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Skoda Fabia
Le nostre impressioni di guida

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Se vi state chiedendo il perché di quelle camuffature striminzite sul logo e i fari, la domanda non è oziosa: ce la siamo posta pure noi. E il punto è che per pura formalità, prima del Salone di Parigi di inizio ottobre dove vivrà la sua prima in mondovisione, la nuova Skoda Fabia non si può guardare tutta insieme come mamma l’ha fatta. Almeno, non al di fuori dello studio fotografico, dove pure sono state scattate le sue prime foto ufficiali. Poco importa, comunque: noi la macchina l’abbiamo appena guidata in anteprima, e quello che conta è quanto ci ha raccontato su strada.

Bravo Kaban. Ora, parlare della nuova Fabia prescindendo dal design sarebbe un po’ una scemenza: il passaggio dalla seconda alla terza generazione è stato sottolineato con una manovra stilistica più simile a un giro di boa che a una semplice virata. La piccola ceca, che prima faceva un po’ la figura dell’”underdog”  tra le compatte del Gruppo VW, ha assunto una sicurezza stilistica tutta nuova. Testimoniata da un muso cattivo e affilato, dai passaruota pronunciati il giusto, e dalle linee tese e pulite che ne sottolineano le forme. Gliel’avranno già detto in tanti, ma Jozef Kaban (responsabile dello stile del marchio) ha fatto davvero un bel lavoretto.

Promossi i nuovi interni. La Fabia, identica nella lunghezza alla vecchia generazione, ora s’è fatta più larga e bassa. E grazie al passaggio alla nuova piattaforma (ricca di componenti prese dall’Mqb) ha perso pure parecchi chili, guadagnando al contempo centimetri per bagagli (330 litri per il vano, record del segmento secondo la Skoda) e passeggeri. In effetti, sulla nuova versione si sta alla grande, e il posto guida ben disegnato racconta tutta la cura riposta nel capitolo interni ed ergonomia: belli i sedili dai profili contenitivi, ampiamente regolabile il volante (un po’ troppo ampio nel diametro), intuitivo il computer di bordo (che poi è identico a quello della Golf VII, per dire) a centro cruscotto.

I benzina, regolari e tranquilli. Oltre alla piattaforma, anche le motorizzazioni sono fresche di debutto: base di gamma è il 1.0 tre cilindri aspirato (da 60 o 75 CV), e poi a salire si incontrano i 1.2 TSI (90 o 110 CV, con quest’ultimo disponibile anche col Dsg). Uno solo il diesel, il recentissimo 1.4 TDI tre cilindri (da 90 o 105 CV), che nella versione meno potente può adottare il cambio a doppia frizione. Gli ingegneri della Skoda hanno messo a nostra disposizione le motorizzazioni turbo, abbinate in tutti i casi ai cambi manuali. Buona l’impressione che ci ha fatto il benzina, in entrambi i livelli di potenza: sia la versione da 90 sia quella da 110 CV offrono grande regolarità, e pur “appiattendosi” in alto, la più performante offre doti di elasticità e disponibilità tutto sommato soddisfacenti. Da segnalare, peraltro, che il 110 CV adotta un manuale a sei marce, che ci è sembrato migliore del “cinque”, sia in termini di spaziatura dei rapporti sia di manovrabilità.

TDI (inconfondibilmente...) a tre cilindri. Quello con i tre cilindri, a maggior ragione se diesel, è sempre un incontro dal sapore particolare: ci si può lavorare sopra quanto si vuole, ma il funzionamento di unità con quest’architettura resta inconfondibile. Ecco allora che le due Fabia 1.4 TDI, divise tra loro da un divario di performance neppure troppo marcato, hanno lasciato trapelare qualche vibrazione di troppo (soprattutto ai bassi, naturalmente), unita a una certa rumorosità che accompagna l’intero arco d’erogazione. Anche l’intervento del turbo ha dimostrato un carattere più brusco rispetto ai benzina TSI: netto lo stacco costituito dal gradino che si trova dalle parti dei 2.000 giri.

Look deciso, indole calma. Nel nostro primo giro in sua compagnia, la nuova Fabia ha mostrato di essere per molti versi un’ottima auto “normale”: lo sterzo, ad assistenza elettromeccanica, ha un carattere onesto, per quanto non particolarmente comunicativo, e il telaio ha messo alla luce la sua natura sostanzialmente turistica: la piccola ceca è prima di tutto un’auto “morbida”, con una rassicurante - ma mai eccessiva - tendenza al rollio e un appoggio stabile sulle ruote esterne in fase di percorrenza. Proprio per la sua natura tranquilla e neutrale è difficile innescare reazioni scenografiche, a meno di provocarla come delle teste di rapa.

Un MirrorLink come si deve. Decisamente meglio evitare, concentrandosi magari sui particolari in grado di migliorare l’esperienza di bordo. Primo fra tutti il MirrorLink, che permette di usare il proprio smartphone direttamente dal sistema di infotainment. Una delle migliori applicazioni viste fino a oggi, per reattività ai comandi ed efficacia complessiva. In un mondo ideale sarebbe stato di serie su tutta la gamma, ma si sa, l’industria dell’auto vive in un perenne stato di guerra coi costi, e anche la piccola Fabia deve fare (e imporre) qualche rinuncia.

Da Wernberg-Köblitz, Fabio Sciarra

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