Industria e Finanza

Ford
Annunciata l'uscita dal mercato russo

Ford
Annunciata l'uscita dal mercato russo
Chiudi

La Ford ha deciso di abbandonare il mercato automobilistico russo. Nello specifico la Casa americana, tramite la joint venture locale Ford Sollers, ha in programma di chiudere due impianti di produzione di auto passeggeri per concentrarsi esclusivamente sui veicoli commerciali.

La ristrutturazione delle attività internazionali. La decisione rientra nel più ampio programma di ristrutturazione delle attività internazionali dell'Ovale Blu. La Ford punta soprattutto a uscire dai segmenti meno redditizi del mercato, come dimostrato dal ridimensionamento della gamma delle berline e dei minivan, con l'obiettivo di concentrarsi sulle Suv e le crossover. In tal senso rientra la riorganizzazione delle attività europee, che prevede, per esempio, il taglio di almeno 5 mila posti di lavoro in Germania e di altre diverse migliaia nel Regno Unito, nonché la chiusura di impianti, come quello francese di Blanquefort, vicino Bordeaux, o la fine della produzione delle monovolume C-Max a Saarlouis, in Germania. 

In Russia chiusi due impianti. La ristrutturazione delle attività in Russia prevede diversi misure. Innanzitutto il controllo della joint venture Ford Sollers passerà alla russa Sollers. Inoltre saranno chiusi entro il prossimo mese di giugno gli impianti di Naberezhnye Chelny, dove vengono prodotte le Fiesta e l'Ecosport, e soprattutto di San Pietroburgo, che attualmente assembla le Focus e le Mondeo ed è stato il primo sito automobilistico ad essere aperto in Russia da un produttore estero nel 2002. Le attività saranno fermate anche nella fabbrica di motori di Elabug. Le chiusure, che genereranno oneri tra 450 e 500 milioni di dollari (400/440 milioni di euro) nel bilancio 2019 della Ford, sono legate all'andamento del mercato automobilistico russo, crollato negli ultimi anni a causa della difficile situazione economica determinata a sua volta dalle sanzioni economiche imposte dai paesi occidentali dopo la guerra con l'Ucraina e l'annessione della Crimea. La domanda ha assistito a una ripresa negli ultimi mesi seppur a un ritmo troppo lento per ritornare a breve sui livelli che all'inizio del decennio hanno spinto molte Case automobilistiche estere ad aprire impianti per servire un mercato allora estremamente promettente.

COMMENTI

  • La vicenda russa è stata una botta di C... (ehm di fortuna) di Marchionne, infatti il mercato dell'automobile nel paese degli zar era potenzialmente il più grande dell'Europa geografica, per alcuni mesi lo è pure stato, molti costruttori occidentali si sono affrettati ad insediarsi li per prendersene una copiosa fetta, nel mentre FCA si è fatta "soffiare" sotto il naso da Renault il suo storico partner Autovaz (ricordare la Fiat 124 e Togliattigrad), ha cercato quindi di rimediare intelaiando una trattativa con Sollers, ma ahimè anche li è arrivata la Ford e le ha "scippato" la Joint Venture, FCA era rimasta in mutande e doveva far da sola con conseguenti ingenti spese. Anche la produzione in Serbia a Kragujevac che sembrava potesse consentire la libera importazione di auto in Russia si è dimostrata non percorribile perchè l'accordo tra i 2 paesi valeva solo per le singole componenti e non per il prodotto finito. ....... Poi che ti succede??? Le note vicende politico/belliche della gestione Putin, le sanzioni economiche dell'occidente, l'isolamento commerciale, il crollo del prezzo del petrolio e quello conseguente del Rublo divenuto quasi carta straccia, il mercato interno si ferma, i costruttori di auto pure e alcuni se ne vanno. Chi aveva ben operato e chi aveva sbagliato le mosse improvvisamente ritornavano pari, zero a zero e palla al centro in attesa di riprendere a giocare pienamente, quando però non si sa ancora....
     Leggi le risposte