Infrastrutture di ricarica
Nel 2020 grandi passi avanti
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Le cose vanno meglio, molto meglio. Il censimento delle infrastrutture di ricarica in Italia, basato sulla più recente ricognizione del settore, aggiornata a dicembre 2020, elaborata da Motus-E (associazione che raccoglie 65 operatori e partner della filiera dei veicoli a batteria, dai produttori ai provider di ricariche, dai noleggiatori alle università, dai consumatori agli ambientalisti, fino alle assicurazioni), conta 9.709 impianto pubblici, per un totale di 19.324 punti di ricarica (ogni colonnina ne dispone di almeno due). La crescita di questi ultimi rispetto al 2019, dunque, è stata del 41%, quindi decisamente consistente. E ciò limitandosi alle infrastrutture che si trovano su suolo pubblico (l'80%) o in aree private, ma accessibili al pubblico (l'esempio tipico è quello degli ipermercati e dei centri commerciali): i dati, quindi, non tengono conto delle numerose colonnine a uso esclusivamente privato, da quelle installate all'interno dei perimetri aziendali alle wallbox dei garage di casa, che pure incidono positivamente sulla comodità d'impiego dei veicoli a batteria. La rete, quindi, è oggi molto più capillare rispetto anche al recente passato, a tutto vantaggio degli utilizzatori. Ci sono, però, alcune cose che possono ancora essere fatte per permettere alle infrastrutture di fare un ulteriore e, probabilmente, decisivo balzo in avanti.

I suggerimenti. Per prima cosa, osserva Motus-E, bisognerebbe correggere lo squilibrio nella distribuzione geografica delle colonnine, che rivela una prevalenza del Nord (dove si trova il 57% delle infrastrutture) sul resto del Paese. Poi, lo studio evidenzia come circa il 21% delle infrastrutture installate fosse, al momento del censimento, ancora inutilizzabile, perché non allacciato alla rete elettrica da parte del distributore di energia o per mancanza di autorizzazioni. In questi casi emerge, come spesso accade in Italia, la necessità di una semplificazione e di uno snellimento delle procedure burocratiche relative all'installazione delle colonnine e, soprattutto, al loro allacciamento alla rete dell'operatore energetico. Cosa che si potrebbe facilmente ottenere, unificando i rispettivi iter autorizzativi, oggi ancora separati, con le lungaggini che ne derivano. Infine, una forte accelerazione andrebbe impressa alla realizzazione di un maggior numero di punti di ricarica in corrente continua, che oggi costituiscono appena il 4% del totale. Ne servirebbero di più, per esempio, sulle lunghe percorrenze. Il piano di recente annunciato da Autostrade per l'Italia, che prevede l'installazione di quattro-sei punti di ricarica fast (da più di 300 kW) con il proprio marchio Free To X in 67 aree di servizio della propria rete, fa ben sperare al proposito. E, a partire dalla fine di giugno, altri operatori potranno avanzare delle richieste d’installazione sulle reti delle oltre 20 società concessionarie, se quest’ultime non saranno intenzionate ad agire in proprio come fa invece Aspi.

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