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Mazda Epic Drive
Con la CX-60 sulla pericolosa D.915 turca, tra strapiombi e viste mozzafiato

Mazda Epic Drive
Con la CX-60 sulla pericolosa D.915 turca, tra strapiombi e viste mozzafiato
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L’organizzazione invita alla massima prudenza: divieto tassativo di distrarsi, velocità massima tra i 10 e i 15 km/h, qualsiasi errore potrebbe costare la vita. Suona un po’ forte, ma è così. Per inquadrare la situazione, e dove io sia collocato a livello geografico, prendetevi un minuto e cercate su Google "D 915 Turchia". Vi appariranno le immagini di un serpente di strada (sterrata e decisamente mal messa), largo più o meno tre metri, a strapiombo su un costone di roccia alto 2.300 metri del Monte Soganli.

La strada che si arrampica tra le nuvole. Guard-rail o altre protezioni non pervenuti, segnaletica verticale, questa sconosciuta, solo tu, la strada e qualche masso grande come uno scooter a fare il pelo alla carrozzeria. La casetta in legno con la bandiera turca in bella mostra sancisce la fine del tratto più critico, ma quanto è lontana. Il cofano lungo e alto della Mazda CX-60 non aiuta a percepire bene gli ingombri e mai come questa volta benedico il lavoro delle telecamere con visuale a 360 gradi. Imposto la modalità off-road che ammorbidisce un po’ gli ammortizzatori, perché gli scossoni sono tanti. Devo percorrere circa sette chilometri in discesa prima di tirare il fiato. A metà del tratto mi accorgo di avere incamerato carica a sufficienza nella batteria del sistema plug-in per procedere in modalità elettrica. Muoversi in totale silenzio, sentendo solo il fragore delle pietre sotto le ruote, in una situazione come questa è la ciliegina sulla torta.   

Turchia on the road. Come se non bastasse la strada è anche doppio senso. Vuol dire che se dovessi incrociare un’auto, l’unico posto in cui potrei far manovra sarebbe in uno dei circa trenta tornanti. Un po’ come fare retromarcia sulla rampa del box, ma con un baratro a pochi centimetri che non lascia scampo. È con questa esperienza, tra vertigini e mani sudate che si è concluso il mio viaggio in Turchia con l’Epic Drive della Mazda. Ma facciamo un passo indietro e andiamo con ordine. Il programma prevede: partenza dalla Cappadocia per arrivare sino alle sponde del Mar Nero, nella città di Trebisonda. Quasi 1.200 km in meno di tre giorni utilizzando solo strade secondarie o sterrate a bordo delle Mazda CX-5 e CX-60.

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Day one. Quando il Muezzin risuona dai minareti è tempo di partire. Mi lascio alle spalle la città di Urgup direzione Elazig. Sulla strada spesso incrocio mezzi blindati e agenti armati, per non parlare degli autovelox che presidiano ingresso o uscita di ogni centro abitato oltre che molti tratti delle strade a scorrimento veloce. La cosa particolare, però, è che nella maggior parte dei casi si tratta solo delle sagome di plastica di agente e auto di pattuglia con tanto di sirena lampeggiante accesa, ma vi assicuro che di notte, su queste strade non illuminate, sicuro al cento per cento che tiri su il piede dall’acceleratore.

Una casa su ruote. Quando si trascorrono più di dieci ore al giorno in macchina, guidando tra paesaggi per lo più disabitati e lontani da quello che siamo abituati a vedere ogni giorno, l’auto diventa una sorta di seconda casa. Si riempie di snack, acqua, bibite, caricatori di ogni genere, ovviamente i bagagli, oltre che di caramelle, gentilmente offerte dall’organizzazione per tutta la durata del viaggio e perse in quantità industriale tra i sedili.

La Suv che punta sul confort. I chilometri scorrono su un manto stradale poco uniforme, pieno di buche, spesso polveroso, ma a bordo della CX-60 il tempo scorre tranquillo, cullato da un abitacolo molto ben isolato, dalla cura delle finiture e da tante raffinatezze, come i sedili refrigerati e l’ottimo impianto hi-fi Bose. E se a tutto ciò si aggiunge la comodità di un cambio automatico ben rapportato, lo scatto di 327 cavalli del powertrain ibrido alla spina, i 500 Nm di coppia e la trazione integrale per i fondi a bassa aderenza, hai quella tranquillità mentale che ti permette di vivere il viaggio più serenamente. Niente male pure i consumi. Il computer di bordo racconta di un 12 km/litro circa. Un risultato niente male, considerando la mole dell’auto, che diventa ancor più gradito per il fatto che non è mai stato possibile ricaricare le batterie e sfruttare appieno i 60 chilometri in elettrico promessi dalla Mazda.

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Lo spettacolo della strada delle rocce. Nel tardo pomeriggio arrivo ai piedi della “Stone Road”, la mulattiera che costeggia il famoso fiume Eufrate, letteralmente immersa in una gola impervia e ripida, dove nemmeno il sole riesce ad arrivare. Costruita a mano nel 1870 per connettere il distretto di Kemaliye con quello di Erzincan, fu ufficialmente completata nel 2002. La strada delle rocce è lunga nove chilometri, con trentotto tunnel non asfaltati e privi di illuminazione. Ma la vista tra una galleria e l’altra è qualcosa di impagabile e le foto a corredo dell’articolo dicono più di mille parole. Ormai è buio e non rimane che puntare dritti verso l’albergo, per l’ennesima cena a base di kebab. Il giorno dopo mi aspetta il passaggio su una delle strade più pericolose al mondo, la D915, e sono un po’ emozionato. 

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