Cresce ancora la rete italiana di ricarica pubblica, toccando quota 73.047 punti, distribuiti su circa 36.500 colonnine: è il dato principale, aggiornato al 31 dicembre 2025, che emerge dal più recente report di Motus-E. L’associazione per la mobilità elettrica evidenzia come siano quasi 9.000 prese in più sul 2024, a sua volta in aumento rispetto al passato. Restano tuttavia diversi problemi, il primo dei quali è il 15% di punti scollegati (il 18% nel 2023): si tratta di infrastrutture installate dagli operatori, ma non accessibili al pubblico per ragioni amministrative (autorizzazioni, scavi, permessi e tanto altro).
Quindi, quanti punti di ricarica sono attivi?
Ai 73.047 connettori totali, vanno quindi sottratti i 10.957 scollegati, che restano tali per mesi o per anni: quelli attivi scendono a 62.090. Da questi vanno anche “eliminati” i punti oggetto di atti vandalici di varia natura e quelli coi cavi tranciati dai ladri di rame, questione di un certo peso ormai da anni. In assenza di numeri ufficiali, parliamo di centinaia di stazioni non utilizzabili per periodi non brevi.
Autostrade: Italia a rischio infrazione UE
Salgono anche i punti di ricarica sulle autostrade, arrivati a 1.374, di cui il 62% con potenza superiore ai 150 kW: includendo le prese entro 3 km dalle uscite autostradali, il totale è di 4.170. Sono però gravi i ritardi nella predisposizione e pubblicazione dei bandi di gara da parte di diverse concessionarie autostradali: l’Italia non ha raggiunto gli obiettivi imposti dal Regolamento europeo AFIR (centrati al 90%). Esiste il rischio che l’Unione Europea apra una procedura d’infrazione ai danni del nostro Paese. Se non ci si adegua, si rischiano multe salatissime, da sommarsi ad altre violazioni UE, molte delle quali in campo ambientale.
Colonnine: fra buone e cattive notizie
La distribuzione geografica dei connettori non è omogenea, sebbene le differenze si stiano attenuando: il 59% si concentra al Nord (dove circolano più auto elettriche), contro il 19% del Centro e il 22% del Sud. La Lombardia si conferma la prima Regione (15.836), davanti a Piemonte (6.981), Lazio (6.975), Veneto (6.700), Emilia-Romagna (5.927) e Campania (4.969). Tra le città, Roma leader (3.973), davanti a Milano (3.375) e Napoli (2.277).
Analizzando però il numero di punti per km quadrato di superficie, il capoluogo campano primeggia a 19,5, davanti alla metropoli lombarda (18,6) e a Torino (9,3). Inoltre, nel 95,6% del territorio nazionale è presente almeno un punto di ricarica in un raggio di 10 km, e nel 71,4% del territorio è presente almeno una presa in un raggio di 5 km. Ma si toccano i 2.000 punti nel raggio di 10 km nei pressi delle grandi città.
Il paragone con l’Europa
Nel nostro Paese, c’è un punto di ricarica a uso pubblico ogni 6 auto elettriche immatricolate: l’infrastruttura italiana si piazza davanti a quelle di Francia (uno ogni 8,3 BEV), Germania (ogni 10,7) e Regno Unito (ogni 16,6). Belpaese in testa anche per quanto riguarda il numero di punti di ricarica rispetto alla lunghezza totale della rete stradale, con una media di una presa ogni 4 km di strade, al pari di Germania e Regno Unito, davanti alla Francia (ogni 6 km).
Una rete di ricarica in espansione costante, ma con burocrazia e ritardi autostradali che ne frenano la piena efficienza, come Motus-E sottolinea. Resta da capire se l’attuale dotazione, oggi sufficiente per un parco di 373.683 elettriche, sia adeguata in caso di forte crescita delle BEV nei prossimi anni.
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Colonnine di ricarica - Italia, ricarica pubblica in crescita: ora ci sono 73.000 punti, ma il 15% è scollegato
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