Vi ricordate le tante startup "anti-Tesla" spuntate dal nulla negli anni scorsi e capaci di raggiungere valutazioni stratosferiche a Wall Street? Dire che se la passano male è un eufemismo: c'è chi è fallito miseramente (Fisker, Arrival, Workhorse, Bollinger Motors, Canoo), chi è diventato uno scandalo finanziario (Nikola) e chi è riuscito a salvarsi per il rotto della cuffia ma rimane lontanissima dai livelli commerciali e produttivi della Tesla. Tra queste figurano, per esempio, Faraday Future, Rivian e Lucid Motors.
Proprio quest'ultima, però, è finita di nuovo nel tritacarne di speculazioni che ieri hanno prodotto un crollo in Borsa di oltre il 50%. Tutto è partito da alcune indiscrezioni lanciate da un sito specializzato (eletric-vehicles.com), secondo cui l'azienda californiana starebbe valutando due opzioni: procedere con il delisting da Wall Street per tornare totalmente privata oppure presentare l'istanza per accedere allo strumento dell'amministrazione controllata ai sensi del famoso Chapter 11 della legge fallimentare statunitense.
La smentita del management
Le indiscrezioni si inseriscono in una situazione non certo florida per l'azienda. Di recente, Lucid ha nominato quale nuovo amministratore delegato Silvio Napoli, manager italiano con un lungo passato ai vertici del gruppo svizzero Schindler, che ha lanciato un piano di ristrutturazione che porterà entro l'anno al taglio di oltre 2.000 dipendenti.
Il management ha però escluso di essere sull'orlo della bancarotta: "L'azienda dispone di liquidità sufficiente per proseguire le proprie attività anche il prossimo anno e non ha costituito alcun comitato speciale del Consiglio di amministrazione per esaminare gli scenari riportati. Il nostro obiettivo è migliorare l'esecuzione, rafforzare le attività e posizionare Lucid in modo da poter realizzare appieno il potenziale della sua tecnologia, dei suoi prodotti e della sua innovazione".
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