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Germania
“Fermate le auto termiche nel 2030”: gli ambientalisti perdono il ricorso contro BMW e Mercedes

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Un’importante associazione ambientalista tedesca ha subito l’ennesima sconfitta nella sua battaglia legale per ottenere il divieto alla vendita di auto endotermiche dal 2030 in poi. La Corte federale di Giustizia della Germania (Bundesgerichtshof - BGH), analoga alla nostra Corte di Cassazione, ha infatti respinto la causa promossa da Deutsche Umwelthilfe contro BMW e Mercedes per la presunta violazione delle leggi nazionali sul clima.

“Fermate le auto termiche nel 2030”: gli ambientalisti perdono il ricorso contro BMW e Mercedes

Le richieste deigli ambientalisti

L’associazione mirava a ottenere un provvedimento legale che vietasse alle case automobilistiche di vendere nuove auto con motore a combustione dopo il mese di novembre 2030, sostenendo che, in caso contrario, avrebbero superato i limiti di emissioni di gas serra dannosi per il clima.

I ricorrenti, nelle persone di tre rappresentanti di Deutsche Umwelthilfe e.V. (associazione tedesca per la tutela ambientale), hanno in particolare depositato due richieste. La prima verteva sulla possibilità di consentire la vendita di nuove auto termiche dopo il 31 ottobre 2030 “se emettono determinati gas serra durante il loro utilizzo, a meno che non siano alimentate esclusivamente da combustibili che non causano un aumento di questi gas serra nell’atmosfera”.

La seconda, ancor più complessa, prevedeva l’immissione sul mercato di vetture a combustione interna fino al 31 ottobre 2030, a condizione che, dall’1 gennaio 2022, non avessero emesso più di 604 tonnellate di CO2 (per BMW) o 516 milioni di tonnellate (per Mercedes) durante il loro utilizzo, “a meno che non siano alimentate esclusivamente con carburanti che non comportino un aumento dei gas serra nell’atmosfera”.

“Fermate le auto termiche nel 2030”: gli ambientalisti perdono il ricorso contro BMW e Mercedes

Vicenda conclusa?

In altre parole, Deutsche Umwelthilfe chiedeva di stabilire precisi quantitativi di CO2, nella convinzione che i costruttori “possano consumare solo una quantità specifica” di anidride carbonica al fine di raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

A sostegno della sua tesi, l’associazione ha invocato una storica sentenza emessa nel 2021 dalla Corte costituzionale federale: i giudici avevano richiesto al legislatore di fissare obiettivi concreti di riduzione delle emissioni anche dopo il 2030 per evitare “le enormi restrizioni” a danno delle future generazioni derivanti dal mancato raggiungimento dei target climatici dell’Accordo di Parigi.

Tuttavia, già l’anno successivo la stessa corte costituzionale stabilì che i vari Land tedeschi non erano tenuti per legge a istituire vincoli sulle emissioni, poiché tale responsabilità spettava al governo federale.

Mentre il caso originario riguardava un obbligo in capo allo Stato, quello all’esame della BGH verteva su singole aziende e sulla possibilità che potessero essere ritenute legalmente responsabili delle proprie emissioni. In pratica, la domanda era sempre la stessa: le aziende possono o no essere obbligate, in sede civile, ad attuare specifiche misure climatiche anche al di fuori delle normative governative?

La corte ha risposto negativamente, statuendo non solo che le singole aziende non devono rispettare un “budget di CO2”, ma anche che i privati cittadini “non possono pretendere che i produttori di autoveicoli cessino di immettere sul mercato autovetture con motore a combustione prima della scadenza dei termini previsti dal Regolamento UE sulle emissioni delle autovetture”.

La BGH, in qualità di tribunale di ultima istanza nella gerarchia tedesca dei gradi di giudizio, dovrebbe quindi aver chiuso la questione respingendo il ricorso di Deutsche Umwelthilfe e confermando le analoghe decisioni già prese dai tribunali di grado inferiore di Monaco e Stoccarda. Tuttavia, l’associazione si è riservata la possibilità di ricorrere alla Corte costituzionale, una volta esaminato il dispositivo della sentenza.

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