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Superbollo
Il Parlamento pensa all’abolizione

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Il Parlamento pensa all’abolizione
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Per anni Quattroruote ha ripetuto che il superbollo era una tassa inutile, anzi, dannosa. Adesso, finalmente, anche il Parlamento pare prendere atto che i cosiddetti microprelievi rendono poco, sia in assoluto sia in rapporto a ciò che costa, in termini di tempo e risorse, la loro gestione e riscossione, compreso il contenzioso che spesso questi microtributi generano.

Via i microprelievi. Le commissioni finanze di Camera e Senato hanno quantificato il gettito complessivo dei microprelievi: lo 0,01% delle entrate tributarie dello Stato e lo 0,1% di quelle delle Regioni e dei Comuni. Insomma, in molti casi potrebbe davvero convenire l’abolizione tout court di alcune microimposte. Tra quelle finite nel mirino del Parlamento vi sarebbe, il condizionale è d'obbligo, anche il superbollo. O meglio, l’addizionale erariale alla tassa automobilistica, come si chiama tecnicamente, introdotta nell’estate 2011 dal governo Berlusconi per le auto di potenza superiore a 225 kW (306 CV) e poi perfezionata dal governo Monti, che ne abbassò la soglia d’ingresso a 185 kW (252 CV) raddoppiandone l’importo da 10 a 20 euro per ogni kW sopra la soglia.

In otto anni poco più di 900 milioni. Ma quanto rende il superbollo allo Stato? Nel 2019, ultimo dato in possesso di Quattroruote, nelle casse del ministero dell’Economia sono entrati 127,5 milioni di euro più 17,7 milioni derivanti da atti di accertamento, sanzioni e interessi. Rispetto al 2018, il gettito è aumentato dell’8,7%. Complessivamente, tra il 2012 e il 2019 lo Stato ha incassato quasi 903 milioni di euro: in media quasi 113 milioni all’anno. Come finirà non si sa e l’esperienza ci insegna a non esultare anzitempo per una ventilata abolizione o riduzione di tasse e imposte. Tuttavia, siccome l’aria che tira nei palazzi del governo e del Parlamento da qualche tempo sembra essere cambiata, un cauto ottimismo della ragione, stavolta, possiamo concedercelo.

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