Industria e Finanza

Caro carburanti
La Procura indaga, le associazioni protestano

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Non si placano le polemiche intorno ai prezzi dei carburanti, anche a seguito delle dichiarazioni choc del ministro Cingolani che ha parlato di “aumenti irragionevoli” e di una “colossale truffa in atto”. La Procura di Roma, infatti, ha aperto un’indagine nei confronti di ignoti per valutare la sussistenza di eventuali ipotesi di reato e per individuare la dinamica degli incrementi del costo alla pompa dei prodotti petroliferi. Agli accertamenti, sollecitati anche dalle associazioni dei consumatori, si dedicherà la Guardia di finanza. Dal canto suo, FederPetroli ha sostenuto che le parole del ministro Cingolani si riferiscono a una situazione internazionale e non solamente all’Italia.

Riduzioni invocate. Intanto monta la protesta delle associazioni di categoria interessate dai rincari, in particolare quella degli autotrasportatori che avevano indetto uno sciopero per il 14 marzo, bocciato però dalla Commissione di garanzia degli scioperi: in Sardegna si sono comunque registrati fermi spontanei dei Tir. La richiesta è di un intervento governativo sulla componente fiscale del costo dei carburanti, sulla falsariga di quello ipotizzato in Germania dove, per far fronte alla situazione, il ministro delle Finanze Christian Lindner starebbe pensando a un contributo statale che permetta di mantenere il prezzo della benzina sotto la soglia dei due euro al litro, con una riduzione nell’ordine dei 20 centesimi rispetto alla media del mercato.

Caro metano. Anche per il gas, comunque, la situazione è critica. Assogasmetano è intervenuta in un’audizione informale presso le commissioni della Camera Ambiente e Attività produttive, riunite per valutare misure urgenti per il contenimento dei costi dell’energia. Nel corso dell’intervento, il presidente dell’associazione Flavio Merigo ha parlato di una situazione drammatica del settore, con i costi del gas naturale aumentati di dieci volte e quelli dell’elettricità, utilizzata per la compressione e l’erogazione del gas, cresciuti di quattro volte. La combinazione dei due fattori con l’aumento conseguente dell’Iva sta portando a prezzi alla pompa molto alti, quando non esorbitanti (si parla di 4-5 euro al kg in alcune zone del Paese), e alla chiusura di alcune stazioni di servizio, di fatto inattive per mancanza di clienti. Con grave danno per oltre un milione di utenti delle vetture a gas. L’associazione chiede una riduzione dell’Iva sul gas analoga a quella già praticata per le utenze domestiche e industriali, cioè dal 22 al 5%, e la possibilità di ricorrere, anche solo per un periodo limitato, a un regime di prezzi amministrati.

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