Nissan Ghosn: "Contro di me accuse infondate"

Rosario Murgida Rosario Murgida
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Ghosn: "Contro di me accuse infondate"
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Carlos Ghosn ha fatto la sua prima apparizione pubblica difendendo il suo operato alla guida della Nissan dopo l'arresto del 19 novembre scorso. L'ormai ex numero uno della Casa di Yokohama, nel corso di un'audizione a porte aperte davanti a un giudice del Tribunale di Tokyo, ha definito "insensate e infondate" tutte le accuse per poi confutare punto per punto ogni addebito. 

Un'udienza affollata. La vicenda dell'arresto di Ghosn è diventata un caso nazionale in Giappone anche per le critiche mosse contro le autorità giudiziarie per il trattamento riservato al dirigente. Secondo le leggi giapponesi, i detenuti stranieri possono ricevere visite solo dai legali o dagli ambasciatori e sono sottoposti a misure di detenzione estreme rispetto ai canoni occidentali. Secondo i media locali e i figli, Ghosn viene trattato alla stregua di un criminale con un semplice tatami per dormire e ciotole di riso per i pasti. Anche per questo motivo era alta l'attesa per verificare le sue condizioni di salute. E infatti, l'udienza ha attirato molti curiosi: la corte ha accettato l'ingresso di solo 14 persone, ma le richieste per entrare in un'aula, già affollata dai rappresentati dei media, sono state oltre mille. Ghosn, apparso molto dimagrito e invecchiato, è entrato in tribunale ammanettato, con una corda intorno alla vita, delle pantofole di plastica e un semplice abito scuro.

Nessuna evasione fiscale. L'udienza è stata espressamente richiesta dai legali di Ghosn per chiedere, sulla base di una legge giapponese raramente utilizzata, di conoscere le ragioni del provvedimento di custodia cautelare scattato il 19 novembre e più volte prorogato nelle ultime settimane. Ghosn è stato arrestato con l'accusa di aver presentato false dichiarazioni sui compensi ricevuti dalla Nissan tra il 2010 e il 2015 ma successivamente la procura nipponica ha esteso il periodo sotto indagine fino al 2018 e sollevato ulteriori sospetti su una presunta distrazione di risorse aziendali per risolvere un problema personale. "Ho sempre agito con integrità e non sono mai stato accusato di alcun illecito nella mia carriera professionale ultra decennale. Sono stato accusato e detenuto ingiustamente sulla base di accuse infondate e senza senso", ha affermato Ghosn davanti al giudice Yuichi Tada. Proprio quest'ultimo ha motivato il provvedimento con il rischio della fuga e soprattutto della distruzione delle prove. L'intero impianto accusatorio è imperniato sull'opinione dei pubblici ministeri secondo i quali il manager avrebbe rinviato nel tempo una parte dei suoi compensi (si tratta per l'accusa di 43,5 milioni di dollari di compensi differiti nel tempo e sottostimati nelle dichiarazioni fiscali) e quindi deciso intenzionalmente di non dichiararne l'importo. Tuttavia lo stesso Ghosn ha spiegato che, mentre erano in corso le trattative sui suoi compensi successivi al pensionamento, la Nissan non era obbligata a pagargli nulla almeno fino a quando non fosse stato firmato il relativo contratto. E infatti Ghosn ha sottolineato come la firma non sia mai avvenuta e dalla Nissan non abbia mai ricevuto nulla che non sia stato reso pubblico. Del resto le normative giapponesi richiedono la divulgazione di una retribuzione solo quando l'importo è stato definito. "Per me, la prova è il 'test della morte': se morissi oggi, i miei eredi potrebbero obbligare la Nissan a pagare qualcosa di diverso dal mio assegno di pensione? La risposta è un inequivocabile 'no'", ha affermato.

Le offerte di GM e Ford. Ghosn ha replicato anche alle accuse di emolumenti eccessivi. Durante la crisi economica sia la General Motors che la Ford avrebbero provato a ingaggiarlo ma le offerte sarebbero state respinte e usate come riferimenti per stabilire il valore del suo operato. Ghosn è accusato anche di "violazione della fiducia”, un reato che, ai sensi del codice penale nipponico, si riferisce ai dirigenti che abusano della loro posizione per un guadagno personale. Gli inquirenti sospettano che il manager, per evitare perdite personali, abbia temporaneamente obbligato la Nissan ad assumere la proprietà di un suo contratto su strumenti derivati. Ghosn avrebbe quindi ripreso in mano in contratto qualche mese dopo con il sostegno di una lettera di credito firmata da un amico identificato dal tribunale nell'affarista saudita Khaled Al Juffali. Come ricompensa, la Nissan sarebbe stata obbligata a effettuare pagamenti a favore di Al Juffali per 14,7 milioni di dollari in quattro anni. Ghosn ha spiegato che il contratto era necessario per proteggere i suoi emolumenti dalle oscillazioni valutarie: la Nissan lo pagava in yen mentre le sue spese personali erano per lo più in dollari. Durante la crisi finanziaria iniziata nell'ottobre del 2008 - ha sottolineato -, lo yen si è rafforzato contro il dollaro e il prezzo delle azioni della Nissan, utilizzate come collaterali (ossia garanzie) nel contratto, è diminuito drasticamente. È stato quindi costretto ad aumentare le garanzie con un breve preavviso. Ghosn avrebbe anche preso in considerazione l'ipotesi di dimettersi per utilizzare il suo emolumento standard come garanzia, ma ha deciso di non farlo per un "impegno morale nei confronti della Nissan". Il gruppo - ha assicurato - non ha subito alcuna perdita dall'assunzione temporanea del contratto. Quanto a Juffali, Ghosn non ha fatto alcun cenno nel suo contributo a uscire dalle difficoltà, ma ha definito l'affarista "un sostenitore e partner di lunga data della Nissan" che ha aiutato il produttore di automobili a superare i problemi con il suo attuale distributore in Arabia Saudita. I suoi servizi sono stati "adeguatamente compensati" e "hanno prodotto sostanziali benefici per la Nissan". A sua volta Juffali ha dichiarato di aver ricevuto i 14,7 milioni di dollari per motivi commerciali, tra cui servizi e rimborsi di costi sostenuti, per esempio, per risolvere la disputa con il distributore locale e per negoziare un finanziamento per una fabbrica in Arabia Saudita. Per la Nissan, invece, i pagamenti all’affarista saudita, effettuati tramite un fondo di riserva del ceo, rappresentano dei rimborsi per il contributo nel definire una nuova linea di credito funzionale a gestire le perdite sui derivati.

La trasformazione della Nissan. La Casa di Yokohama ha poi ribadito di aver scoperto con la sua indagine interna "prove sostanziali e convincenti di cattiva condotta" da parte di Ghosn. Inoltre la decisione presa all'unanimità dal consiglio di amministrazione di rimuoverlo dalla carica di presidente e consigliere è definitiva. Sono tuttavia in molti a ritenere che dietro all'indagine ci sia un complotto orchestrato dall'amministratore delegato Hiroto Saikawa contro chi è stato protagonista del salvataggio della Nissan. E infatti Ghosn ha sfruttato l'udienza per far presente i risultati del suo operato e in particolare nell'aver trasformato, a partire dal 1999, una realtà sull'orlo della bancarotta in un "pilastro dell'economia giapponese". "Abbiamo trasformato la Nissan, facendola passare da una posizione debitoria di 2 trilioni di yen (18,5 miliardi di dollari) nel 1999 a una di liquidità positiva per 1,8 trilioni di yen (16,6 miliardi di dollari) alla fine del 2006, passando da 2,5 milioni di automobili vendute nel 1999 con una perdita significativa, a 5,8 milioni di auto vendute con profitto nel 2016", ha rimarcato Ghosn. "Questi risultati, assicurati insieme al team di dipendenti della Nissan in tutto il mondo, sono la gioia più grande della mia vita, accanto alla mia famiglia". "Ho un sincero amore e apprezzamento per la Nissan", ha aggiunto. "Ho agito in modo onorevole, nel rispetto della legge, con l'autorizzazione e la comprensione dei dirigenti all'interno dell'azienda, con l'unico scopo di supportare e rafforzare la Nissan e contribuire a ripristinare il suo posto come una delle migliori e più rispettate aziende del Giappone". Ulteriori sviluppi della vicenda sono previsti per l'11 gennaio quando la procura dovrà presentare nuove accuse per prorogare la detenzione. In caso contrario il manager dovrà essere scarcerato. Tuttavia, come spesso accade in Giappone (e come già avvenuto con lo stesso Ghosn), le autorità potrebbero emettere un nuovo provvedimento di custodia cautelare con accuse diverse ma collegate alle prime.  

COMMENTI

  • meglio ghosn santo e la nissan fallita......o la nissan primo gruppo al mondo e ghosn con qualche magagna?......tutto il mondo è paese... apparati statali totalmente corrotti ed inadeguati a gestire il merito dei privati, solo grazie ai quali lo stato può esistere.
  • Comunque hanno ragione anche i figli, trattato da criminale come tutti quelli che finisconi in carcere a Tokyo. Dopo tutto quello che ha fatto. Non mi sembra equo.
  • Al momento pare che piu che negare i fatti stia dando una spiegazione diversa in senso di legalità ad un certo suo operato. Interessante la storia del partner arabo. Mi sa che i giapponesi hanno preso due piccioni con una fava.
  • Una telenovela infinita, che nel mio modo di vedere, avvalora sempre più la tesi che Ghosn sia vittima di un disegno ad alti livelli dove non è estraneo nemmeno il governo giapponese, disegno tendente a riprendere in mano la governance dell'alleanza Renault/Nissan/Mitsu oggi sostanzialmente in mano ai francesi... Senza scomodare una delle più potenti mafie come la yakuza, basti ricordare che l'apparato statale ed imprenditoriale nipponico risulta uno dei più corrotti al mondo...
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