In crescita. L'avevamo guidata in anteprima lo scorso aprile, in Estonia, nelle ultime fasi dello sviluppo. E ora, dopo averla riprovata in Sicilia, nella sua forma definitiva, possiamo confermare che la Karoq è tutta un'altra macchina rispetto alla Yeti, che (solo) in parte sostituisce (in attesa della B-Suv da 4,21 metri). A crescere non sono solo le dimensioni: il salto generazionale riguarda ogni aspetto, soprattutto nei contenuti e, va detto, anche nel posizionamento di mercato.
Gemelle diverse. Il primo aspetto da chiarire, infatti, riguarda la gerarchia all'interno del gruppo Volkswagen: se è vero che la Karoq condivide alcune componenti con la Seat Ateca, è altrettanto appurato che la Suv ceca ha ambizioni differenti, meno "sportiveggianti", passateci il termine, e più orientate al confort di marcia e a quell'eleganza smart che ci si aspetta da una Skoda. E queste attitudini hanno il loro bel risvolto concreto sia nell'allestimento e nelle dotazioni sia nella dinamica di marcia.
1.0 TSI Dsg. La versione d'ingresso della gamma Karoq, solo a trazione anteriore e disponibile sia con il cambio manuale a sei marce sia con il doppia frizione automatico a sette rapporti, ha prezzi compresi tra i 23.850 euro dell'allestimento Ambition manuale ai 28.400 della Style Dsg, che poi è il modello che abbiamo avuto l'opportunità di provare. Ora, se l'idea di un "mille" la associate a un'utilitaria, forse è arrivato il momento di rivedere le vostre convinzioni. Intanto e per cominciare, questo piccolo motore a tre cilindri è turbo. Come il vecchio 1.2 della Yeti, direte voi, con la differenza che questo è capace di sfoderare una grinta inaspettata quando si chiamano a raccolta tutti e 115 i cavalli e, soprattutto, i 200 Nm di coppia massima.
Tre cilindri brillanti. La vivacità percepita è assai superiore ai valori nominali di potenza e coppia e senza dubbio è da ascrivere alla più estesa rapportatura della trasmissione, che sfrutta bene le peculiarità dell'unità propulsiva. Tra l'altro, la natura del motore è praticamente inavvertibile, se non si bada alla vibrazione sul volante che si genera esattamente a 1.500 giri, quando il cambio si ostina a tenere inserito il rapporto più alto: sennò, per il resto, il tre cilindri è silenzioso, fluido e regolare lungo tutto l'arco d'utilizzo, ed è più che adeguato per chi dell'auto fa un uso, magari non frequente o solo per tratti brevi, ma a 360 gradi. Anche le puntate in autostrada non sono un problema: i 130/140 vengono tenuti in souplesse e, anzi, occorre attenzione per non trovarsi a viaggiare ad andature superiori, perché è solo il lieve sussurro dell'aria nella zona degli specchi retrovisori esterni a dare a modo loro un feedback sulla velocità.
Si viaggia bene. Il capitolo confort, inteso in tutte le sue sfaccettature, è l'aspetto più convincente della Karoq: dell'insonorizzazione abbiamo detto e buone notizie arrivano anche sul fronte dell'assorbimento delle sospensioni, che riescono ad assecondare le irregolarità dell'asfalto ed, eventualmente, degli sterrati, contenendo efficacemente le oscillazioni del corpo vettura. La Karoq è comoda anche per via dello spazio a bordo, una delle carte che si gioca meglio rispetto alla concorrenza: il bagagliaio pare enorme e nell'abitacolo ci sono parecchi centimetri a disposizione anche di chi siede dietro.
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