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Porsche Carrera GT 
20 anni fa l'ultima hypercar termica di Zuffenhausen

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Le sue forme straordinariamente Porsche pongono la Carrera GT quasi fuori dal tempo, ma lei appartiene ormai all’epoca d’oro, quando le certezze termiche apparivano inscalfibili. Sono passati vent’anni, per essere precisi, ché il tempo passa e quasi non ce ne accorgiamo. E oggi, due decenni dopo, il mondo è semplicemente cambiato e di quella Porsche, che aveva il compito di riassumere il decennio precedente e di dettare legge per quello a venire, rimangono alcuni flash. Per cominciare, il tunnel altissimo che, senza soluzione di continuità, s’inclinava e diventava console, la cui lezione è ancora evidente sulle Porsche di oggi. Poi la leva del cambio (manuale, perché il Tiptronic sarebbe stato inadeguato e il tempo non bastava per completare lo sviluppo del PDK), che esibiva un pomello realizzato con legno di faggio: con la sua leggerezza contribuiva in maniera simbolica al contenimento del peso e, più in generale con la sua presenza, voleva rappresentare un aperto omaggio al pomello in legno di balsa di un mito come la 917, l’auto da competizione per eccellenza. Infine, la frizione: piccola e leggera come si conviene a un motore da corsa, permetteva di abbassare la posizione del motore, ma nella pratica sembrava fatta apposta per non lasciarti tranquillo. Finché non fu aggiunta la funzione antistallo alla gestione elettronica del V10. Infatti, una partenza in souplesse era impossibile: eri costretto a cesellare il gas con grande maestria, altrimenti finivi o per far spegnere il dieci cilindri o per partire a ruote fumanti.

20 anni fa l'ultima hypercar termica di Zuffenhausen

Profumo di corse. D’altra parte, il suo era un motore da corsa. Lo era sul serio, non perché lo aveva detto il marketing. Prendeva spunto da un poderoso V10 di 5,5 litri nato per gare di endurance come la 24 Ore di Le Mans. In pista non ci arrivò mai, a onor del vero, ma portato a 5,7 litri fu calato nel cofano della Carrera GT, dopo essere stato addomesticato di quel minimo che serviva per metterlo in regola sotto il duplice profilo delle emissioni inquinanti e acustiche. Una strana V di 68°, 612 cavalli, una cattiveria senza fine. E un sound pazzesco, perché all’epoca non c’erano i turbo, non c’erano i filtri antiparticolato, non c’era nulla che impedisse a quelle note sublimi ed urlanti di stagliarsi nell’aria. Si ammutoliva appena nei cambi marcia, per poi riprendere in un crescendo che, realmente, profumava di corse.

20 anni fa l'ultima hypercar termica di Zuffenhausen

Tra passato e futuro. Anche il resto era straordinario, a cominciare dalla scocca realizzata di fibra di carbonio. Cose che però, viste con gli occhi di oggi, tendono a confondersi in mezzo a tutto quello che si è susseguito negli anni a seguire. E in effetti questo era il compito della Carrera GT: anticipare nel 2003 quello che si sarebbe visto e guidato nel decennio successivo. Che poi è la missione primaria di una hypercar: farti viaggiare nel futuro mantenendo le ruote saldamente sull’asfalto. E se ci pensi, la Carrera GT è pure perfettamente baricentrica tra la prima hypercar della Porsche, quella vettura-laboratorio che negli anni '80 fu la 959, e la Mission X svelata pochi giorni or sono.

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