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Carburanti ed energia
Tutti i numeri dell'impennata

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Gli ultimi mesi sono stati contraddistinti da un forte rincaro dei carburanti, solo parzialmente compensato dal taglio delle accise deciso dal governo e prorogato più volte come misura per alleviare le conseguenze per le tasche non solo degli automobilisti. Di certo l’andamento dei listini alla pompa ha anche delle implicazioni sulle scelte dei consumatori e sulla loro propensione all’acquisto. Basti pensare a quanto abbia influito, negli anni passati, il boom del common rail sulle vendite di auto: la maggior parte dei consumatori si è lanciata sui diesel di nuova generazione, anche di piccola cilindrata, per approfittare dei risparmi garantiti dai minori consumi e dal prezzo più basso del gasolio. Oggi, il quadro è reso decisamente più complicato dalle conseguenze di molteplici fattori (inflazione galoppante, effetti della guerra in Ucraina, difficoltà logistiche, rincari delle materie prime e via discorrendo), nonché dalle tariffe dell’elettricità, un’incognita da considerare con grande attenzione visto quanto le Case siano al momento sempre più concentrate sul lancio di auto a batteria.

Il quadro semestrale. Immaginiamo, allora, di essere un potenziale acquirente di un’auto nuova e focalizziamo la nostra attenzione sull’andamento dei carburanti per valutare quale sia la miglior alimentazione da scegliere. Partiamo dai combustibili tradizionali e limitiamo il nostro sguardo al primo semestre per avere un quadro il più possibile omogeneo visto che negli ultimi giorni i listini hanno imboccato un trend discendente. Facendo riferimento ai dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero dello Sviluppo Economico, elaborati da Staffetta Quotidiana, la benzina è passata, in media, dagli 1,725 euro al litro del 31 dicembre 2021 ai 2,070 euro del 30 giugno 2022, per una variazione del +20% (senza il taglio delle accise sarebbe stata ovviamente più elevata). Il diesel, invece, ha subito un incremento del 28,3% a 2,035 euro, mentre sono risultati più stabili gli altri carburanti tradizionali: +2% per il Gpl (0,823 euro/litro), +3,2% per il metano (1,853 euro/kg) e -18% per il Gnl (1,898 euro/kg). In teoria un automobilista sarebbe propenso a scegliere il Gpl visti i prezzi bassi, ma la sua scelta, in questo caso, sarebbe legata anche alla disponibilità delle stazioni di rifornimento e lo stesso vale per il metano e il Gnl. Bisogna, però, considerare anche come i carburanti “gassosi” scontino degli svantaggi rispetto a benzina e diesel: il Gpl, per esempio, rende meno della verde e pertanto il consumo è superiore del 10% circa. Il metano, poi, non garantisce più i risparmi del passato visto che i prezzi sono doppi rispetto allo scorso anno. Se poi limitiamo il confronto a benzina e gasolio è quest’ultimo carburante a continuare a vincere la partita. Peccato che le auto diesel paghino da anni la demonizzazione post-dieselgate e oggi siano oggetto di continue e spesso controproducenti limitazioni alla circolazione.

Effetto elettrico. L’eventuale acquirente, tra l’altro, si trova alle prese con un processo di scelta reso ancor più complesso dall’incognita dell’elettrico. Al di là degli attuali freni all’adozione della mobilità alla spina, ormai noti anche al grande pubblico (autonomia e disponibilità di un’adeguata rete di ricarica), quanto potrebbe influire l’andamento delle tariffe sulla scelta d’acquisto? Cerchiamo, innanzitutto, di semplificare il più possibile il discorso partendo dalle tariffe domestiche. Stando ai dati dell’autorità di riferimento, l’Arera, i prezzi per un consumatore domestico tipo servito in maggior tutela (una famiglia non legata a contratti da mercato libero, con 3 kW di potenza impegnata e 2.700 kWh di consumo annuo) sono passati da 29,7 centesimi al kWh a 41,34, con un aumento di quasi il 40%. Ovviamente – ed è bene rimarcarlo - , per chi può affidarsi a un proprio impianto fotovoltaico il discorso cambia totalmente con costi di ricarica che possono anche essere pari a zero. I 3 kW di potenza impegnata, però, sono un fattore decisamente limitante. È probabile, dunque, che il nostro ipotetico consumatore voglia affidarsi a una ricarica più veloce. Vediamo, allora, quanto sono aumentate le tariffe di Enel X, l’operatore di riferimento in Italia grazie al maggior numero di colonnine installate: lo scorso febbraio, le sue tariffe sono passate da 0,45 a 0,58 euro/kWh per le ricariche fino a 22 kW e da 0,50 a 0,68 per quelle fino a 100 kW (evitiamo opportunamente di prendere in considerazione le quasi introvabili colonnine ultra-fast da 150 kW e oltre), con un incremento, rispettivamente, del 29% e del 36%. Gli aumenti sono stati inferiori a quelli dei prezzi dell’energia elettrica domestica ma superiori a quelli di diesel e benzina.

Scelta difficile. C’è da dire, però, che il ricorso a formule di abbonamento può consentire consistenti risparmi: con Ionity il prezzo del kilowattora arriva a più che dimezzarsi (da 0,79 euro a 0,35 euro) con la sottoscrizione di un abbonamento da circa 18 euro al mese. Di certo, quantomeno per ora, le tariffe per le ricariche sembrano godere di una maggior stabilità rispetto a carburanti tradizionali fortemente legati alla volatilità del mercato petrolifero. È comunque evidente come il quadro sia molto incerto e non lasci presagire una scelta facile al nostro consumatore tra il nuovo che avanza e il vecchio che arretra, ma solo in apparenza visti i numeri ancora limitati della mobilità elettrica. Quantomeno in Italia.

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