La Silk-Faw doveva essere una nuova e grande realtà della Motor Valley, un tassello in più di quel mosaico di eccellenze automobilistiche che tutto il mondo ci invidia. E invece, almeno finora, è stata una grande delusione, la fine di un sogno anche per un migliaio di lavoratori. Le premesse sembravano esserci tutte nell’aprile del 2020, quando la Silk EV, azienda modenese dell’americano Jonathan Krane, annunciava la propria alleanza con il costruttore cinese Faw e l’intenzione di produrre nei dintorni di Reggio Emilia un’intera gamma di auto ad alte prestazioni, ibride ed elettriche. Erano i nomi dei collaboratori coinvolti, tutti di primissimo piano, a garantire la serietà del progetto: figure, per citarne solo alcune, del calibro di Walter de Silva, designer che non ha bisogno di presentazioni; Amedeo Felisa, già amministratore delegato della Ferrari; Roberto Fedeli, ex progettista e direttore tecnico alla Ferrari e all’Alfa Romeo; Katia Bassi, manager di successo con un passato in aziende come Ferrari, Lamborghini, Aston Martin, ma anche Swatch e Inter, successivamente scomparsa per una malattia. Le premesse, quindi, erano delle migliori. Ma qualcosa è andato storto, come raccontiamo nelle prossime righe.
La fuga. Il 5 settembre del 2020 viene presentata alla stampa la S9, supercar ibrida destinata a essere dotata di un motore V8 con cilindrata di 4.0 litri, abbinato a tre propulsori elettrici, per una potenza combinata di 1.400 CV. Il programma prevede anche il lancio di modelli elettrici puri, con diverse varianti di carrozzeria, dalle Suv-crossover a una grande berlina sportiva. Di tutto questo si è visto solo il prototipo della prima vettura, poi più nulla. Frattanto, il 4 maggio del 2021, Felisa e Fedeli abbandonano l’azienda per andare all’Aston Martin; pure de Silva si defila, nonostante il progetto venga ripetutamente confermato in pubblico. La firma del rogito per l’acquisto dei terreni di Gavassa, frazione alle porte di Reggio Emilia dove avrebbe dovuto sorgere lo stabilimento, prevista per il 5 agosto scorso, non viene mai apposta; salta anche la cerimonia d’inizio lavori, in calendario un mese dopo. La vicenda suscita allarme nel mondo politico, pur non avendo l’azienda ancora incassato il promesso denaro pubblico; la società non paga l’affitto per gli uffici dove lavorano i primi dipendenti, peraltro in arretrato con gli stipendi (e molti si dimettono), né le fatture di fornitori come Dallara e HPE Coxa.
I retroscena. Che cosa sia esattamente successo è ancora difficile dirlo. Quattroruote indaga a fondo sulla vicenda, scoprendo che, dal maggio scorso, il nome del partner cinese è sparito da quello della società. Il Silk-Faw Automotive Group Italy diventa, infatti, la Silks Sports Car Company, appartenente a una società di Dublino il cui referente è rappresentante di altre 69 società. E l’azienda irlandese fa riferimento a un solo socio, le cui tracce si trovano alle isole Cayman, noto paradiso fiscale caraibico. Insomma, un intricato schema di società finanziarie che non fa presagire nulla di buono, nonostante le rassicurazioni ottenute dalle autorità locali dalla compianta Katia Bassi e persino dal consolato cinese. Da quel momento sono passati altri mesi e le speranze di vedere sorgere una nuova perla della Motor Valley si sono ulteriormente affievolite.
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