Primo contatto

Lamborghini Countach
Monumento alla storia - VIDEO

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Il mio primo contatto con la Countach, quella nata dall’estro di Marcello Gandini, risale a una trentina d’anni fa, grossomodo la mia sesta estate sulla terra. Ricordo ancora come fosse oggi quella sagoma bianca, arzigogolata, con le porte che s’aprivano all’insù e un rumore inconfondibile. Squadrai ogni centimetro della carrozzeria, i cerchi, l’alettone, gli scarichi, gli stemmi. Una supercar esotica, fatta e finita. Proprio come la Countach che ho davanti agli occhi, la LPI 800-4. Un (sentito) omaggio a uno dei modelli che ha fatto la storia della Lamborghini. E che, adesso, ho il privilegio di guidare.

Lamborghini Countach (2022)

Sempre lei. L’esemplare è il numero 0 di 112. Quello utilizzato, per intenderci, nella delicata fase di sviluppo. Ha percorso circa 40 mila chilometri, ma sembra non sentirli. La porta (a forbice) si apre sempre verso l’alto, e non potrebbe essere altrimenti. L’abitacolo è raccolto, ma non claustrofobico come quello della progenitrice: il montante è a un’altezza umana, non costringe i più alti a piegare innaturalmente il collo per evitare di toccare il padiglione. Mi piace il fatto che il volante sia completamente privo di tasti, rotelle e levette: così, ci si può concentrare sulla guida. I dettagli di fibra di carbonio contrastano piacevolmente con la pelle rossa che riveste sedili, pannelli porta e parte della plancia.

Un motore da applausi. Premo il pulsante sul tunnel: il V12 di 6.5 litri dà il buongiorno con una voce roca, sgranchendosi per bene i pistoni. I primi 45 minuti di strada suonano un po’ come purgatorio in attesa del paradiso: dalla sede della Lamborghini, a Sant’Agata Bolognese, punto il muso verso le meravigliose curve dell’Appennino, un tempo teatro di epiche sfide con i collaudatori di Ferrari e Maserati. Prime sensazioni: il 12 cilindri aspirato da 780 cavalli è semplicemente maestoso. Entra (ovviamente) nel mood migliore quando si esplorano le alte vette del contagiri e si produce in allungo fuori dall’ordinario, irresistibile, che vorresti durasse per l’eternità. Pure per quanto riguarda l’esperienza acustica: una colonna sonora ricca e articolata, che ti entra diretta nelle terminazioni nervose. E ti stupisce – ogni volta – con vere e proprie mitragliate in scalata.

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Elettrificazione. Le prestazioni del V12 s’amalgamano bene con il Supercap, il supercondensatore. Lo stesso di cui vi ha parlato Lorenzo nel primo contatto della Sián, che, fra l’altro, costituisce l’ossatura tecnica della Countach LPI 800-4. Si tratta di un immagazzinatore di energia, capace di offrire cicli di scarica e ricarica velocissimi, impensabili con una comune batteria al litio. In più, è anche leggerissimo: pesa 34 chili e fornisce 34 cavalli supplementari, portando il totale a quota 814. Sarò sincero: difficile accorgersi di lui in piena accelerazione, tanto è imperioso il V12 e consistente la trazione (integrale). Piuttosto, il Supercap torna utile per coprire quel vuoto tipico del cambio robotizzato mono frizione, quando si procede a passo di parata. Parlare di confort mi sembra eccessivo, ma l’effetto ondeggiamento, per capirci, è diminuito molto rispetto a ciò che succedeva sull’Aventador.

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Le curve del cuore. Finestrino aperto di due dita: ascolti il V12 e ti riconcili col mondo. Ma non dovete commettere l’errore di pensare che la Countach sia soltanto motore. Anche quando le curve si fanno serrate e senza respiro, come quelle dell’Appennino. Nonostante non sia esattamente una macchina piccola (è lunga 4,87 metri e larga 2,27, con gli specchi), la LPI 800-4 non si scompone nello stretto. Anzi, è sempre meravigliosamente connessa con la strada; con un peso a secco di 1.595 chili, le quattro ruote sterzanti e le sospensioni di tipo push-rod, dotate di ammortizzatori magnetoreologici, la nuova Countach sa anche essere agile. Trasmette ogni imperfezione dell’asfalto, ogni spigolatura: questo è il suo bello. E dà – che meraviglia - l’idea di guidare per davvero, di dominare il mezzo meccanico, senza troppi filtri. Non, come sempre più spesso accade, di essere guidati. Non c’è virtualità: è tutto tremendamente analogico. 

Few-off. È ruvida, la Countach, ma è intrisa di quella ruvidezza che fa venir voglia di godersela per ore. E infatti, dopo innumerevoli tornanti, frenate, cambiate e latrati di scarico, quelli della Lamborghini mi fanno gentilmente intuire che, se non la smetto, mi abbatteranno a fucilate. Il giro di giostra è finito, la belva deve tornare nel recinto, a Sant’Agata. Una macchina per pochi, la Lamborghini Countach LPI 800-4, lo è anche nel prezzo: oltre due milioni di euro. Quasi inutile dirvi, a questo punto, che i 112 esemplari disponibili sono già stati tutti venduti.

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