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Suzuki Misano by Ied
Un po’ giap, un po’ italiana - VIDEO

Suzuki Misano by Ied
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Sembra nata per intrecciare fili, la Misano. Con il marchio Suzuki sul cofano, due posti in tandem e un cupolino, questa barchetta compatta – è lunga solo quattro metri – sembra la sintesi perfetta tra i due ambiti di competenza più noti della Casa giapponese: le auto piccole e le moto. Ma è anche l’espressione del legame di lunga data tra la cultura italiana e quella giapponese e, in particolare, tra il nostro Paese e la Casa di Hamamatsu, che alle porte di Torino possiede uno dei suoi centri stile globali. L’originale barchetta, al di là del nome che omaggia uno dei più noti circuiti del Motomondiale, è fortemente legata al territorio piemontese, frutto del lavoro dei 24 studenti del master in Transportation design dell’Istituto europeo di design di Torino, con il patrocinio della stessa Suzuki.

Suzuki Misano by Ied: la barchetta ideata dagli studenti del master in Transportation design

Asimmetrica. Lo Ied ha presentato la Misano nel capoluogo piemontese il 29 aprile, alla presenza degli studenti del master. Il brand nipponico aveva dato come briefing “La dolce vita X way of life”, indirizzando la ricerca su un doppio binario: quello dei valori tradizionali della Suzuki e quello di spensieratezza e stile, molto italiani, evocato dal titolo del famoso film felliniano. L’unico altro vincolo erano le dimensioni compatte: attorno, appunto, ai quattro metri di lunghezza, per 1,75 di larghezza e con un passo di 2,60. Per il resto, l’originale disposizione dei posti è stata un’idea di alcuni studenti, maturata nel corso del progetto. Così come la soluzione di impiegare lo spazio libero generato da questa asimmetria per ricavare il vano bagagli, alla destra di conducente e passeggero, sopra l’alloggiamento delle batterie (ché il modello prevederebbe la propulsione elettrica).

Double face. Gli esterni sono all’insegna di una sostanziale pulizia formale, con linee fluide ed essenziali e con una portiera scavata e semitrasparente, mentre la sportività è sottolineata soprattutto nel frontale e nella coda: il primo fa una concessione alla decorazione grafica nei gruppi ottici caratterizzati da luci a Led in guisa di saetta (ma anche della esse di Suzuki), la seconda si presenta aggressiva e tecnica, con due convogliatori d’aria trapezoidali e l’estrattore. Fortemente ispirato al mondo motociclistico l’interno, con il volante sostituito da una cloche orizzontale a manubrio.

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Mimesi. Gli studenti, di nove diverse nazionalità, hanno lavorato - sotto la supervisione di Michele Albera, coordinatore del corso, del car designer James Hope, tutor del progetto di tesi, e con la consulenza del direttore del centro stile Suzuki di Robassomero (TO), Kimihiko Nakada - mimando i processi operativi di un vero centro stile: inizialmente suddivisi in piccoli gruppi, hanno sviluppato ciascuno una serie di idee preliminari, e poi, via via, queste sono andate riducendosi e affinandosi. Alla fine, il progetto è stato il risultato di sintesi delle migliori soluzioni, e su tale sintesi tutti gli studenti, con compiti diversi, sono tornati a lavorare fino alla realizzazione del modello in scala 1:1. “Così provvediamo a fornire gli strumenti per affrontare il mondo del lavoro, in un’era di profonde trasformazioni che rendono, sì, questo mestiere più sfidante, ma anche molto più entusiasmante”, ha chiosato, Riccardo Balbo, rettore dello Ied.

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