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Mercato italiano
Ancora segnali negativi: immatricolazioni in calo del 17% sul 2019

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Ancora segnali negativi: immatricolazioni in calo del 17% sul 2019
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Il mercato dell'auto italiano continua a lanciare segnali negativi. Ad aprile si è manifestato lo stesso trend già emerso a marzo, con un rimbalzo consistente rispetto allo stesso mese del 2020, che aveva visto il sostanziale azzeramento della domanda per effetto delle misure di lockdown varate dal governo contro il coronavirus. In dettaglio, secondo i dati diffusi dal ministero dei Trasporti, lo scorso mese sono state immatricolate 145.033 autovetture, a fronte delle sole 4.295 di aprile 2020. Tuttavia, per avere un quadro della situazione più veritiero occorre fare un confronto con il periodo pre-Covid, ma anche in questo caso i numeri deludono: rispetto al mese di aprile 2019, infatti, la domanda è risultata in calo del 17,1%.

Il primo quadrimestre. Ulteriori confronti dimostrano quanto negativa sia la situazione per la domanda automobilistica: rispetto a marzo scorso, le immatricolazioni risultano in contrazione del 14,2%, a conferma dell’effetto negativo dell’esaurimento dei fondi per i programmi di incentivi alla rottamazione (e nonostante il parziale ampliamento delle disponibilità deciso di recente dal ministero dello Sviluppo economico). Un ulteriore segnale negativo arriva dai dati del primo quadrimestre, chiuso con 593.688 immatricolazioni. Anche in questo caso, si tratta di un forte rimbalzo rispetto al pari periodo dell’anno scorso (+68,4%), ma il confronto sul periodo gennaio-aprile del 2019 mostra comunque un calo del 16,9%.

Giù Stellantis. Per il gruppo le registrazioni sono 58.504, il 20,1% in meno rispetto ad aprile 2019, quando i dati erano suddivisi tra la Fiat Chrysler Automobiles e la PSA. Dei nove marchi, solo uno risulta in crescita: è la DS, che guadagna il 33% (411 immatricolazioni). Segno meno per tutti gli altri: -56,3% per l'Alfa Romeo (970 registrazioni), -15,5% per la Citroën (7.061), -21,7% per la Fiat (23.237), 2,7% per la Jeep (6.383), -10,2% per la Lancia (5.152), -41,9% per la Maserati (100), -38,5% per la Opel (6.168) e -11,7 per la Peugeot (9.022).

Wolfsburg in calo. Limita le perdite il gruppo Volkswagen: le immatricolazioni, pari a 25.113 unità, scendono del 2,9%. Il brand omonimo flette del 10,4% (13.702) e la Seat del 7,8% (2.349) mentre l’Audi guadagna il 7% (6.020), la Skoda l'11% (2.634) e la Lamborghini il 78,3% (41). Per la prima volta viene conteggiato anche il marchio Cupra, il quale registra 367 vetture. 

Renault e Ford. Anche il gruppo Renault segna performance peggiori rispetto a quelle del mercato, totalizzando un calo del 44,1% e 10.025 immatricolazioni. Di queste, 5.444 sono del marchio della Losanga (-42,3%) e 4.581 della Dacia (-46,1%). Meno pesante risulta la contrazione della Ford: -18% e 8.986 registrazioni.

Bene BMW, male Daimler. Andamento contrastante per la Daimler e la BMW. Il gruppo di Monaco di Baviera guadagna il 5,1%, con 6.841 immatricolazioni, di cui 4.973 per il marchio dell’Elica (+4,5%) e 1.868 per la Mini (+6,8%). Per il costruttore di Stoccarda le registrazioni sono 5.536, con una contrazione del 28,5%: il brand Mercedes sale del 5,7% a 4.886 unità, mentre la Smart flette del 79,2% a 650.

Asiatiche in chiaroscuro. Tra i costruttori orientali, il gruppo Toyota immatricola 8.452 veicoli e perde solo il 2,1%, con il marchio omonimo in flessione dell’1,6% (8.078 auto) e la Lexus in calo dell’11,4% (374 registrazioni). La Nissan, invece, perde il 51,5% (2.156 immatricolazioni), la Honda il 17,1% (620 unità) e la Mitsubishi il 28,9% (412). La Subaru sale del 56,2% (281), la Suzuki del 24,8% (4.253) e la Mazda del 38,6% (1.157). Segno meno anche per le coreane: la Hyundai flette dell’11,6% (3.325), mentre la consociata Kia perde il 22,1% (3.754). 

Segno più per la Volvo, Tesla in discesa. Tra gli altri marchi del segmento premium, la Volvo, con 2.007 immatricolazioni, guadagna il 12,5%, mentre il gruppo Jaguar Land Rover registra un +15,8%: le unità indicate sono 2.252, di cui 569 per il marchio del Giaguaro (-22,3%) e 1.683 per il brand dei fuoristrada (+38,9%). Ancora in flessione la Tesla: le 22 immatricolazioni implicano un calo dell’89,5%. Andamento negativo anche per la Porsche (-42%, con 457 auto), mentre la Ferrari vede le immatricolazioni salire da 50 a 70. 

Panda sempre prima. La classifica dei modelli più popolari vede sempre al vertice la Panda, con 10.253 auto immatricolate. Alle sue spalle si piazzano la Fiat 500 (5.750 unità) e la Lancia Ypsilon (5.156). Seguono, nell'ordine, la Jeep Renegade (4.111), la Fiat 500X (4.106), la Toyota Yaris (3.856), la Ford Puma (3.294), la Citroën C3 (3.271), la Volkswagen T-Roc (3.035) e la Opel Corsa (2.996). Nel complesso, nella top ten sono ben sette su dieci le vetture del gruppo Stellantis, con il podio interamente in mano a modelli del costruttore nato dalla fusione tra la Fiat Chrysler e la PSA.

Prosegue il boom delle elettrificate. Sul fronte delle alimentazioni, i dati forniti dall'Unrae evidenziano ancora una volta il trend positivo delle elettrificate e, di converso, la costante contrazione dei motori endotermici tradizionali. Nel complesso, l’aggregato delle auto ibride, plug-in ed elettriche cresce del 564,6% rispetto ad aprile 2019 e vede la propria penetrazione migliorare dall’1% al 7,9%. Nello specifico, le elettriche pure assistono a una crescita del 306,6% e salgono dallo 0,7% al 3,3% del mercato, mentre le ibride plug-in, grazie a un incremento del 1.133,5%, passano dallo 0,3% al 4,6%. Con un +368,1%, le ibride non ricaricabili arrivano al 28,7% del mercato (5,1% un anno fa) e superano abbondantemente le diesel, che perdono il 53,1% e scendono dal 40,5% al 22,8%. Ancora in vetta le auto a benzina, anche se in calo ormai chiaro: con un -40,7%, passano dal 44,7% al 31,9%.

Nuova 500 al vertice delle Ev. All’interno dell’aggregato delle sole elettriche, tra l’altro, è assente la Tesla, fuori classifica con le sue 22 immatricolazioni. La top ten dei modelli più popolari, infatti, vede al primo posto la Fiat Nuova 500, con 1.062 unità, al secondo la Smart fortwo, con 601, e al terzo la Renault Twingo, con 528. Seguono la Renault Zoe (421), la Volkswagen ID.4 (330), la Peugeot e-208 (308), la Volkswagen ID.3 (296), la Opel Corsa-e (149), la Peugeot e-2008 (147) e la Nissan Leaf (139).

Male i privati. Quanto ai canali di vendita, i privati scendono dell’8,1%, il noleggio a lungo termine del 6,6% e quello di breve del 53%, mentre le società perdono il 5,3%. Pesante anche il calo delle autoimmatricolazioni, con un -27,5%.

Ancora giù le emissioni. La CO2 media scende a 123,4 g/km dai 143,1 di aprile 2019. Nel primo quadrimestre le emissioni si attestano su 125 g/km, contro i 144,2 dello stesso periodo del 2019. Lo scorso mese sono state immatricolate 4.851 auto (3,3% del mercato) con emissioni inferiori ai 20 g/km e 4.764 vetture (3,3% del totale) nella fascia 21-60 g/km. Sono state invece 92.284 le registrazioni di modelli con CO2 compresa tra i 61 e i 135 g/km, il 63,1% del totale. Oltre a queste tre fasce, le cui vetture rientrano negli incentivi, sono state registrate anche 37.678 auto (25,8% del totale) con emissioni comprese tra i 136 e i 190 g/km, mentre i modelli con valori di CO2 superiori ai 190 g/km sono stati 2.670, pari all'1,8% del mercato.

Il commento dell'Unrae. Il presidente dell’Unrae, Michele Crisci, torna per l’ennesima volta a chiedere un intervento al governo. "Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sembra aver trascurato il settore dell’auto, uno dei principali mercati d’Europa per volumi che rappresenta pure una componente importante della transizione ecologica del Paese. È importante, perciò, che vengano presto trovati altri strumenti normativi per rendere strutturali gli ecobonus per le vetture con emissioni fino a 60 g/km CO2. Nel breve periodo, invece, è urgente il rifinanziamento degli incentivi per le vetture della fascia 61-135 g/km di CO2 che finora, sempre nell’ottica della sostenibilità, hanno dato il contributo più rilevante".

COMMENTI

  • Con tutto il rispetto per la redazione, non credo sia corretto il confronto con il 2019, quest'anno benchè a colori non è un anno normale come il 19'. Fare questo confronto a mia opinione è indice di volontà di seminare pessimismo oltre il già pessimismo circolante. In quanto vi reputo redazione seria, spero che da qui in avanti correggerete il tiro, poi se pensate che i valori sul 2020 sono inutili da divulgare altrettanto lo sono questi considerando che metà italiani se va bene hanno percepito redditida fame nel 2020-21.
  • Non pensavo che tra gli appassionati e lettori di 4R, si annidasse un covo di talebani pro stufe puzzone. Combattiamo per un mondo migliore, per favore.
  • Aggiungo al mio precedente intervento contro gli incentivi,che ci sono ancora da finire i lavori dopo i terremoti dell'Aquila e del 2016 Marche e Umbria con gente ancora nei"moduli abitativi".I lavori vanno a rilento perchè non ci sono "risorse":termine elegante per chiamare il denaro e allora giriamo gli incentivi per quelle popolazioni o i soldi ci sono ma non si trovano imprese per fare i lavori?
  • Vista lacrisi economica può cambiare auto solo che ha un reddito sicuro, ovvero dipendenti statali od assimilati, gli altri no. In modo particolare le p.iva, le micro e mini aziende. Hanno già problemi si sopravvivenza quindi ad investire sulle auto non ci pensano minimamente. Poi l'elettrico va avanti solo per gli incentivi e come seconda auto, quindi per chi non ha bisogno di usare per lavoro l'auto
  • Come successo spesso in questi mesi, unici brand col segno più sono i marchi premium.
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  • Sono anni che il mercato auto è tenuto in piedi dagli incentivi. All'estero non fanno meglio, dato che l'Italia è l'unico paese UE che non scarica fiscalmente l'intera auto (che è pur sempre un incentivo all'acquisto). Ebbene, un mercato mosso dai bonus (fotovoltaico...edilizia...) da solo non si regge in piedi. Il passaggio alle EV non è altro che una costrizione a dare il giro a questo prodotto che suscita sempre meno interesse sul cliente. Fatevene una ragione. Le auto dei sogni... GT, coupé e spider, sono osannate nei forum ma rimangono pressoché invendute nei saloni. Poi non condanniamo se qualcuno ha visto avanti e ha venduto baracca e burattini per godersi i dollaroni...
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  • C'è il problema dei semiconduttori quasi introvabili che arresta le linee di produzione. Non è cosa da poco...
  • Oltre l'85% di quanto immatricolato in Italia proviene da fabbriche site in altri paesi, quindi gli incentivi favorirebbero solo in minima parte i nostri stabilimenti. Non vedo motivi quindi per gli incentivi, anche perchè l'Italia è tra i paesi europei con il più alto numero di auto per 1000 abitanti. Penso che un livello "fisiologico" di immatricolazioni si possa collocare, a seconda del ciclo economico, tra 1.300.000 e 1.800.000 vetture/anno dato che il nostro è da molto tempo un mercato di sostituzione ed un'auto moderna può durare benissimo 15-20 anni o 250.000 km. Il discorso inquinamento mi lascia dubbioso perchè sulla bilancia dovremmo mettere anche l'inquinamento legato alla produzione, dalle materie prime all'uscita dalla fabbrica: allo scarico la CO2 dipende essenzialmente dal consumo, indipendentemente dalla classe Euro, per NOX e polveri non credo che le maggiori emissioni di un'Euro 3 o 4 superino quelle legate alla produzione di un nuovo mezzo. In conclusione: no a nuovi incentivi, che sono, guarda caso, richiesti da chi (UNRAE) ne trarrebbe vantaggio
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  • Tempesta perfetta: pandemia+transizione imposta all'elettrico. Se già prima comprare un'auto era un atto sconsiderato visti costi, svalutazione e tassazione da tortura medievale, oggi è quasi un nonsenso, tranne casi di effettiva necessità. Drogare la domanda con gli incentivi può aiutare chi, in questo momento, la macchina potrebbe comprarsela anche senza ma non risolve i problemi sistemici: incertezza del futuro e precarietà, tutto al cospetto di, come detto, costi veramente esorbitanti e tassazione feroce. In pratica comprando un'auto si comprano tasse e spese ulteriori, mentre l'unica cosa tangibile che hai in mano perde tutto il suo valore in un lampo
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  • Soldi per potenziare la sanità pubblica no incentivi di qualsiasi tipo
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