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Smart Concept #1
La storia del marchio riparte da qui

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Addio Smart, benvenuta Smart. Il marchio nato negli anni ’90 e identificato – esperimenti più o meno fortunati a parte – con un solo prodotto, l’iconica due posti a motore posteriore che nel corso degli anni ha preso il nome di fortwo, volta pagina, come si suol dire in questi casi, e si lancia verso un futuro tutto da scrivere. A tracciarne le forme è un prototipo, presentato al Salone di Monaco, che prende il nome eloquente di Concept #1, antipasto di Suv elettrica che diventerà il nuovo perno della gamma del brand nell’era della sua comproprietà paritaria Mercedes-Geely.

Stile tedesco, tecnologia cinese. I cromosomi della Concept #1 – e della B-Suv di serie che ne deriverà – sono così suddivisi: alla metà cinese afferiscono quelli tecnici (la Geely ne ha curato lo sviluppo), alla tedesca quelli stilistici, dato che la Mercedes ne ha definito il design di esterni e interni.

Una nuova capostipite. E c’è da dire che il team guidato da Gorden Wagener ha lasciato ampio spazio alla fantasia: si potrebbe sostenere in questo senso che, partendo dalla carta bianca, questa Concept #1 ha lo stesso spirito primigenio della Smart originale. Certo: lì la formula era più dirompente, qui stiamo parlando semplicemente di una piccola sport utility. Ma il vocabolario ha la stessa audacia espressiva della capostipite

Gli esterni: personali e vivi. Il tetto sospeso (con trasparente di cristallo, sulla concept) e la vetratura avvolgente sono gli elementi che più conferiscono personalità al corpo vettura. Per il resto, è tutto un gioco di inevitabili vezzi da showcar: le maniglie a scomparsa nella fiancata sono sublimate in essenziali elementi luminosi, le ruote da 21” sottolineano l’assetto rialzato, le portiere ad armadio invitano a portare l’attenzione sulle volumetrie interne che, sostiene la Smart, saranno particolarmente favorevoli. La piccola sinfonia di luci e suoni generata dai triangolini nei gruppi ottici, che producono una vibrazione ritmica quando vengono attivati, serve infine a sottolineare lo sviluppo delle fasce luminose frontale e posteriore, soluzione che ormai si lascia definitivamente alle spalle i sempre più vetusti punti luce separati agli angoli della carrozzeria.

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L’abitacolo: grandi spazi e un assistente-avatar. Lunga 4,29 metri, larga 1,91, alta 1,70 e con un passo di 2,75 metri, la Concept #1 rompe radicalmente con la Smart “di prima” anche in fatto di dimensioni, alla ricerca di un’abitabilità e di una capacità di carico non soltanto inedite per il marchio, ma anche a caccia di valori da segmento superiore. A livello di impostazione, l’abitacolo è dominato da una console centrale che attraversa tutta la lunghezza degli interni e che confluisce direttamente nella plancia a sua volta caratterizzata dalla presenza di uno schermo da 12,8” con un’inedita interfaccia rappresentata da una sfera che fa da menu centrale e un assistente avatar, capace di apprendere dalle abitudini dell’utente, che impersona l’intelligenza artificiale.

La piattaforma è già software-driven. Capace di supportare la ricarica rapida e gli aggiornamenti over-the-air, qui disponibili anche per le centraline di gestione motore, la nuova piattaforma della Smart (questa sì, “made in Geely”) trova il suo cuore in un computer centrale che gestisce quattro diversi “domini”: infotainment, assistenza alla guida (che comprenderanno, tra gli altri, assistente di parcheggio, sterzata di emergenza, assistente per la guida in autostrada e mantenimento della corsia), funzioni per la mobilità elettrica e architettura elettrica/elettronica. Una centralizzazione della potenza di calcolo volta a portare alla generazione successiva tutte le principali funzioni del veicolo.

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