Si allunga l'elenco dei costruttori pronti a sfidare la decisione della Commissione Europea di imporre i dazi sulle elettriche costruite in Cina: anche la Tesla, infatti, ha deciso di aderire alla causa promossa da BMW, BYD, Geely e Saic presso la Corte di Giustizia dell'Unione.
L'iniziativa. La decisione della Casa texana è abbastanza sorprendente, perché la stessa Tesla era riuscita a spuntare condizioni quasi di favore rispetto agli altri costruttori penalizzati dalle tariffe doganali supplementari entrate in vigore in autunno. Attualmente, l'azienda guidata da Elon Musk esporta in Europa le Model 3 prodotte a Shanghai, pagando un dazio aggiuntivo di appena il 7,8%, tasso di molto inferiore al 20,7% gravante sulle BMW (per non parlare del 35,3% della Saic). BYD e Geely, invece, pagano, rispettivamente il 17% e il 18,8% in più. Si tratta - ed è bene precisarlo - di aliquote aggiuntive rispetto al 10% applicato da sempre sulle merci importate dalla Cina. Solo per fare qualche esempio, la tariffa a carico della Tesla sale quindi al 17,8%, mentre balza al 45,3% per la Saic, l'azienda proprietaria di uno dei marchi più rampanti del mercato europeo, la MG. La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che ha sede in Lussemburgo, è composta da due corti: la Corte di giustizia e il Tribunale. E sarà proprio quest'ultimo, in quanto responsabile di eventuali contenziosi doganali, a giudicare in merito alla causa promossa dalle Case automobilistiche contro Bruxelles.
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