Settant’anni sono un bel traguardo. Soprattutto se si tratta di un pilota che, in carriera, di bandiere a scacchi ne ha viste diverse. Satoru Nakajima è nato il 23 febbraio 1953: non passerà alla storia del motorsport per le vittorie in F.1 (nessuna), per i podi (zero), o per i giri veloci in gara (uno soltanto, al G.P. di Australia 1989); ma per aver aperto, a cavallo degli anni 90, la strada maestra ai piloti di casa sua. Qualche nome? Quello di Aguri Suzuki (terzo al G.P. del Giappone 1990), di Takuma Sato (terzo al G.P. degli Stati Uniti 2004), Kamui Kobayashi (terzo a Suzuka 2012, poi con una buona carriera nel Wec) e, di recente, Yuki Tsunoda. Prima di Nakajima, negli anni 70, altri colleghi nipponici hanno fatto la loro apparizione nella massima formula, in genere limitandosi a prendere parte al gran premio di casa, al Fuji.
Zona… Toyota. Originario di Okazaki (nella prefettura di Aichi, la stessa dove ha il quartier generale la Toyota), Nakajima è il primo pilota giapponese a trovare posto in pianta stabile in F.1, e a cogliere punti iridati. Ha un fisico da fantino, e questo non dispiace affatto ai progettisti, che con lui risparmiano peso. Ma, soprattutto, diventa una specie di eroe nazionale nel suo Paese, tanto che negli autodromi è sempre circondato dai suoi fan.
Esordio “maturo”. Satoru, dunque, diventa per alcuni anni il volto giapponese della F.1, categoria in cui esordisce non più giovane, a 34 anni, nella stagione 1987, grazie anche al sostegno del motorista Honda. Il driver, infatti, comincia a correre tardi, ma riesce a togliersi più d’una soddisfazione, conquistando per cinque volte il campionato nipponico Super Formula, il top per le monoposto. Il passaggio alla F.1 non è semplice, ma si concretizza nel 1987 alla Lotus, che schiera la 99T, da quell’anno motorizzata con il turbo Honda. Come compagno di squadra, Satoru si trova un certo Ayrton Senna: non proprio un termine di paragone comodo, per chiunque. Nonostante ciò, e le difficoltà di domare un 1.5 turbo strapieno di cavalli, Satoru riesce a marcare il primo punto iridato (col sesto posto), suo e del Giappone, già al secondo G.P., quello di San Marino, in cui parte dalla tredicesima posizione. In termini di prestazioni, il confronto con il compagno Senna è impietoso, ma il pilota del Sol Levante sa che non è lui il suo riferimento. Va ancora meglio al G.P. successivo, quello del Belgio, in cui viene classificato quinto, seppur doppiato.
Alti e bassi. Il momento di gloria Satoru lo vive al G.P. di Gran Bretagna, a Silverstone, quando conclude quarto, dietro al compagno Senna. La stagione 1987 si conclude per Nakajima con un 12° posto, e sette punti in carniere: sarà il suo miglior piazzamento nella massima formula. L’anno seguente, sempre con la Lotus (la 100T) il giapponese raccoglie un solo punto iridato, in Brasile, due mancate qualificazioni e diversi ritiri. Non va molto meglio nel 1989, con la Lotus 101 dotata di 3.5 V8 aspirato Judd, anche per via della scarsa competitività della monoposto: i punti mondiali (tre) arrivano solo grazie al quarto posto nell’ultimo appuntamento del calendario in Australia. Una corsa volitiva, perché Satoru parte 23° e conclude ai piedi del podio, con un ottimo ritmo, a soli 42 secondi dal vincitore (Thierry Boutsen, su Williams-Renault).
Fuga dalla Lotus. Nel 1990, Nakajima passa alla Tyrrell-Ford, dove, come compagno di squadra, trova il rampante Jean Alesi. Anche in questo caso, emergono i punti forti e deboli di Satoru: non è un fulmine sul giro secco in qualifica, ma ha un buon passo gara. E, nei test, è capace di “leggere” bene la vettura e il comportamento delle gomme, grazie alle sue doti di collaudatore. Vanta inoltre un temperamento tranquillo, molto apprezzato dal team. Nonostante i soli tre punti raccolti nella stagione (con altrettanti sesti posti negli Stati Uniti, Italia e Giappone), Satoru viene infatti riconfermato per il 1991.
Cala il sipario, ma... La seconda stagione alla Tyrrell, utilizzando il V10 Honda, segna anche l’ultima presenza di Satoru in F.1. Suo compagno di team è il talentuoso Stefano Modena. Non saranno fuochi d’artificio, per il "samurai", anche se, come già avvenuto in precedenza, il campionato comincia bene, con un quinto posto al G.P. degli Stati Uniti. Poi Nakajima conosce l’alternanza fra piazzamenti fuori dai punti e tanti ritiri. La vettura non è equilibrata come l’anno precedente, inoltre Satoru, che ha 38 anni, non è più al massimo della forma. Lo stesso pilota nipponico annuncia infatti anzitempo il suo ritiro dalle corse, restando comunque nella sfera racing del suo paese. Ma il cognome Nakajima, così importante per lo sport motoristico del Giappone, non uscirà di scena, grazie ai suoi due figli, Kazuki e Daisuke (classe 1989), che hanno proseguito la tradizione paterna. In particolare, il primo, classe 1985, si è costruito un’ottima carriera, fra la GP2, la F.1 (dal 2007 al 2009), e, soprattutto, le gare di durata, con il Toyota Gazoo Racing, con cui ha vinto ben tre edizioni della 24 Ore di Le Mans. La strada era già aperta.
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