Avrà anche quasi sei primavere sulle spalle, ma la Mazda CX-30 continua ad avere un certo appeal. Oggi, per la serie "Riviste da vicino", la riscopriamo in quattro capitoli (più uno, i costi di gestione): un motore fuori dal coro, una plancia che non dimentica la tradizione, il confort di bordo e l'handling. Pronti? Si parte.
Riviste da vicino: Mazda CX-30
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1. Un motore che non ti aspetti. Un 2.5 litri a benzina? Sì, avete letto bene. In un’epoca dominata dai tre cilindri turbo, Mazda osa con un 2.5 aspirato da 140 CV. La coppia è generosa (238 Nm, 200 disponibili già a 1.500 giri), le riprese più rapide del 2.0 che sostituisce. A completare il pacchetto ci sono il contralbero di equilibratura che elimina le vibrazioni, la disattivazione dei cilindri quando non serve tutta la spinta e un tocco hi-tech con il mild hybrid a 24 volt.
2. L'analogico che resiste. Touch e comandi a sfioramento ovunque? Non sulla CX-30, che rema controcorrente. Qui troviamo ancora una strumentazione mista analogico-digitale, chiara e leggibile. C’è l’head-up display (eventualmente disattivabile) e un display centrale da 10 pollici comandato dalla classica rotellona: meno distrazioni, più guida vecchia scuola. La tecnologia, però, è moderna con i protocolli Apple Car Play e Android Auto.
3. Il confort di bordo. Secondo i rilevamenti del nostro Centro Prove, a 130 km/h in autostrada il rumore che filtra in abitacolo è pari a 67,7 decibel, un valore piuttosto positivo per il segmento di appartenenza. Tradotto: puoi chiacchierare con i passeggeri senza dover alzare la voce. L’insonorizzazione dell’abitacolo è tra i punti di forza della CX-30.
4. L'impianto frenante. Nella nostra prova di fading (dieci frenate consecutive da 100 a 0 km/h con l’auto zavorrata con 250 kg), la CX-30 ha dimostrato di aver fatto bene i compiti: lo spazio d’arresto della nona frenata è stato identico alla prima. Un impianto che non cede, nemmeno sotto pressione.
5. Costi di gestione. Abbiamo preso in esame il bollo, che non si paga sulla cilindrata, ma sulla potenza: per i residenti in Lombardia è di circa 270 euro, mentre la manutenzione ordinaria si attesta attorno ai 300 euro annui.
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