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Mercato italiano
Continua l'emorragia di immatricolazioni: -24,6% a novembre

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Continua l'emorragia di immatricolazioni: -24,6% a novembre
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Il mercato italiano dell’auto non frena la sua caduta neanche a novembre, ma non mancano lievi segnali di miglioramento. Secondo i dati diffusi dal ministero dei Trasporti, lo scorso mese le immatricolazioni si sono attestate su 104.478 unità, il 24,6% in meno rispetto al pari periodo dell'anno scorso. La causa è sempre legata alla scarsa disponibilità di prodotto causata dalla crisi dei chip. Tuttavia, anche grazie ai pochi incentivi messi a disposizione dal governo, non mancano segnali di leggera ripresa rispetto al mese di ottobre quando le registrazioni sono state pari a 101.015 unità e il calo era stata decisamente più profondo (-35,7%).

Il cumulato annuo. L'andamento di novembre, che rispetto al livello pre-covid del 2019 mostra un declino di quasi il 31%, implica, comunque, un nuovo peggioramento per i dati del cumulato annuo. Infatti, tra gennaio e novembre, l’immatricolato si attesta su 1.371.166 unità, con un aumento dell'8,6% rispetto al corrispondente periodo del 2020. Si tratta di un'ulteriore riduzione del tasso di crescita rispetto ai primi dieci mesi, che hanno mostrato un aumento del 12,7%. In ogni caso, il confronto con il 2019 è impietoso: sono oltre 400 mila le immatricolazioni andate perse, per una variazione percentuale del 22,8. 

Stellantis. Il gruppo Stellantis ha immatricolato 36.482 auto, il 33,3% in meno rispetto a un anno fa, quando FCA e PSA non erano ancora confluite nel nuovo gruppo euro-americano. Quasi tutti i nove marchi chiudono il mese con segno meno: -51,9% per l'Alfa Romeo (954 immatricolazioni), -36,1% per la Citroën (4.376), -28,7% per la Fiat (15.251), -40,5% per la Jeep (4.182), -24% per la Lancia (3.207), -30,3% per la Opel (3.356), -41,1% per la Peugeot (4.657) e -32,8% per la Maserati (121). L'unica eccezione è DS con un +6,5% e 378 registrazioni.

Gruppo Volkswagen. Andamento negativo pure per il gruppo Volkswagen: le 15.559 immatricolazioni di novembre implicano una flessione del 28,63%. L'Audi perde il 39,5% (3.290 registrazioni), la Seat il 31,2% (1.476), la Skoda il 41% (1.348) e la Volkswagen il 26,7% (8,723). Inoltre, la Lamborghini scende dell'11,8%, passando, però, solo da 17 a 15 immatricolazioni, mentre il marchio Cupra, all'ottavo mese di presenza nel conteggio delle immatricolazioni, arriva a 707 registrazioni, contro le 618 di ottobre.

Renault e Ford. Il gruppo Renault fa poco meglio del mercato, ma risulta comunque in calo: il costruttore transalpino ha targato 12.180 auto, il 21,4% in meno rispetto a novembre 2020. Di queste, 5.842 sono del marchio della Losanga (-37,3%) e 6.338 della Dacia (+2,4%). In forte flessione risulta anche la Ford, che con 4.832 immatricolazioni e un -41,9%.

BMW e Daimler. Per il gruppo BMW le registrazioni sono 5.162, il 25,7% in meno a causa del -28,1% subito dal marchio omonimo (3.519 registrazioni) e del -20,1% della Mini (1.643). Pesante anche la Daimler: le 3.856 vetture targate si traducono in una contrazione del 22,7%, con la Mercedes in discesa del 24,1% (3.232) e la Smart in calo del 14,3% (624).

Le asiatiche. Tra i costruttori orientali, il gruppo Toyota immatricola 6.887 veicoli e flette del 14,8%: il marchio omonimo, con 6.437 auto targate, scende del 16,7% mentre la Lexus, con 450, balza del 25,4%. Male anche la Suzuki con un -32,3% (2.497 unità), la Nissan con un -21% (2.350), la Honda con un -8,4% (538), la Mitsubishi con un -1,8% (213) e la Mazda con un -2,2% (873), mentre la Subaru guadagna il 7,3% (222). In grande spolvero le coreane: grazie a 3.842 immatricolazioni, la Hyundai sale del 44,1%, mentre la consociata Kia, con 3.872 unità, migliora del 37,9%.

Tesla in crescita. Tra gli altri marchi del segmento premium, la Volvo ha immatricolato 2.350 vetture perdendo il 6,4%, mentre il gruppo Jaguar Land Rover registra un -36% e 902 immatricolazioni, di cui 219 per il marchio del Giaguaro (-42,7%) e 583 per il brand delle fuoristrada (-33,1%). Andamento positivo per la Tesla (438 immatricolazioni e +66,5%), la Porsche (-669 auto e un +34,3%) e la Ferrari  (43 unità e +4,9%).

La top-ten. Nella classifica dei modelli più popolari svetta sempre la Fiat Panda, con 8.815 unità, mentre la seconda posizione è occupata dalla Lancia Ypsilon, con 3.208 esemplari, e la terza dalla Dacia Duster (2.994). Seguono, nell'ordine, la Dacia Sandero (2.971), la Fiat 500 (2.918), la Citroën C3 (2.673), la Toyota Yaris Cross (2.657), la Volkswagen T-Roc (2.420), la Jeep Compass (2.197) e la Jeep Renegade (2.087).

Frenano le ibride plug-in. Sul fronte delle alimentazioni, i dati forniti dall'Unrae mostrano per la prima volta da diversi mesi una battuta d'arresto per le ibride plug-in. Nel complesso, l’aggregato delle auto ricaricabili (Phev ed Ev) cresce del 24,2% rispetto a novembre 2020 e vede la propria penetrazione migliorare dal 5,8% al 9,5%. In particolare, le elettriche pure (5.098) registrano un incremento del 49,5% e salgono dal 3,1% al 6% del mercato, mentre le ibride plug-in, nonostante un calo del 4,2% (2.913), passano dal 2,7% al 3,4%. Le ibride non ricaricabili flettono per il secondo mese di fila: sono 26.842, lo 0,9% in meno, ma la loro quota sale comunque dal 24,2% al 31,8%. All'interno di tale segmento, le full hybrid sono 9.156 (+19,9% con una quota dal 6,8% al 10,8%), mentre le mild hybrid sono 24.318 (-1,6% e penetrazione in crescita dal 22,1% al 28,8%). Tra le motorizzazioni tradizionali, le diesel perdono il 49,5% (13.180) e scendono dal 23,3% al 15,6% del mercato. Le auto a benzina, con un -35,2% e 25.149 immatricolazioni, passano dal 34,7% al 29,8%.

Fiat 500 torna al vertice delle Ev. All’interno dell’aggregato delle sole elettriche, la Dacia Spring perde la prima piazza della top 10 e la Fiat 500 riconquista la cima, con 946 registrazioni. Seguono la Renault Twingo (656), la Volkswagen Up! (570), la Smart fortwo (543), la Dacia Spring (416), la Volkswagen ID.3 (354), la Tesla Model Y (325), la Peugeot 208 (265), la Mini (255) e la Volkswagen ID.4 (222). 

L'andamento dei canali commerciali. Quanto ai canali di vendita, quello dei privati si contrae del 17%, il noleggio a lungo termine del 26,1% e quello relativo alle società del 14,9%. Pesanti i cali del noleggio a breve termine (-72,9%) e delle autoimmatricolazioni (-65,9%).

Stabile la CO2. Le emissioni medie di CO2 risultano pari a 114,9 g/km, un dato stabile rispetto a ottobre scorso ma in discesa rispetto ai 127,7 di novembre 2020. Nei primi 11 mesi dell'anno, la media si è attestata su 120,8 g/km, contro i 134,2 di un anno fa. Lo scorso mese sono state immatricolate 6.961 auto (6,5% del mercato) con emissioni inferiori ai 20 g/km e 5.248 vetture (4,9% del totale) nella fascia 21-60 g/km. Sono state invece 67.215 le registrazioni di modelli con CO2 compresa tra i 61 e i 135 g/km, il 74,4% del totale. Oltre a queste tre fasce, le cui vetture rientrano negli incentivi, sono state registrate anche 22.373 auto (21% del mercato) con emissioni comprese tra i 136 e i 190 g/km, mentre i modelli con valori superiori ai 190 g/km sono stati 1.698, pari all’1,6% del mercato.

Il commento dell'Unrae. L’Unrae, nel commentare i dati di novembre, pone l'accento soprattutto sulla mancanza di una politica di sostegno a favore dell'intero comparto auto. "Non si può accompagnare in modo efficace e sostenibile la transizione verso la decarbonizzazione se non si interviene sostenendo la domanda con un piano strutturale e pluriennale anche per il ricambio del parco circolante", afferma il presidente Michele Crisci. "Per una maggiore diffusione delle nuove tecnologie sono necessari incentivi anche a fronte di rottamazione, altrimenti vanificheremo gli effettivi benefici ambientali". Per l’associazione, come per altri osservatori, nel nostro Paese manca ancora una strategia per accompagnare la transizione energetica nel mercato delle autovetture e dei veicoli commerciali: "Purtroppo – sottolinea Crisci - si deve constatare un certo disinteresse nelle Istituzioni di governo per il comparto automotive e il suo indotto, un settore produttivo che occupa 1,2 milioni di lavoratori e garantisce un gettito fiscale di 76 miliardi di euro l’anno".

COMMENTI

  • Le auto non si vendono perché sono un lusso ormai
  • Beni di lusso
  • Mi sembra semplicistico dare la colpa del calo alla carenza di microchip. Nella zona dove abito (Emilia Romagna) c'è, tanto per fare un esempio, abbondanza di Jeep Renegade a km0. Come altri rilevano qui sotto, le cause sono più profonde: dalla crisi economica ad una sorta di "arbitraggio" che probabilmente i costruttori fanno per orientare le vendite in modo da non sfondare i limiti europei sulle emissioni di CO2 ed evitare così le costosissime multe. Comunque, se veramente la causa del calo fosse la carenza di microchip diventerebbe assurda la richiesta di incentivi per un prodotto che non è poi disponibile. Anche l'UNRAE dovrebbe avere un minimo di decenza nel fare i propri comunicati, i consumatori non sono bambini cui raccontare le favole.
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  • Brutto dirlo ma per i costruttori non è un problema dato che stanno facendo utili record. Forse lo è per i concessionari e l’indotto.
  • Sarebbe bello avere dei dati su quanti, tra coloro che comprano plug in, ricaricano effettivamente la batteria e se le emissioni di CO2 stanno davvero scendendo o se invece stiamo solo facendo peggio
  • Continuassero a sponsorizzare solo le elettriche. Mi spiace solo per tutti i posti di lavoro a rischio.
  • Alzi la mano chi si aspetta una veloce ripresa delle vendite.
  • Con le notizie di prossimi aumenti luce gas nel 2021 a due cifre(e di questi aumenti non potrai farne a meno) cambiare vettura è l'ultimo dei pensieri.
  • la crisi dei chip è un palliativo per nascondere la vera motivazione ovvero la crisi economica. Eicordo che l'auto è ormai da tempo un mercato di "sostituzione" ovvero non è un mercato in espansione come "numero circolante" ma bensì un mercato statico in cui si sostituisce un'auto vecchia con una nuova, e non è un mercato di "prima necessità" , ne consegue che in caso di incertezze economiche o sui livelli di tassazione, si tiene la vecchia più a lungo nonostante gli incentivi che poi essendo ormai tutte estere significa dare i soldi italiani all'estero, ovvero francia e germania, quindi controproducenti per l'economia italiana. Ricordo che oggi le auto cmq prodotte completamente in italia sono una minima percentuale. Poi l'incertezza sul termico e la scarsa affidabilità dell'elettrico, durata batterie e limitata auronomia, fa diffidare ancora di più sull'eventuale sotituzione. Se poi consideriamo chi l'auto la usa per lavoro, quindi si fa i conti in tasca e ci pensa bene, personalmente prima del covid stavo valutando la sotila crisi dei chip è un palliativo per nascondere la vera motivazione ovvero la crisi economica. Eicordo che l'auto è ormai da tempo un mercato di "sostituzione" ovvero non è un mercato in espansione come "numero circolante" ma bensì un mercato statico in cui si sostituisce un'auto vecchia con una nuova, e non è un mercato di "prima necessità" , ne consegue che in caso di incertezze economiche o sui livelli di tassazione, si tiene la vecchia più a lungo nonostante gli incentivi che poi essendo ormai tutte estere significa dare i soldi italiani all'estero, ovvero francia e germania, quindi controproducenti per l'economia italiana. Ricordo che oggi le auto cmq prodotte completamente in italia sono una minima percentuale. Poi l'incertezza sul termico e la scarsa affidabilità dell'elettrico, durata batterie e limitata auronomia, fa diffidare ancora di più sull'eventuale sotituzione. Se poi consideriamo chi l'auto la usa per lavoro, quindi si fa i conti in tasca e ci pensa bene, personalmente prima del covid stavo valutando la soti
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