Continua il muro contro muro tra Pirelli e il suo azionista Sinochem. La proposta del colosso cinese di scorporare il business del Cyber Tyre per uscire dall’attuale stallo nella governance ed evitare possibili criticità negli Stati Uniti è stata bocciata non solo dal secondo azionista, Camfin, ma anche dal Cda della società della Bicocca.
Il consiglio di amministrazione, infatti, “ha condiviso a maggioranza, con 9 voti favorevoli e 5 contrari, le valutazioni dell’amministratore delegato Andrea Casaluci”, secondo cui le attività Cyber Tyre devono continuare a essere esercitate e sviluppate “in modo pienamente integrato, anche sul piano funzionale e organizzativo, con tutte le altre attività del gruppo”. E che “le stesse debbano essere gestite in piena coerenza e nel rispetto dell’impostazione strategica e industriale” definita dallo stesso ad.
Dallo scorporo solo danni per Pirelli
In sostanza, Pirelli esclude esplicitamente “qualunque progetto o iniziativa che possa condurre a forme di compartimentazione, separazione o segregazione, anche solo parziale e di qualunque natura” delle attività oggetto del contenzioso con Sinochem. Non a caso, sono stati proprio i rappresentanti di quest'ultima a esprimere voto contrario durante la riunione del consiglio.
La posizione del management si basa anche su un’analisi dello scenario competitivo automotive, oggi dominato da sistemi e veicoli sempre più integrati e connessi. In questo contesto, “il pneumatico ha subito una radicale trasformazione, diventando un sistema complesso e tecnologicamente avanzato capace di raccogliere, elaborare e trasmettere dati”. Esattamente ciò che fa il Cyber Tyre.
Data la sua importanza strategica, uno scorporo “minerebbe in modo irreversibile il modello integrato di business”, nel quale tecnologia, innovazione, sviluppo prodotto, produzione e commercializzazione vivono in un costante interscambio di informazioni. Inoltre, Pirelli rischierebbe di non poter accedere ai relativi brevetti e quindi a un know‑how fondamentale, “in piena contraddizione con i principi alla base dello Statuto della società”.
Lo scorporo comporterebbe anche un “rallentamento e impoverimento tecnologico”, con la perdita del vantaggio competitivo e dell’attuale leadership nella innovazione. A questo si aggiungerebbero minori sinergie, maggiori costi dovuti alla duplicazione delle strutture operative, una “significativa distruzione di valore e una conseguente minore solidità finanziaria”.
Infine, secondo il board, lo scorporo non permetterebbe comunque di superare le limitazioni imposte dalla normativa USA.
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