat 500 3+1. Tra le elettriche non si tratta di un unicum: altri tre modelli, peraltro presenti nella nostra rassegna, adottano queste curiose portiere.

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