Come tutte le altre Mini, la Cooper D si guida con il sedere rasoterra, ben allungati, anche a scapito dei posti dietro, comunque segnati quasi esclusivamente sulla carta (di circolazione). Del resto, la si può considerare una due posti secchi che addirittura preferisce lasciarsi guidare dai "single". Tuttalpiù lo spazio dietro può servire come camera di compensazione del bagaglio, davvero ridotto al minimo.

Ora la sfiziosa vetturetta può contare su un motore diesel (di origine PSA) degno di questo nome e degno, soprattutto, di una Cooper, anche perché accoppiato a un bel cambietto a sei marce che ha tutto al posto giusto. Solo gli innesti sono leggermente contrastanti, ma esclusivamente quando si va caccia del tampone sullo zero-cento: dieci secondi e mezzo, che è tutto un altro passo rispetto alla One D.

E infatti, centonove cavalli per una massa di appena 1326 kg (in condizioni di prova) sono più che sufficienti per trasferire il giusto sprint, anche se è la coppia del turbodiesel a geometria variabile che rende davvero convincente questo 1600.

Non resta che cercare la strada giusta, quella dove la schiettezza dello sterzo riesce a coinvolgere in una guida appagante, agile, divertente, magari soltanto fine a se stessa. Per di più con il sorriso sulle labbra quando ci si ferma per il pieno: si fanno anche 17 chilometri con un litro di gasolio.