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Mercato italiano
Il bilancio del 2022 è nero: immatricolazioni quasi ai minimi storici

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Il mercato italiano dell’auto chiude un altro "annus horribilis". Il 2022, nonostante il rimbalzo autunnale legato alla bassa base di confronto con l’ultima parte del 2021, ha sì beneficiato di una miglior disponibilità di prodotto presso le reti di vendita, ma ha pagato diversi fattori negativi tra cui il flop degli incentivi alla rottamazione e le pesanti incertezze macroeconomiche legate soprattutto alla guerra in Ucraina. I dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili non lasciano adito ad alcun dubbio su una domanda in persistente crisi: l'anno scorso le immatricolazioni si sono attestate su 1.316.702 unità, un livello sostanzialmente in linea con le stime più recenti e inferiore del 9,7% rispetto al 2021. Inoltre, il dato è molto lontano dalla media dei 2 milioni del primo decennio del secolo ed è, semmai, vicino al minimo storico di 1.304.500 registrazioni del 2013. La profondità della crisi è dimostrata dal confronto con il contesto pre-pandemico. Rispetto al 2019, infatti, le immatricolazioni risultano in calo di quasi il 31%. In sostanza, Case e concessionarie hanno perso volumi di vendita per oltre mezzo milione di vetture.

Dicembre di crescita. A rimettere in carreggiata la domanda non è bastato il positivo andamento degli ultimi mesi dell’anno. Da agosto in poi le immatricolazioni hanno imboccato un percorso di crescita a doppia cifra, legato, però, più a un effetto statistico: come detto, hanno influito i bassi numeri dell’anno scorso. Si spiega così l’andamento di dicembre, mese chiuso con 104.915 immatricolazioni e una crescita del 21%, oppure quello di novembre (+14,7%) o di ottobre (+14,6%).  Del resto, anche per quel che riguarda gli ultimi giorni dell’anno appena chiuso, i livelli pre-pandemici sono lontani: rispetto al 2019, la contrazione è del 25% circa.

Stellantis. A dicembre, il gruppo Stellantis ha immatricolato 32.952 auto, il 3,5% in più rispetto a un anno fa. Quasi tutti i nove marchi chiudono il mese in territorio positivo: +70,8% per l'Alfa Romeo (1.664 immatricolazioni), +16,4% per la Citroën (3.386), +27,2% per la DS (665), +21,3% per la Jeep (4.661), +17% per la Lancia (2.586), +156,5% per la Maserati (377) e +12,9% per la Opel (2.611). In calo la Fiat, con un -7,2% (12.526), e la Peugeot (-17,4%, pari a 4.476 auto).

Gruppo Volkswagen. Andamento positivo anche per il gruppo di Wolfsburg, l’anno scorso tra i più penalizzati dalla mancanza di prodotto causata dalla crisi dei chip: in questo caso, le immatricolazioni sono 17.855, per una crescita del 30,7%. L'Audi guadagna il 57,1% (4.710 registrazioni), la Seat lo 0,2% (1.260), la Skoda il 50,4% (2.002) e la Volkswagen il 18% (8.916). Bene anche la Lamborghini, in crescita dell’81,8% (20 immatricolazioni) e la Cupra, in salita dell’89% (947).

Renault e Ford. Performance positive le registra pure il gruppo Renault: il costruttore transalpino ha targato 10.223 auto, l’8,7% in più rispetto a dicembre 2021. Di queste, 5.296 sono del marchio della Losanga (+11,2%) e 4.927 della Dacia (+6,1%). In spolvero anche la Ford: le 4.819 immatricolazioni implicano una crescita del 29,7%.

Le premium tedesche. Per il gruppo BMW le registrazioni sono 5.799, il 16,7% in più grazie soprattutto al +29% messo a segno dalla BMW (4.049 immatricolazioni), mentre la Mini perde il 4,3% (1.750). In forte crescita la Mercedes-Benz, con 4.766 targhe e un miglioramento del 47,5%: il marchio della Stella a tre punte immatricola 4.316 vetture e sale del 56,7, più che compensando il calo del 5,5% subito dalla Smart (450).

Le asiatiche. Tra i costruttori orientali, il Gruppo Toyota targa 8.439 veicoli e guadagna il 32,5%: il marchio delle tre ellissi, con 8.171 immatricolazioni, cresce del 35,4%, mentre la Lexus, con 268, subisce una contrazione del 20%. Bene anche la Suzuki con un +47,8% (2.190 unità), la Nissan con un +31,6% (2.193), la Honda con un +0,9% (324), la Mitsubishi con un +30,6% (205) e la Mazda con un +46,1% (786), mentre la Subaru perde il 49% (128). Prosegue la crescita delle coreane: grazie a 3.178 immatricolazioni, la Hyundai sale del 33,5%, mentre la consociata Kia, con 3.732 unità, migliora del 79,3%.

Tesla in calo. Tra gli altri marchi del segmento premium, la Volvo registra 1.523 vetture, guadagnando l’89,9%, mentre il gruppo Jaguar Land Rover cala (-18,8%): le immatricolazioni sono 510, di cui 43 per il marchio del Giaguaro (-69,5%) e 467 per il brand delle fuoristrada (-4,1%). Andamento negativo per la Tesla (566 immatricolazioni e -10,6%), mentre brillano la Ferrari (24 auto e +140%) e la Porsche (1.208 targhe e +39,3%). 

La top 10. Nella classifica dei modelli più popolari svetta sempre la Fiat Panda con 8.649 unità, mentre la seconda posizione è occupata dalla Jeep Renegade (3.388) e la terza dalla Toyota Yaris (2.799). Seguono, nell’ordine, la Lancia Ypsilon (2.590), la Dacia Sandero (2.479), la Volkswagen T-Cross (2.332), la Toyota Yaris Cross (2.128), la Renault Clio (2.032), la Renault Captur (1.910) e la Citroën C3 (1.855).

La frenata delle ricaricabili. Sul fronte delle alimentazioni, i dati forniti dall'Unrae mostrano ancora una volta una battuta d'arresto per le auto alla spina (ibride plug-in ed elettriche pure), a dimostrazione della scarsa efficacia degli incentivi nel sostenere le nuove forme di mobilità. Nel complesso, l’aggregato delle ricaricabili (Phev ed Ev) perde il 15,7% rispetto a dicembre 2021 e vede la penetrazione scendere dal 13,4% al 9,4%. In particolare, le elettriche pure (4.598) calano del 25,9% e dal 7% al 4,3% del mercato, mentre le ibride plug-in scendono del 4,6% (5.473) e passano dal 6,4% al 5,1%. Continua, invece, la crescita delle ibride non ricaricabili: sono 37.022, il 38,3% in più, e la loro quota sale dal 30,1% al 34,6%. All'interno di tale segmento, le full hybrid sono 10.987 (+27,7%, per una quota dal 9,7% al 10,3%), mentre le mild si attestano su 26.035 unità (+43,4% e penetrazione in crescita dal 20,4% al 24,3%). Tra le motorizzazioni tradizionali, le diesel salgono del 20,2% (21.928) e vedono una quota stabile al 20,5%. Le auto a benzina, con un +17,7% e 27.282 immatricolazioni, passano dal 26,1% al 25,5%.

Smart Fortwo prima tra le Ev. All’interno dell’aggregato delle sole elettriche, la vetta mensile viene conquistata dalla Smart fortwo con 447 targhe; al secondo posto si piazza la Tesla Model Y (412) e al terzo la Fiat Nuova 500 (303). Seguono la Renault Twingo (273), la Dacia Spring (231), la Volkswagen ID.4 (192), la Peugeot e-208 (183), la Volkswagen ID.3 (172), la Volkswagen ID.5 (159) e la Mini (158).

L'andamento dei canali commerciali. Quanto ai canali di vendita, i privati salgono del 7,4%, ma è il noleggio a mostrare le migliori performance: il lungo termine cresce dell'81% e il breve dell’85,7%. Bene anche le società, con un +16%, mentre le autoimmatricolazioni perdono il 16,3%. 

Sale la CO2. Le emissioni medie di CO2 risultano pari a 119,6 g/km, un dato superiore del 5,2% ai 113,7 di dicembre 2021. L'anno si chiude con una media di 118,8 g/km, contro i 119,7 di un anno fa e i 132 del 2020. Lo scorso mese sono state immatricolate 4.602 auto (4,3% del mercato) con emissioni inferiori ai 20 g/km e 4.652 vetture (4,3% del totale) nella fascia 21-60 g/km. Sono state invece 68.938 le registrazioni di modelli con CO2 compresa tra i 61 e i 135 g/km, il 64,4% del totale. Oltre a queste tre fasce, sono state registrate anche 23.402 auto (21,9% del mercato) con emissioni comprese tra i 136 e i 190 g/km, mentre i modelli con valori superiori ai 190 g/km sono stati 2.714 (2,5% del mercato).

Il commento dell'Unrae. Il presidente dell’associazione dei costruttori esteri, Michele Crisci, parla di "quadro tutt’altro che esaltante" e ribadisce le critiche a una Legge di Bilancio che non prevede "nulla di nuovo per un comparto che deve affrontare rapidamente una profonda riconversione industriale e commerciale della filiera per sostenere la transizione verso una mobilità sostenibile. Chiediamo al governo una chiara indicazione per l’accoglimento delle nuove tecnologie e, intanto, il mantenimento e potenziamento degli incentivi all’acquisto per il rinnovo del parco circolante almeno fino al 2026 per privati e aziende, prevedendo l’eliminazione o quantomeno l’innalzamento delle soglie di prezzo. Altrettanto urgenti", aggiunge Crisci, "sono l’elaborazione di una politica infrastrutturale per ricarica elettrica e rifornimento di idrogeno e la revisione strutturale della fiscalità del settore, modulando detraibilità Iva e deducibilità dei costi in base alle emissioni di CO2 per le auto aziendali".

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