Ricarica
La wallbox a casa fa la differenza
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C'è chi dice che l'auto elettrica sia un piacere in senso lato: silenziosa, costi quasi azzerati di manutenzione, autonomia che sulle ultime è ragionevole e ambiente quasi salvo con le emissioni nulle (durante la circolazione). E chi, invece, sottolinea come i lati positivi vengano messi in ombra dalle difficoltà da affrontare per ricaricarla. Chi ha ragione? Entrambi. Soffermiamoci, in questa sede, sui secondi: prima di comprare l'auto elettrica sarebbe opportuno avere un posto proprio dove caricarla, perché pensare di sfruttare solo le colonnine pubbliche è un'utopia. Secondo i venditori è tutto facile e con molte auto viene addirittura fornita la wall box da installare  in garage, ovvero il caricatore intelligente che ripartisce l'energia disponibile tra la vettura e gli altri dispositivi per evitare sovraccarichi. Ma in realtà, come vedremo, le cose sono più complicate di quanto sembra.

Facile fuori città. Se vivete fuori città, in una villa o una piccola palazzina con poche famiglie, pensare di installare nel proprio garage una linea elettrica dedicata alla ricarica è un'operazione abbastanza semplice. Già, parliamo di linea dedicata perché la potenza disponibile per l'utenza domestica, i 3 kW standard, potrebbero non essere sufficienti. Le cose si complicano (e di molto) nei grossi condomini di città, dove vive la maggior parte delle persone. Qui, a patto di possedere un proprio box (e nelle metropoli sono scarsi e costano moltissimo) dove ricoverare la vettura, sorgono essenzialmente due ordini di problemi, uno tecnico e uno burocratico.

Gli ostacoli architettonici. Sul piano tecnico, i passaggi sottotraccia per tubi e cavi (soprattutto degli stabili più anziani) potrebbero essere inadatti a ospitare anche una linea elettrica che dall'esterno porti l'energia necessaria ai garage, spesso situati al di sotto del piano stradale. E non sempre si può aggirare l'ostacolo con una conduttura esterna: la maggior parte delle volte non si può fare oppure i costi per la modifica sono sostenibili solo se condivisi con altri condomini. Se la corrente, invece, è in comune con l'abitazione, la wall box si può installare con relativa facilità, ma, come accennavamo prima, scordatevi di fare tutto con i 3 kW del contratto standard: il raddoppio della potenza è il minimo indispensabile. Se esiste un cortile interno abbastanza ampio da ospitare una zona per la ricarica condominiale, sorge invece il problema di come usarla se i veicoli elettrici dei condomini diventano numerosi e necessitano di restare in carica per svariate ore.

Se il condominio si mette di traverso. Circa le questioni burocratiche, poi, il proprietario di casa che volesse installare nel suo box un punto per la ricarica, potrebbe dover desistere se la corrente utilizzata è in comune con gli altri garage e l'assemblea dei condomini non dà il suo benestare all'effettuazione dei lavori per impiantare una linea elettrica autonoma, che ovviamente comporta interventi anche sulle parti comuni (è il motivo per cui la questione passa al vaglio dell'assemblea). Senza contare che ricaricare l'auto comporta pure una variazione dello stato di rischio per il quale è stata rilasciata la certificazione di prevenzioni incendi (che va quindi rifatta) sulla base della quale si paga anche il premio assicurativo dello stabile.

Tre domande per saperne di più

Quanto costa installare una wall box casa?
Secondo uno studio dell'Area (Autorità di regolazione per energie reti e ambiente) una wall box domestica fino a 7,4 kW ha prezzi che oscillano tra i 900 e i 1.500 euro (Iva inclusa), installazione compresa.

E i dispositivi per la ricarica rapida?
Le colonnine base con un solo punto di attacco e 11 kW costano come le precedenti. Più alti i prezzi di quelle con due prese da 22 kW con funzionalità aggiuntive, che oscillano tra i 2.500 e i 4.900 euro. Se poi si considerano le colonnine fino a 50 kW, una monopresa a corrente alternata da 44 kW, oscilla tra gli 8.500 e i 10.000 euro.

Le wall box consumano anche da spente?
Sì, un dispositivo su tre consuma tra 20 e 30 W e l’80% dei dispositivi non consuma più di 30 W. Uno su cinque consuma meno di 5 W.

COMMENTI

  • Io abitando in un condominio di recente costruzione con box privato dotato di collegamento elettrico in comune con l'appartamento sarei avvantaggiato. Il problema è che la differenza di costo rispetto a una endotermica ancora importante, chissà forse tra qualche anno.....
  • Portare una linea dedicata ad un box condominiale ed installare una wall box ha costi completamente diversi (e purtroppo nettamente maggiori) rispetto a quelli pubblicati
  • Il tema trattato è importante e quindi un plauso per questo. Tuttavia, essendo utente elettrico dal 2013, osservo alcune approssimazioni. Per chi vive in casa comoda con rimessa e vuole caricare l'auto, non serve una linea dedicata necessariamente. Basterà nella maggior parte dei casi aumentare la potenza contrattuale con una telefonata al gestore. Tra l'altro le moderne wallbox hanno la gestione carichi e se ben installate consentono la convivenza con le utenze domestiche anche energivore. Nel condominio effettivamente è più complicato se non si ha un box o spazio privato con energia propria. Ma qui basterà seguire il codice civile e armarsi di pazienza. Il diritto alla ricarica è assicurato. Preciso che in rete si trovano alcune ottime guide sul tema ricarica in condominio pubblicate da Anaci e Motus-e che possono guidare sia il consumatore sia l'amministratore di condominio. Il passaggio all'elettrico è inevitabile quindi è inutile rimandare.
  • Il tema trattato è importante e quindi un plauso per questo. Tuttavia, essendo utente elettrico dal 2013, osservo alcune approssimazioni. Per chi vive in casa comoda con rimessa e vuole caricare l'auto, non serve una linea dedicata necessariamente. Basterà nella maggior parte dei casi aumentare la potenza contrattuale con una telefonata al gestore. Tra l'altro le moderne wallbox hanno la gestione carichi e se ben installate consentono la convivenza con le utenze domestiche anche energivore. Nel condominio effettivamente è più complicato se non si ha un box o spazio privato con energia propria. Ma qui basterà seguire il codice civile e armarsi di pazienza. Il diritto alla ricarica è assicurato. Preciso che in rete si trovano alcune ottime guide sul tema ricarica in condominio pubblicate da Anaci e Motus-e che possono guidare sia il consumatore sia l'amministratore di condominio. Il passaggio all'elettrico è inevitabile quindi è inutile rimandare.