Le dimensioni minime, 3 metri e 41 centimetri di lunghezza per uno e 48 di larghezza, sono state studiate per garantire il massimo sfruttamento dello spazio interno. E, in effetti, a bordo della piccola "Trevis" ci si sta bene. In quattro, perché l'omologazione non prevede la possibilità di ospitare un quinto passeggero. Grazie al passo lungo, in relazione alla lunghezza dell'auto (238 cm, otto in più rispetto, ad esempio, alla "Panda"), anche chi siede dietro ha a disposizione spazio più che sufficiente per le gambe. Poco, invece, il volume a disposizione dei bagagli, 165 litri, però ben sfruttabili e, aumentabili, all'occorrenza, ribaltando in parte o completamente lo schienale posteriore.

Su strada si muove bene. È un'auto pensata e progettata per la città, e questo non lo si deve mai dimenticare, ma può essere utilizzata senza problemi anche per spostamenti nell'hinterland e per brevi viaggi. Il limite maggiore, in questo caso, viene dalla rumorosità del motore, a cui si aggiunge quella aerodinamica quando si viaggia in autostrada. Per contro, il piccolo tre cilindri di un litro risponde sempre con prontezza e vivacità e "prende i giri" che è un piacere. L'abbinamento con il cambio automatico (optional, ma senza sovrapprezzo) è riuscito. Il quattro marce della "Trevis" non rappresenta certo lo stato dell'arte tra gli automatici, ma svolge comunque bene il suo ruolo. Basta metterlo in "D" e dimenticarsi di tutto il resto.

Il comportamento su strada non riserva grandi sorprese, va però sottolineato che, in curva, questa piccola giapponese tende a sottosterzare, con un po' troppa facilità, specie sul bagnato. In compenso, la stabilità del retrotreno è di buon livello e tale da consentire di affrontare manovre d'emergenza senza troppi problemi, nonostante la mancanza dell'Esp.

La "Trevis" viene offerta in un'unica versione "tutto compreso". Non vi sono optional, eccetto la vernice metallizzata, in compenso la dotazione di serie è quasi completa e, comunque, interessante, se rapportata al prezzo della vettura.