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Sorpresa: agli italiani piace l'auto elettrica, anche se con tanti "ma"

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Sorpresa: agli italiani piace l'auto elettrica, anche se con tanti "ma"
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Sullo sfondo di un mercato globale alle prese con la crisi dei semiconduttori e della catena delle forniture, e con un preoccupante stallo sul fronte delle immatricolazioni (a fine anno dovrebbero attestarsi a quota 80 milioni, solo 3 milioni in più rispetto al tragico 2020), spicca il clamoroso incremento della propensione all’acquisto di auto elettriche da parte dei consumatori. È quanto emerge dal consueto Global Automotive Outlook di AlixPartners, che per l’occasione ha affiancato il report a un sondaggio riguardo ai criteri di scelta della vettura, intervistando un campione internazionale di 8 mila consumatori in Cina, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti.   

I “Bev believers”. Il sondaggio rivela che la percentuale di guidatori intenzionata ad acquistare come prossimo veicolo un’auto esclusivamente elettrica è più che raddoppiata rispetto al 2019, passando dall’11 al 25% a livello globale. Ma c’è un dato che colpisce in modo ancor più stupefacente, pur con tutti i caveat che vanno soppesati quando si tratta di un’indagine di mercato, ed è quello che riguarda l’atteggiamento degli italiani verso la mobilità elettrica: ebbene, il 38% dichiara che, molto probabilmente, come prossima auto acquisterà una Bev: si tratta della percentuale più alta in Europa (più del doppio rispetto a Francia e Germania, ferme rispettivamente al 14 e al 17%) e seconda solo alla Cina (50%). Restano le preoccupazioni legate all’autonomia della batteria (criticità segnalata nel 42% delle risposte), alla scarsità dei punti di ricarica (41%) e al prezzo del veicolo (30%), ma sull’altro fronte fanno premio il trend di progressivo calo proprio nella spesa per l’acquisto e la maggiore disponibilità di modelli, anche di fascia più bassa. La chiave resta comunque l’extra investimento necessario per portare a casa una vettura a batteria: l’11% dei campione a livello mondiale si dice disposto a spendere il 25% in più per comprare una Bev, percentuale che sale al 27% con un costo aggiuntivo contenuto al 10% e al 73% con prezzi alla pari tra un’elettrica e una termica della stessa classe; gli italiani, in base ai dati della survey, sembrano più “Bev believers” (così li definisce lo studio), tanto che il 15% e il 39% degli intervistati non rinuncerebbe all’acquisto anche di fronte a un listino più caro rispettivamente del 25% e del 10%. L'indagine mostra altresì che i consumatori, in particolare gli acquirenti attuali o prospettici di auto elettriche, sono fedeli alla loro scelta (il 92% di chi possiede una Ev è orientato a fare il bis) e mediamente molto più propensi all’acquisto online: il 42% degli interessati a comprare una vettura elettrica predilige il canale digitale a quello tradizionale (la quota scende al 26% sul campione domestico). “Le auto a batteria sono ormai considerate la soluzione per la mobilità privata e i consumatori hanno un interesse e una propensione all’acquisto molto maggiore. Rimangono alcune sfide da affrontare in termini di sostenibilità, soprattutto in considerazione dei costi delle materie prime e, per l’elettrico in particolare, anche dello sviluppo delle infrastrutture, di modelli commerciali più orientati all’online e della riduzione del prezzo dei veicoli”, sintetizza Dario Duse, managing director di AlixPartners.

Niente inversione di tendenza. Tornando al mercato, le immatricolazioni torneranno ai livelli del 2019 solo nel 2025. A rallentare la ripresa dell’industria contribuisce la crisi delle forniture e dei semiconduttori in primis, mentre l’impennata dei prezzi delle materie prime colpisce l’auto più di tutti gli altri settori industriali e mette potenzialmente a rischio un terzo dei profitti del comparto: secondo lo studio AlixPartners, il costo delle materie prime utilizzate per costruire veicoli ha registrato in Europa un incremento dell’87% rispetto al 2019; anche se per ora è visibile più sui conti dei fornitori, si trasmetterà ai costruttori considerando che non ci si aspetta un’inversione di tendenza nel 2022. Questa situazione pesa ulteriormente sulla sostenibilità economica delle vetture elettriche, che sono gravate da un peso maggiore derivante anche dall’utilizzo di materie prime a costi elevati come rame, alluminio e nickel.

COMMENTI

  • Bisogna imparare a leggere e ragionare sui dati , dato che emergono dallo studio limiti ben precisi di costi: il 73% a livello mondiale è disposto ad acquistare un BEV, ma "con prezzi alla pari tra un'elettrica e un atermica della stessa classe" (non vedo cenni al dato italiano al riguardo), ma se il prezzo è superiore del 25% il campione in Italia scende drasticamente al 15%. se ho ben letto. Considerando le differenze di listino, senza incentivi, c'è molta differenza con quanto si è disposti a spendere.Mi sembra avventato quindi affermare, come fa Duse, che "le auto a batteria sono ormai consideratela soluzione per la mobilità privata". Giungo alla conclusione che ormai da tempo stiamo assistendo ad un autentico "lavaggio del cervello" per inculcare nelle menti dei cittadini che devono assolutamente acquistare un BEV. Capisco le ambasce dei produttori, vincolati come sono ai limiti di emissioni medie su quanto venduto e che quindi devono assolutamente aumentare la quota di BEV sul totale, ma temo che tra non troppo tempo il tutto finirà in una drastica diminuzione delle vendite complessive e molta gente tornerà a girare a piedi o in bicicletta
  • Ma non vi vergognate a scrivere ste panzane???? Il 50% degli italiani non ha intenzione di cambiare l'auto neanche sotto minaccia, dato che non ha i soldi per pagarsela!!!! E secondo voi il 40% è intenzionato a spendere il doppio di un'auto normale??? Ma per favore, va bene portare avanti la crociata elettrica con fervore (evidentemente vi conviene così) ma certe panzane vanno oltre al senso del ridicolo.