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Stellantis
Ancora uno stop per Melfi: cassa integrazione per oltre mille dipendenti

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La carenza di semiconduttori e il calo del mercato hanno determinato nuovi stop produttivi per l’impianto Stellantis di Melfi, in Basilicata: l’azienda, secondo quanto comunicato dalle organizzazioni sindacali, ha deciso di ricorrere ancora una volta allo strumento della cassa integrazione fino al 27 giugno prossimo. Il provvedimento interesserà tra i 1.000 e i 1.500 lavoratori sugli oltre 7 mila impiegati nella fabbrica lucana.

Gli altri provvedimenti. Inoltre - ha rivelato Marco Lomio della Uilm Basilicata- per l’intero mese di giugno sono previsti "11-12 giorni di fermate collettive per le linee di produzione della Jeep Renegade e della Fiat 500X, che valgono circa il 60% della produzione dello stabilimento, mentre prosegue, come previsto dalla cassa integrazione, la produzione della Jeep Compass e dei modelli ibridi prodotti nello stabilimento”. La difficile situazione, hanno spiegato in una nota congiunta Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcf, riflette il "perdurare della crisi di mercato e soprattutto la mancanza dei semiconduttori che sta penalizzando fortemente tutto il settore dell’automotive”. In ogni caso le organizzazioni sindacali sono riuscite a ottenere dalla direzione, sempre per il mese di giugno, una rimodulazione del "calendario delle fermate che, a differenza di maggio, prevede una distribuzione più equa su tutti i turni collettivamente. Inoltre, le fermate singole saranno esclusivamente sul primo turno". Tutto ciò "permette di salvaguardare meglio il salario dei lavoratori, così come per la maturazione dei ratei abbiamo utilizzato dei par, ancora nella disponibilità aziendale, sulla linea Jeep Renegade e 500X che ci permettono la maturazione della festività del 2 giugno ai fini del calcolo complessivo delle giornate lavorate”.

Più ferie. La direzione ha anche comunicato un’ulteriore decisione che va a incidere sulle ferie estive: la fabbrica di Melfi rimarrà ferma dal 9 al 29 agosto. Anche per questo i sindacati lanciano il grido d’allarme sulla "drammatica situazione di mancanza di giornate lavorative soprattutto sulla linea delle Jeep Renedage e 500X, mentre per la Compass la situazione è meno marcata”. Di certo, la combinazione di due crisi sostanzialmente collegate agli effetti della pandemia, quella della domanda e quella dei semiconduttori, ha totalmente e rapidamente modificato le prospettive dell’impianto melfitano: se lo scorso autunno si parlava dello stop alla cassa integrazione e del contestuale rientro in fabbrica di tutti gli operai grazie anche all’attivazione di un terzo turno, oggi il numero delle sospensioni produttive sta diventando superiore ai giorni di lavoro. Su Melfi le prospettive sono rese ancor più cupe dal peggioramento della crisi dei chip, che per ammissione della stessa Stellantis rischia un prolungamento fino a tutto il 2022 seppur con qualche miglioramento a partire dal secondo semestre.

L’iniziativa di Torino. La situazione difficile di Melfi, tra l’altro, è condivisa anche dagli altri impianti del gruppo Stellantis sul territorio nazionale (Cassino, Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco e anche le fabbriche di componentistica), dove è sempre più frequente il ricorso alla cassa integrazione e la produzione procede sostanzialmente a rilento. Per esaminare il quadro complessivo è previsto per metà giugno un incontro a Torino tra i sindacati e i vertici aziendali, ma è difficile che dalla riunione emergano sviluppi positivi alla luce di quanto sta avvenendo in tutto il mondo. Intanto, nel capoluogo piemontese le istituzioni cercano di individuare alternative e soluzioni. Il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno a favore del settore automotive. Il documento, nel ribadire la necessità di armonizzare gli obiettivi del Pnrr sull'auto green, auspica un ruolo attivo dello Stato su investimenti e salvaguardia dell'occupazione nel settore e candida il capoluogo piemontese a ospitare una delle gigafactory per la produzione di batterie che il gruppo Stellantis intende realizzare in Europa. 

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