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Ferrari Purosangue
Eresia o rivoluzione?

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Dunque, siamo al redde rationem di tutti i tabù, gli stereotipi, le pregiudiziali. Al confronto della Ferrari con i suoi fantasmi (chi non ce li ha?), incluso quello più illustre, lo stesso Drake, al quale si attribuisce lo storico anatema: “Mai una Ferrari a quattro porte”. Anche se alcuni sostengono che non gli fosse dispiaciuta la concept Pinin, berlina a quattro porte, con il cavallino sul cofano, con cui Sergio Pininfarina decise nel 1980 di celebrare i cinquant’anni della carrozzeria e il genio del padre. O, forse, fu proprio il rispetto per un partner storico, a suggerire a Enzo Ferrari indulgenza verso un progetto che non era esattamente nelle sue corde. Infatti, non se ne fece nulla, e ci sono voluti quarantadue anni per vedere quattro portiere su una Ferrari. E non un prototipo, ma una macchina di serie. Non scherziamo, la Purosangue i tabù non li infrange. Semplicemente, li sbriciola.

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Un mondo che non ti aspetti. Ora gli appassionati potranno discutere dall’alba al tramonto, dividersi tra favorevoli e contrari a questa nuova interpretazione di un mito. Potranno anche scandalizzarsi. Potranno ricordare che tutti i grandi capi del marchio del Cavallino rampante, da Montezemolo a Marchionne, hanno ripetutamente escluso che la Ferrari potesse essere declinata con quattro portiere e in forma di Suv. Fino al 2018, quando la Purosangue è stata ufficialmente annunciata. E ora siamo qui, davanti a quattro porte che non si limitano ad aprirsi, ma si spalancano in un abbraccio avvolgente che ti dice: “Vieni, entra. E scopri un mondo che non ti aspetteresti”. Sì, perché il paradigma della Ferrari cambia anche dentro, con interni così lussuosi e intimi come non sono mai stati. E mai stati neppure così spaziosi. Grazie anche a una struttura dei sedili che permette di mantenerli molto sottili. Ma attenzione, perché la Purosangue, cambia, sì, i riferimenti della marca. Introduce sì una rivoluzione dei parametri a cui eravamo tutti abituati, ma lo fa senza tradire il Dna Ferrari. Interpretando sia il tema della carrozzeria alta, sia quello della moltiplicazione delle porte in modo originale.

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Il ricordo di Leonardo Fioravanti. “Abbiamo fatto una macchina molto moderna, bassa, filante e con un passo molto generoso, che premiasse l’abitabilità”. A parlare non sono i designer del team guidato da Flavio Manzoni, che ha firmato la Purosangue, bensì un’altra storica matita, che con le Ferrari ha, diciamo, una certa esperienza: Leonardo Fioravanti, che a Quattroruote ha raccontato come nacque la concept Pinin, quattro decadi fa. L’esperimento più vicino alla produzione di una Rossa con quattro portiere. “Non era nata come prototipo per la serie”, ricorda ancora l’ingegnere milanese, che allora, nel 1980, era direttore generale della Pininfarina, “ma semplicemente come un omaggio di Sergio al padre Pinin, che l’idea di una Ferrari a quattro porte l’aveva ripetutamente carezzata. Però al Salone di Torino la concept ebbe un’accoglienza tendenzialmente positiva e quindi si fecero alcune riunioni tra noi e la Ferrari in cui si discusse anche di possibili prospettive industriali. La portammo anche in tour negli Stati Uniti, dove sollevò pareri discordanti”. Insomma, allora – come probabilmente oggi – l’idea delle quattro porte era destinata a far discutere.

Ferrari Purosangue: l'abbiamo vista (e toccata) dal vivo

Progetto in anticipo sui tempi. Alla fine, la Pinin è rimasta un sogno isolato. Forse troppo in anticipo sui tempi. “Tutto il progetto era molto moderno, avveniristico, e non soltanto in termini di design”, ricorda ancora Fioravanti. Con linee pulitissime che anticipavano i trend degli anni successivi. E con un un parabrezza avvolgente che si prolungava visivamente nella vetratura delle portiere anteriori. La vettura fu disegnata da Diego Ottina, ma Fioravanti, oltre a validare lo stile, aggiunse un tocco personale, con un tunnel che correva sul padiglione, sopra la testa dei passeggeri, dal parabrezza al lunotto, che fungeva da centro di controllo di una serie di funzioni di bordo. “Le portiere arrivavano a lambire il tetto”, ricorda il designer, “per facilitare l’ingresso in una carrozzeria che avevamo voluto tenere il più bassa possibile”. Oggi, la Purosangue non è così bassa, ma altrettanto “studiata” sul piano funzionale.

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Oggi, la stessa ricerca di significati. Il cofano imponente e lunghissimo, il padiglione sfuggente, la coda corta e avvolgente fanno della Purosangue un oggetto a sé, che si distingue dalle stesse sport utility “al testosterone” della concorrenza, e che la fanno somigliare più a una granturismo rialzata che a una Suv in senso stretto. E le quattro porte? Le quattro porte, dicono gli stessi designer della Casa, sono state studiate in modo da non compromettere le prestazioni dell’auto. Vale a dire senza incidere troppo sul passo, ché ad allungarlo troppo si perde in agilità. Da qui, la forma ad armadio (o a libro, se preferite). Quel tipo di layout, infatti, consente di assicurare un’ottima accessibilità, anche ai posti posteriori, mantenendo l’ingombro delle portiere dietro molto contenuto, e in tal modo evita di allungare il passo, così da non compromettere l’agilità e le prestazioni dinamiche. Insomma, alta (relativamente), spaziosa, da “famiglia”, ma sempre una Ferrari.       

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