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GP d'Italia
Un weekend di straordinarie follie

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Un weekend di straordinarie follie
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È una strana Monza, quella di quest’anno. Una Monza con il pubblico, ma senza tanto pubblico. Se nel 2020 gli spettatori non erano neppure stati ammessi, per questa edizione del centenario (del Gran Premio d’Italia, non dell’autodromo) una parziale apertura c’è stata. Ma, almeno il venerdì che pure con il nuovo format sperimentale prevede le qualifiche, di gente sulle tribune se n’è comunque vista poca. Andiamo però con ordine.

Lunga procedura. Accedere all’autodromo è complicato, per i giornalisti accreditati (pochissimi, in verità, mai vista una sala stampa così poco affollata: agli italiani è stata concessa solo una manciata di pass). Una volta ricevuta conferma dell’accettazione della richiesta, il candidato deve seguire una lunga procedura: riempire moduli con cui s’impegna a seguire scrupolosamente le procedure relative al Covid e spedirli alla Fia, autorizzare il trattamento di dati personali, anche sanitari, e sottoporsi a un tampone (il Green Pass, richiesto al pubblico, non è sufficiente). Ma non basta un ambulatorio qualunque: la Formula 1 ha delegato i test a una società specializzata, unica autorizzata a eseguirli. Bisogna scaricare un’app dedicata, che produce un QR code da presentare all’ingresso di Vedano dell’autodromo, dove è stata allestita in un prefabbricato una saletta per i tamponi nasofaringei (il prelievo del campione è duplice): l’esito arriva sull’app dopo qualche ora e deve essere ovviamente negativo, perché si possa ritirare il pass. Cosa che avviene il giorno successivo (e siamo al giovedì precedente la corsa) al centro accrediti, da diversi anni spostato nella vicina Lissone (prima era in una concessionaria a ridosso dell’ingresso d Parco). Nello sbrigare tutta la laboriosa procedura l’assistenza dell’ufficio stampa dell’autodromo è di grande aiuto.

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Venerdì. È il giorno delle qualifiche, secondo il nuovo format sperimentale, programmato per la seconda volta in questa stagione: serviranno a stabilire la griglia di partenza della mini-gara del sabato. L’atmosfera non è però ancora quella tipica di un grande evento. La mattina, intorno all’autodromo, non c’è elettricità nell’aria: per le strade che corrono lungo il muro del parco non si vedono bandiere, bancarelle, camioncini per la vendita di salamelle e panini, neppure i soliti gruppi di tifosi già su di giri. Non ci sono manifesti, striscioni e persino le indicazioni per gli addetti ai lavori e gli ospiti spuntano timidamente, con colori diversi a seconda dei parcheggi di competenza. Quello per media e F.1 team è sullo sterrato tra gli alberi all’interno della Parabolica, ora doverosamente consacrata a Michele Alboreto. Per fortuna non piove, altrimenti uscire dal pantano sarebbe un incubo. Quando, finalmente, alle 14.30 le Formula 1 scendono in pista per la prima sessione di prove libere, le tribune sul rettilineo centrale sono semivuote: un solo striscione inneggia a Charles Leclerc, tra un gruppo sparuto dei tifosi. Ma anche in giro, nell’area dei negozi di libri e di modellini, non c’è la solita folla. Forse, le troppe stagioni non esaltanti della Ferrari stanno lasciando il segno anche sui sostenitori più fedeli. Piano, però, con le conclusioni: è solo venerdì, giorno lavorativo, vedremo nel weekend, anche se il ricordo televisivo delle folle oceaniche e dei fumogeni arancioni di Zandvoort di una settimana fa è ancora vivo. In ogni caso, per accedere alla sala stampa è suggerito un secondo tampone: questa volta, la saletta dei prelievi è all’interno dell’autodromo, nell’area dove sorgono i vecchi box. Quanti ricordi, da quelle parti, dov’era facile incontrare i piloti che ciondolavano in giro per ammazzare il tempo tra una sessione e l’altra di prove… Ora, invece, anche per chi è presente in circuito, le conferenze stampa si tengono online, con le domande poste via Zoom e i team più disponibili, come Mercedes, mandano i file audio via mail anche a chi non ha potuto seguirle. La prudenza suggerisce di mantenere le distanze e la disavventura di Raikkonen, costretto a saltare due gare perché positivo, è un monito eloquente. Quando, verso le 19, si concludono le qualifiche, ad applaudire Bottas (King of the speed del weekend, per questo risultato) sono rimasti in pochi, anche sugli spalti. E uscire dall’autodromo non è mai stato così facile (poi, certo, le tangenziali di Milano sono un altro discorso, ma il venerdì sera è la norma…).

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Sabato, sabato. Gran Premio d’Italia 2021, atto secondo. Se ieri è stato semplice uscire dal circuito, tornarci è altrettanto agevole. Anzi, a memoria dei colleghi della sala stampa, mai stato così agevole. Certo, in giro, tra Monza e Vedano, c’è più animazione, le magliette rosso Ferrari si notano molto di più ed è percepibile una maggiore presenza delle forze dell’ordine, senza che però raggiunga l’organizzazione quasi militare degli anni scorsi: di sicuro si è tenuto conto della minore affluenza prevista. Alle 11 Jean Todt incontra un ristretto gruppo di giornalisti italiani in una sala panoramica del blocco degli uffici: la prima domanda è il presidente della Fia a rivolgerla alla stampa, rovesciando la prassi, e riguarda proprio la scarsa affluenza del pubblico (“Sono un po’ deluso da ieri”, esordisce). Le risposte spaziano dal prezzo alto dei biglietti alla scarsa promozione dell’evento, dall’impossibilità di accedere al “prato”, vera terra di elezione dei tifosi disponibile di solito a tariffe ragionevoli, al lungo digiuno di una Ferrari vincente. C’è di buono che la riduzione del tempo destinato alle prove libere fa sì che le macchine stiano in pista molto più che in passato per sfruttare ogni minuto disponibile e questo dà agli spettatori la possibilità di vedere molti più passaggi (bandiere rosse permettendo, e a questo ci pensa Carlos Sainz che sbatte con una certa violenza). Poi, certo, ci sono le gare di contorno che meriterebbero anche più attenzione, se non altro per come se la suonano i ragazzi della Formula 2: chissà se ne vedremo qualcuno approdare presto o tardi ai Gran Premi (al momento, l’unico che sembra avere delle possibilità concrete è il cinese Zhou, che potrebbe prendere il posto di Giovinazzi all’Alfa Romeo e sarebbe un vero peccato per il pilota italiano).

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Ancora sabato, ma pomeriggio. Le prime notizie confortanti riguardano la Ferrari. Sainz, dopo il botto del mattino, sta bene e la sua macchina l’hanno sistemata: Leclerc, che alla fine delle FP2 non si sentiva tanto in forma, pure. E ci mancava solo che uno dei due non riuscisse a partire… Le tribune centrali sono ancore semivuote, nonostante oggi si disputi un mini-Gran Premio, con tanto di partenza da fermo e assegnazione di (pochi) punti: le cose vanno meglio sulle tribunette delle curve, come mostrano le immagini televisive. Poi, sia chiaro, le impressioni parziali non valgono, parleranno i numeri. La Sprint Race è deludente, una sorta di processione in fila indiana: l’unica emozione la dà Gasly, che rompe l’ala anteriore e va a sbattere senza poter controllare la macchina. La colpa dello scarso spettacolo non è del format, che pure continua a suscitare perplessità, ma della pista, sulla quale, per le Formula 1, i sorpassi sono estremamente difficili. Poi, pochi vogliono rischiare un incidente che comprometterebbe la posizione in griglia nella gara “vera”. Insomma, i 18 giri passano senza emozioni, ma con il loro risultato possono condizionare l’esito del Gran Premio: Hamilton, che ha sbagliato la partenza, retrocede dalla prima fila ottenuta nelle qualifiche alla seconda, Bottas che ha vinto la mini-gara partirà in fondo allo schieramento per la sostituzione della power unit, Verstappen passerà dalla seconda fila alla pole position. In sala stampa ci si chiede quanto tutto questo sia giusto e come fare a spiegarlo ai lettori, che certo non amano simili complicazioni…

Domenica è sempre domenica. Alla fine, il grande giorno arriva. E insieme arriva anche la gente. L’aria è cambiata, lo si capisce già avvicinandosi a Monza. Chi ha il pass per i parcheggi interni riesce a percorrere strade precluse ai più e ad arrivare più facilmente all’ingresso di Vedano, per gli altri le code si allungano. All’accesso al parco, nel quale atleti imperturbabili continuano ad allenarsi indifferenti a quanto accade intorno a loro, una folla di ragazzini attende le auto in arrivo: l’assalto a un’Alfa Romeo Stelvio fa pensare che, al suo interno, ci sia qualcuno di molto atteso… Chi, invece, guida un’auto elettrica deve prestare ancora più attenzione alle persone che camminano distrattamente sulle strade interne al parco e che non la sentono arrivare. Quando scatta la gara di Formula 2, sulle tribune centrali c’è ancora poca gente ed è un peccato, perché lo spettacolo non manca: viene da pensare che, allora, il problema non sia la pista, ma l’aerodinamica delle Formula 1 che penalizza troppo chi segue un’altra macchina (e la speranza è che le nuove vetture 2022 soffrano meno di questo aspetto, ma è un’ipotesi tutta da verificare). Oggi, però, è il giorno dei vip: nel paddock ce ne sono molti meno di un tempo, ma è normale nell’era del Covid. A colpire più di tutti è la nutrita pattuglia dei vincitori delle medaglie olimpiche, che si godono la meritata passerella: davanti alla Ferrari, invece, il tributo va alla coppa che la Nazionale si è portata a casa dagli Europei. Attimi indimenticabili, come quelli che precedono la gara: la coreografia è quella di sempre, creata per alimentare l’attesa. Questa volta, in più, c’è il camion del Coni che sfila con i vincitori italiani delle medaglie olimpiche, applauditissimi. Poi, le Frecce Tricolori, l’Inno di Mameli e… si parte.

Epilogo. Già finito? Monza è un lampo, la gara è brevissima perché, a parità di distanza (300 km), la media altissima riduce il tempo impiegato. Niente invasione di pista, quest’anno, niente folla oceanica sotto il podio, ma va bene così. Un altro Gran Premio d’Italia va in archivio: il prossimo, sarà quello del 100 anni dell’autodromo di Monza, realizzato in pochi mesi nel 1922. Riuscirà la Ferrari a festeggiarli degnamente?

COMMENTI

  • Deleidi (che, rispetto al "comune mortale", è già un privilegiato possedendo il "magico" tesserino da giornalista che tutte le porte apre) descrive bene le difficoltà del momento e che inevitabilmente si ripercuotono sull'affluenza all'evento, al contrario di altri GP recenti che abbiamo visto con le tribune straripanti. Ben compreso a ciò anche il caro biglietti di un'organizzazione che sembra ignorare i problemi del nostro disastrato paese, un pò come certi calciatori che a fronte di società sportive sull'orlo del baratro finanziario, continuano a chiedere raddoppi o triplicamenti del proprio ingaggio come se nulla fosse. Aggiungiamoci pure che Monza è ormai un impianto fatiscente da tutti i punti di vista e come tale non offre nessun comfort allo spettatore a fronte delle cifre sborsate per accedervi (un esempio clamoroso in mondo TV, le griglie delle caditoie all'uscita dai garages "smurate", che i vari team hanno dovuto riparare con fascette e nastro adesivo per evitare possibili danneggiamenti ai delicati pneumatici delle monoposto).